Area riservata

Ricerca  
 
Cookies Policy  
 
Diritti d'autore  
 
Biografia  
 
News  
 
Canti celtici  
 
Il cerchio infinito  
 
Bell'Italia  
 
Poesie  
 
Racconti  
 
Scritti di altri autori  
 
Editoriali  
 
Recensioni  
 
Letteratura  
 
Libri e interviste  
 
Freschi di stampa  
 
Intervista all'autore  
 
Il mondo dell'editoria  
 
Le Agenzie Letterarie  
 
Fotografie  
 
 
 

  Editoriali  »  Quando il popolo dorme, di Lorenzo Russo 20/06/2020
 
Quando il popolo dorme

di Lorenzo Russo





Dove stai andando? Vado in cerca di lavoro. E perchè lo devi cercare? Non esiste un centro occupazionale?

Esisteva, ma è poi fallito. Come mai? Perchè i ricercanti lavoro erano diventati troppo pretestuosi.

Ma non c'era uno psicologo a curarli del vizio di voler vivere senza rendimento?

Non piu, era stato proibito dalla classe buonista, che credeva nell'onestà dei lavoratori.

Un tempo i lavoratori facevano pena, soprattutto a quelli che credevano che l'uomo sia, di per sè, buono e che sia il mondo crudele e sfruttatore del lavoro a renderlo apatico, disinteressato, cattivo.

Ma questo è vero solo quando non si abbia dato spazio al merito, cioè alla volontà di creare un qualcosa di utile per sè e la società della quale si è membri.

E qui aggiungo, che una società funzionante ha bisogno di individui che siano disposti ad esercitare una qualsiasi mansione nei momenti di necessità.

Da qui il rispetto e la gratitudine reciproca deve stare al primo posto nella scala delle virtù e meriti, indipendentemente dalla professione esercitata.

Una tale società crea progresso e quindi lavoro, così che tutti ne approfittano.

I genitori di un tempo tenevano i giovani sotto controllo, di modo che la tradizione famigliare sopravvivesse.

Le professioni venivano tramandate di padre in figlio, fatto che rafforzava di molto l'unione famigliare, e non solo, anche i legami nel paese erano più stretti.

Lo si notava nelle celebrazioni di matrimonio, di nascita dei figli, addirittura di decesso dove si assisteva a una grande partecipazione di conoscenti, famigliari o semplici compaesani.

Il tutto è sparito, a tal punto che ognuno cerca calore e sostegno in sponde lontane e non si accorge che è lui stesso vittima di un andamento sociale che è contro l'uomo stesso e voluto da una casta di maniaci e freddi approfittatori.

Eccoli qua, dopo ogni crisi, a invocare il popolo a seguirli con promesse abbaglianti e ingannevoli.

Il mefisto di turno si trova ovunque tra di loro e chi lo segue perde la sua coscienza, per un po' di successo e benessere.

Arrivato all'ultimo istante della sua vita, piangerà la perdita dell'essenziale, la fedeltà e la sincerità e invocherà il perdono.

Ma gli sarà concesso, o sarà troppo tardi per non poter dimostrare di essere cambiato?

Ed è così che la famiglia, oggi, è considerata un ostacolo al proprio realizzarsi, con il risultato che la società si sta sgretolando e nessuno ne prende atto seriamente.

La colpa è anche dei genitori che, ingenuamente, credevano di garantire loro una vita migliore dopo le infelici esperienze vissute nel passato.

Ma oggi siamo arrivati al punto di quasi non ritorno, e con esso temo il ripetersi del passato funesto che si credeva superato per sempre.

I due poli, entro i quali si definisce e riscontra la vita dell 'uomo, dovrebbero essere controllati continuamente, affinchè non si debba sottostare al loro influsso malefico, sia nel bene come nel male.

Nel centro c'è il meglio che l'uomo possa creare, ma purtroppo pochi lo capiscono, e così oggi si dà troppo ragione alle pretese dei giovani che, spinti dai loro forti stimoli giovanili, non capiscono che nella vita è un continuo salire e scendere sulla scia delle vicissitudini umane.

E quando penso che essi vengono addirittura manovrati dalla casta dei potenti per incrementare la loro posizione di dominio, mi chiedo di chi possa fidarsi veramente il cittadino comune.

La situazione che ne esce è quella di una società menefreghista, perchè delusa, ma che proprio per questo sostiene inconsciamente gli intenti della casta, tesi a distruggere ogni azione di unità e coesione nel popolo.

Il popolo viene quindi manovrato anche oggi, e lo viene con la promozione di attività popolari, come lo sport, le trasmissioni televisive di divertimento, di per sè utili ma non idonee quando i protagonisti vengono strapagati oltre il loro valore prestato, sia dal punto di vista reale come intellettuale ed educativo.

Arriverà il giorno del risveglio? Non credo e, se accadrà, sarà un risveglio amaro e di condanna.

Un popolo va educato e istruito a scoprire i suoi valori e non stordito con uno stile di vita che lo mantengono ignorante, presuntuoso, incapace di distinguere e reagire per il bene sociale, che è infine anche per se stesso.

La grandezza di un popolo va misurata per unità e serietà di principi e del grado raggiunto dei loro programmi.

Sono questi i requisiti che lo rendono virtuoso e forte, da poter prevalere sugli altri popoli.

Con il tempo e il cambio generazionale, queste virtü si affievoliscono, fatto che rende il popolo e quindi anche lo stato corrotto, superficiale, debole e incapace di difendersi, così che diventa preda di ogni nuovo arrivato spinto dalla volontà di vincere.

Tutto questo lo si nota chiaramente in questa Europa che si mostra incapace di tutelare la propria complessa ma viva identità, nella convinzione che sia abbastanza forte, economicamente come culturalmente, da poter vincere il confronto con i nuovi arrivati.

Saranno loro a vincere e a dettare il loro modo di vivere.

Ma questo è il solito corso della vita, che consiste nel salire sulla cima del successo, per poi cadere nell'insignificanza quando non si fosse capito che l'energia creante il successo va curata e protetta nel susseguirsi delle generazioni.

E qui chiudo con l'affermare che la corsa al benessere ha già in sè il seme della discordia e conseguentemente della caduta, per cui ritengo che sia ingiusto e semplicmente falso incolpare l'uomo dell'esistenza del male.

Chissà, se un giorno scoprirà la formula della vita sana in terra, o meglio se gli sarà concesso di scoprirla.

Sarebbe per lui come rinascere con nuovi geni e quindi destino.

Ma ora smettiamo di sognare e cerchiamo piuttosto di rendere questa vita il più vivibile possibile.

In ogno campo delle scoperte scientifiche siamo così bravi da poterci riuscire, se solo volessimo anche motivare la volontà d'impegno.

Per vincere bisogna mettersi in moto e non aspettare che il tutto ci venga regalato.

Regali, senza merito, sono il primo passo verso la caduta.


 
©2006 ArteInsieme, « 010410802 »