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  Editoriali  »  La dinamica del potere, di Lorenzo Russo 23/08/2021
 
La dinamica del potere

di Lorenzo Russo





Per comprendere le cause degli accadimenti di questo mondo bisogna analizzare la complessità operativa e dinamica del potere.

Potere è garanzia di sopravvivere sugli altri e agisce dappertutto dove persone, famiglie, gruppi, stati sono in contatto tra di loro.

Da qui sorgono le classi, a incominciare dalle più deboli fino alle più forti. Le deboli dipendono dalle più forti definendo così un sistema di dipendenze.

Non è un sistema stabile, neanche duraturo, bensì variabile, in quanto ogni individuo, dotato di buone condizioni fisiche, intellettuali, cognitive e di buona volontà può migliorare la sua posizione.

Lo stesso vale per un gruppo, per uno stato quando fosse retto dagli stessi ideali e propositi.

Accade, così, che gli uomini, gruppi, stati si combattono sia per mantenere la posizione raggiunta come per acquisirne una migliore.

Per mantenere il potere sono spinti a tutto, a mentire, tradire, intimorire, imbrogliare, usare violenza specialmente quella velata e così via.

La lotta per il potere infatua la mente, la offusca, acceca, specialmente quando viene sostenuta da ideali religiosi forti ed estremi o da scopi personali o di gruppo.

Ideali e potere vanno solitamente insieme nella realizzazione degli scopi di dominio.

È il caso nel quale vengono propagati per necessità globale di un paese, nazione, per diffusione di una religione, per ottenere il necessario sostegno.

Tutti i grandi accadimenti della storia umana sono nati sulla base di un’apposita

interpretazione del concetto di nazione, patria, gruppo, famiglia, credo. E qui aggiungo opportunità.

Il tutto avviene a scapito del popolo minuto, che viene così sottomesso perchè è incapace di interpretare per il suo bisogno il meccanismo della sopravvivenza umana, determinando così la realtà terrena.

Si lascia quindi convincere della necessità di ubbidire, anche perchè la disubbidienza gli imporrebbe di essere pronto a contrastare la violenza o imposizione subita con l'insurrezione, per la quale necessiterebbe di una forte coesione dei suoi membri.

Di fatto esistono ceti nel popolo che conducono una vita agiata, per cui non sarebbero disposti a combattere per gli altri bisognosi di sostegno.

Ed è così che dove scoppia una rivoluzione emerge solitamente una controrivoluzione al servizio della vecchia elite o di un'altra comunque avversaria.

Questa è la storia della vita umana in terra da quando l'uomo è apparso ed è qui che mi sorge la domanda: è meglio vivere alla giornata pur di sopravvivere o essere pronti alla lotta per il proprio credo fondante sui diritti alla vita in libertà?

Sappiamo bene quanti conflitti sono dovuti accadere fino al sorgere del concetto che ogni individuo ha il diritto di vivere nel rispetto della propria persona.

Sappiamo anche bene quante vittime hanno pagato per la realizzazione di questo sacrosanto diritto.

Ma è anche comprensibile che il rispetto della propria persona vada guadagnato, che gli aiuti vadano meritati.

È giusto contrastare azioni di forza con la forza per difendere la propria terra, famiglia, cultura, religione, o è meglio fuggire e lasciare la difesa del tutto ad altri, per poi ritornare a fatti compiuti?

È il progresso frutto di un ragionamento logico o il risultato di conflitti armati?

Mi sembra che sia chiaro a chiunque che la democrazia occidentale è a rischio fallimento.

Ma lo è perchè è troppo umanitaria, da non avvertire il pericolo derivante dall'essere troppo generosa, accogliente senza merito.

Sono, oggi, i popoli viventi in un sistema democratico pronti a difendere la propria terra, il benessere raggiunto con impegno e sviluppo cognitivo intellettuale e sociale? Noto infatti che si lasciano invadere da individui con altre e contrapposte culture, religioni, stile di vita senza avvertire il pericolo di venire sfruttati, sottomessi.

È il raggiunto benessere un pericolo quando induce per motivi umanitari ad estenderlo ad altri senza che ne abbiano le necessarie premesse formative?

Il benessere non esiste senza l’impegno personale.

È il cristianesimo applicabile in questo mondo? Se sì, allora i credenti devono essere pronti al sacrificio ultimo nella speranza di una vita nel dopo.

È un popolo che non vuole difendersi è degno di essere sostenuto?

Con riferimento all'attuale situazione in Afghanistan sono scettico su una sua soluzione pacifica.

Troppi interessi e timori tra le grandi potenze coinvolte non lasciano presagire una valida e breve soluzione.

Aggiungo che le informazioni giornaliere presentateci non corrispondono del tutto alla verità.

Penso che, come è sempre stato in passato, anche in questo caso ogni potenza coinvolta tende a tutelare i propri interessi.

La ritirata dell'esercito afghano mi fa sospettare che si siano seguite le direttive di un accordo segreto stipulato con i talebani qualche anno fa.

E qui ho il sospetto che anche la Cina sia in gioco per accedere alle ingenti risorse minerarie del suolo vicino al suo confine.

Uno scambio di favori tra gli USA, Cina e Talebani è anche immaginabile.

Di fatto, troppo facile e rapida è stata la conquista del paese da parte dei talebani, da aver sorpreso gli americani stessi che credevano in una lunga resistenza dell'esercito locale da loro addestrato e armato con armi modernissime e costosissime.

A breve si potrà vedere se le buone promesse dei nuovi padroni verranno mantenute.



Nel frattempo, il popolo scappa laddove sa di trovare rifugio e assistenza senza problemi e domande, alle quali ho una solo risposta: il popolo afghano non è ancora maturo per comprendere che il diritto alla libertà non è un regalo bensì una conquista sociale e morale.

Due decenni di presenza occidentale sono troppo pochi per il risveglio civile e sociale del paese, però si notano già le prime azioni di resistenza alle quali partecipano anche le donne.

E questo è un buon inizio, ma il mondo può migliorare solo quando le grandi potenze finiranno di contrastarsi per il dominio globale.

E qui le religioni potrebbero facilitare il processo di unione e sviluppo mobilitando i propri fedeli in questo senso, altrimenti saranno i religiosi fanatici a trovare modo e opportunità di ripresentarsi come inviati del loro Dio.

Ad ognuno lascio la risposta. La mia è che istintivamente sarei pronto a difendere la mia famiglia e terra di appartenenza nel caso l’avessi conquistata con volontà, sacrifici e dedizione.

Aiutare è giusto, ma non dimentichiamo che ognuno è responsabile della sua vita.


 
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