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  Editoriali  »  Lavori senza fine, di Renzo Montagnoli 16/09/2020
 
Lavori senza fine

di Renzo Montagnoli



C’è un articolo di fondo di Carlo Cavicchi sul numero di settembre di Quattroruote che, secondo me, merita un approfondimento. Il giornalista prende spunto dai facili entusiasmi per l’avvenuta ricostruzione in due anni del ponte autostradale di Genova, per ricordare che non c’é stato nulla di trascendentale in questo lavoro, perché nel passato, in epoca romana, nello stesso lasso di tempo furono costruiti i 262 chilometri della strada tra Rimini e Piacenza, in cui fra l’altro i corsi d’acqua da superare con dei ponti non erano per niente pochi. Altri tempi, si dirà, ma allora che cosa si può obiettare per i dati del Ponte di Oresund sul mare del Nord, che unisce la Danimarca alla Svezia, lungo ben 16 Km. con campate di 400 metri, realizzato in soli quattro anni? Da noi tutte le opere pubbliche, anche una semplicissima rotatoria, procedono a rilento, vedendo impegnati pochi operai, con soste spesso prolungate senza giustificazioni. Già l’iter per decidere una infrastruttura e per assegnarne i lavori di realizzazione è lunghissima, passando attraverso una miriade di autorizzazioni, frutto di una burocrazia che comunque non riesce a tutelare l’interesse pubblico. La fase dell’appalto, poi, e dell’assegnazione dei lavori è spesso contraddistinta da ricorsi, da partecipanti non in regola o che non portano la documentazione richiesta, per non parlare delle pressochè inevitabili cause promosse dagli esclusi. Può sembre logico che in un’epoca moderna per fare una semplice rotatoria, dagli inizi lavori alla loro fine, passi anche un anno? E’ evidente che l’Italia ha anche in questo campo un’arretratezza incredibile, senza dimenticare che spesso e volentieri l’opera realizzata presenta a breve termine delle carenze anche strutturali. E poi i nostri ponti, le nostre gallerie, le nostre strade, che in un tempo non molto lontano erano il fiore all’occhiello del nostro paese, ora, anche per la cattiva manutenzione, sono quasi sempre dissestati. Penso che tutti comprendano che il paese Italia, per essere al passo con i tempi, necessiti di profonde riforme in tutti i campi, ovviamente compreso questo. A un governo di capaci e onesti credo che, per cambiare l’Italia, occorrerebbero almeno una trentina d’anni, che forse sembrano tanti, ma l’incuria, l’inefficienza, la corruzione portano a questo stato di cose. Nel caso della burocrazia non la si deve smantellare, la si deve solo ridimensionare, affinché il cittadino e l’imprenditore che si affaccino ai suoi sportelli la vedano come un servizio alle loro richieste, e non un mostro rigido che aspira solo a imporre il suo potere.

Per quanto ovvio, questo snellimento comporta un bello sfalcio delle migliaia di leggi inutili, facendo prevalere quelle che effettivamente sono indispensabili.

Le norme devono essere soprattutto chiare, ben comprensibili da tutti, e avere un senso logico, cioè non essere messe lì per complicare inutilmente la vita.

Non credo che possano esistere particolari problemi ad attuare una simile riforma, quello che serve è pertanto la volontà di farla.



 
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