Area riservata

Ricerca  
 
Cookies Policy  
 
Diritti d'autore  
 
Biografia  
 
News  
 
Canti celtici  
 
Il cerchio infinito  
 
Bell'Italia  
 
Poesie  
 
Racconti  
 
Scritti di altri autori  
 
Editoriali  
 
Recensioni  
 
Letteratura  
 
Libri e interviste  
 
Freschi di stampa  
 
Intervista all'autore  
 
Il mondo dell'editoria  
 
Le Agenzie Letterarie  
 
Fotografie  
 
 
 

  Editoriali  »  Fratelli d’Italia, l’Italia s’θ desta…, di Lorenzo Russo 01/07/2020
 
Fratelli d'Italia, l'Italia s'è desta…

di Lorenzo Russo





Quanta passione è contenuta in questo inno, da essere riuscito a risvegliare l'animo degli italiani.

Fu come un rinascere a nuova vita, un ritrovare le proprie radici fondanti sulla lingua, sul territorio e modo di vivere.

Quanti secoli trascorsero sensa coscienza di essere un popolo e come tale di potersi liberare del dominio straniero, quando lo avesse capito ed avuto il coraggio.

Siamo nell'Europa dell'ottocento, dove i sistemi monarchici vigevano ancora, seppure con una parvenza democratica, conquistata dai popoli con lotte e spargimento di sangue.

Allora le guerre sorgevano quasi periodicamente per pura necessità di profitto e sicurezza della casta nobiliare e benestante.

Fu così che le popolazioni venivano tenute unite e tranquillizzate con promesse di vita migliore, ma la realtà era sempre un'altra, così che le rivolte si susseguivano e diventavano sempre più violente.

Alle armi, o popolo, il re vi chiama di nuovo all'adempimento dei vostri doveri di sudditi, quale il respingimento armato del nemico oltre i confini della patria.

Patria“era la parola magica, con la quale il sistema politico delle caste riuscì a tenersi per secoli.

Come poteva essere diversamente, quando il popolo non era abbastanza istruito per reggersi da sè.

Ma già si intravedeva il risveglio popolare, quello di non voler essere più vittima per il benessere altrui.

Sorse così il risorgimento nazionale, anche lui invocato dai richiami magici della parola “PATRIA“ uguale, questa volta, a potere e libertà per il popolo, in un periodo influenzato ancora dal romanticismo, sinonimo di ideali, sentimenti e passioni riscontrabili in ogni campo delle sue attività.

Ed è qui che sorse l'inno di Mameli, nel quale si ritrovò ogni italiano, da essere pronto al sacrificio per l'indipendenza del paese.

Ritengo che oggi debba essere riscritto, in quanto il mondo è cambiato troppo, ma attenti a non perdersi nel buonismo universale che non altro porterà che la scomparsa dell'identità nazionale per un qualcosa di troppo grande per l'uomo.

Quanti anni di gloria nazionale conta fino ad oggi il paese delle meraviglie?

Lo affermo, perchè mi sembra che, da almeno qualche decennio, il sentimento dell'Unità abbia perso il suo valore originario, quello fondante sulla responsabilità civile di ogni cittadino per il paese.

Di fatto, non riscontro la presenza di una politica sia interna che estera che riflettqa l'esistenza di un paese forte, perchè unito ed efficiente.

I vecchi attriti politici tra i partiti, opposti per ideologia e sfociante poi in opportunismi alla giornata, fanno del paese un costrutto politico senza fondamento.

E senza fondamento unitario, il paese si sfascia, fino a venire deriso e considerato inaffidabile dagli altri paesi.

E così fu, fino al momento nel quale alcuni ebbero a cuore il compito di divulgare appassionatamente il progetto dell'unità del paese, affinchè diventasse nazione e come tale potesse stabilirsi nella politica internazionale.

Un'Italia nazione mi rende, però, scettico, e lo affermo con riferimento agli non proprio favorevoli influssi ereditati dalla lunghissima occupazione straniera e dalla politica dello stato della chiesa, sempre decisa a tenere il popolo a lui asservito, da non poter credere a una sua lunga durata.

Non siamo nazione, quindi, ma alla Domenica festeggiamo pure il patriottismo quando la squadra favorita vince la partita di calcio, altrimenti pianti e imprecazioni quando la perde.

Oggi parlare di Unità Nazionale è diventato addirittura atto discriminante verso i nuovi arrivati e già si tende a volerne proibire il suo uso.

Come è cambiato il mondo, per poi rimanere sempre com'era prima!

L'Italia ne è l'esempio più chiaro, in quanto, pur non essendo ancora un paese di per sè unito, si impegna fortemente in ciò che è ancora molto più difficile da realizzare: un mondo unito.

Lo affermo, perchè purtroppo in questo paese ci sono troppi sognatori che si illudono di poter realizzare questa ideologia di origine cristiana.

Pertanto è, che siamo ancora un popolo cristiano e come tale educati a tenere in grande considerazione le direttive della madre Chiesa.

Da qui, mi viene da affermare, che sognare fa sì bene, ma che prima o poi bisogna risvegliarsi e comprendere che i sogni non sono duraturi, per cui bisogna reagire prima che causino gravi danni.

Ideologia fanciullesca, ebbene, inculcata nell'italiano nel corso dei secoli di politica vaticana, più tesa al controllo sul popolo che alla sua emancipazione.

Il prevalere sugli altri è la forza della vita, ad essa si oppone quella dell'amore, ma sono guai quando non si riesca a tenerle in equilibrio, affinchè cielo e terra siano in armonia tra di loro, affinchè il male quale frutto dell'insipienza e immaturità non crei troppi danni, e il bene quale meta evolutiva non generi allucinazioni e gravi disturbi comportamentali.

Ma proprio perchè l'italiano è buono di cuore, attira ovunque simpatie, per lo meno fino al punto dove i suoi difetti, ereditati dalla sua travagliata storia, lo fanno apparire come è ancora oggi: menefreghista, individualista, egocentrico, irresponsabile per indole e incapacità d'intendimento.

C'è chi versa ancora lacrime all’esecuzione dell'inno di Mameli, meno per il suo testo, oggi a tratti fuorviante e per alcuni anche razzista, ma sempre riflettente l'era irredentista e per questo gloriosa, come glorioso potrebbe essere il progetto di unificazione dei popoli del mondo intero.

Lasciamo al tempo dovuto il giudizio storico del presente e al futuro il risultato raggiunto da questa ideologia liberatoria dei popoli contro il potere delle caste, perchè sono loro che governano da sempre il mondo per i loro interessi.

Ma il risveglio dei popoli deve sorgere già oggi, e non domani, quando le norme di condotta saranno già definite e il loro senso sociale accantonato.

Possiamo paragonare il progetto unitario nazionale con quello mondiale?

A primo acchito direi di no, ma poi, riflettendo ancora e augurandomi che riesca nel suo intento, direi che mi piacerebbe proprio.

Sono rimasto anch'io infantile, nel credere nei miracoli o è proprio così che senza di loro non c'è progresso per l'uomo?

E cos'è con i sacrifici economici e personali che un tale progetto causerà per vederlo pur minimamente realizzato?

È un pensiero serio che mi rende sfiduciato, in quanto è certo che le vittime ed i sacrifici saranno di molto superiori di quelli delle due grandi guerre messe insieme.

Allora sarebbe meglio optare per una sua realizzazione a lunghissimo termine, incominciando con una nuova proiezione dell'economia mondiale, una che tenga conto delle esigenze di tutti i ceti delle popolazioni.

Fondamento di una unione è la lingua, l'educazione, la formazione sociale e lavorativa e infine un inno comune che alimenti i cuori di tutti gli uomini.

Non vedo nessun progetto serio e pratico in questo senso, all'infuori dei buonisti che vanno a prendere i cosiddetti bisognosi, per poi lasciarli al loro destino in un paese già carente di lavoro e sostegno economico per i suoi abitanti.

È un fatto che mi ricorda la caduta dell'impero romano che, tra le altre cause, crollò di seguito all'invasione dei popoli confinanti, tutti alla ricerca di migliore vita.

Senza riforma del sistema economico non si crea progresso, senza maturità dei popoli la sua unione.


 
©2006 ArteInsieme, « 010475381 »