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  Editoriali  »  Giovani e giovani 05/07/2007
 

 

                            Giovani e giovani

                            di Renzo Montagnoli

 

Milvia Comastri, scrittrice e poetessa, è anche titolare di un blog caratterizzato dalla qualità della trattazione di argomenti vari, mai peraltro di scarso rilievo. Giovedì 28 giugno, con “Eroi” ha affrontato il tema dell’assenza di punti di riferimento ben precisi e validi per i giovani d’oggi.  C’è stato qualche intervento, sostanzialmente favorevole all’autrice, ma sono stati molto meno di quanto mi sarei aspettato.

Il problema dell’apparente assenza di valori pregnanti è molto serio e merita quindi essere ampiamente discusso. Comunque, non ne parlerò in questa sede, ma a proposito di giovani ce n’è uno che ormai è ben conosciuto. Preparato, dinamico, intraprendente, determinato, colto: questo è il ritratto, in breve, di Francesco Giubilei, un ragazzo di soli 15 anni (sì, non ho sbagliato a scrivere: ha quindici anni) che ho ritenuto giusto e opportuno intervistare. Mi si potrà dire, in relazione alla premessa, che è una mosca bianca, che è un tipo speciale, ma io invece mi chiedo se siamo noi gli incapaci di suscitare nei nostri figli, nei nostri nipoti gli interessi per i valori essenziali della vita, se non abbiamo sempre sbagliato ad intimare loro di imparare solo per avere un giorno una posizione. Gli errori dei genitori si ripercuotono sui figli, sempre, e c’è ancora tempo, anche se non molto, per rimediare.

Diamo un esempio concreto, dimostriamo loro che la famiglia non è un optional, che nella vita si raccoglie solo ciò che si semina, che l’istruzione non serve solo ad avere un miglior posto di lavoro (quando si riesce ad averlo…), ma è importantissima per rendere libero l’individuo. La libertà, questo valore ormai svilito a frasi retoriche, è il bene più prezioso dell’uomo e la si raggiunge e la si difende solo con la conoscenza. E’ la cultura che rende un uomo libero, non due parole scritte su un dettato costituzionale; è la cultura che  ci fa conoscere identità e realtà diverse e che ci affratella; è la cultura di cui dobbiamo rendere tutti partecipi e questo ragazzo di 15 anni non solo l’ha capito, ma la diffusione del  sapere è diventata una sua primaria necessità.

Ecco a voi l’intervista. 

 

 

 

 

Allora, Francesco, direi che sarebbe opportuno iniziare con una tua presentazione. Chi sei, quanti anni hai ( a questo dato so che molti non crederanno) e quale è la tua sfera di interessi?

 

Francesco Giubilei è prima di tutto un ragazzo di 15 anni.
Abita a Cesena, gioca a calcio in una squadra della città, suona la chitarra elettrica, frequenta il liceo scientifico, è un grande appassionato di storia ed ha molti amici.
Fin qui tutto normale.
Francesco però, coltiva da un paio di anni due passioni che non ha più abbandonato: la lettura e la scrittura.
Si è avvicinato ai libri grazie a Valerio Massimo Manfredi che con "Lo scudo di Talos" e "L'ultima legione"  è riuscito a convogliare tutti i suoi interessi: la storia, l'avventura e la scrittura.
A 13 anni, dopo aver inviato delle lettere a dei quotidiani locali e nazionali, alcune pubblicate e altre no, si è cimentato per la prima volta nella scrittura di un libro che è stato pubblicato due anni dopo di cui avremo modo di parlare in seguito.
Dopo aver redatto per due anni il giornalino delle scuole medie ha deciso (finalmente) di fondare e dirigere un e-magazine "Historica" che ha raccolto fin da subito buoni consensi nel mondo del web e che annovera tra i suoi collaboratori alcune prestigiose firme del panorama culturale italiano.
Ora ha in mente tantissimi progetti e sta scrivendo il suo primo romanzo.

 

Devi convenire che questi interessi e soprattutto la determinazione di tradurre in pratica le idee agli stessi collegati non si riscontrano facilmente, nemmeno fra gli adulti. Da dove deriva tutta questa vitalità culturale, ma anche manageriale? Mi spiego meglio:

hai già fatto delle scelte precise in ordine a ciò che farai  da adulto e l’attività attuale è quindi una fase preparatoria, o non ha nulla a che fare con quello che presumi possa essere il tuo ruolo quando entrerai nel mondo del lavoro?

 

Io ho dei piani, dei progetti e delle scadenze ben precise nella mia vita. Inutile dire che "da grande" vorrei fare il giornalista e lo scrittore.
Mi chiedi da dove mi deriva tutta questa vitalità culturale, forse è l'ambiente dove sono cresciuto che è stato per me stimolante. Mio padre, benché faccia tutto un altro lavoro, ha una grande libreria dove ci sono praticamente tutti i classici della letteratura.
Devo molto ai miei genitori per la mia crescita culturale: mi hanno sempre aiutato, spronato, hanno sempre compreso le mie esigenze. Anche a mio nonno devo molto, è stato per me come un maestro fin da quando ero piccolo ed è stato lui che mi ha trasmesso la passione per la storia.
Ti racconto un aneddoto. Anni fa sfogliando un libro che stava leggendo proprio mio nonno di Bruno Vespa mi sono imbattuto nella biografia dell'autore abruzzese e ho letto con grande stupore, che aveva iniziato a collaborare con un giornale della sua città a 16 anni, e quindi ho capito che era ora di rimboccarsi le maniche e di iniziare a lavorare seriamente.
Avevo 13 anni.

 

Certo, ha il sapore di un aneddoto, ma ti auguro di concretizzare il tuo sogno, senza tuttavia prendere ad esempio Bruno Vespa o chicchessia, perché l’importante è sempre essere se stessi. Nella risposta alla prima domanda, hai accennato a un tuo primo libro. Ce ne vuoi parlare?

 

Sicuramente, se c'è una cosa che ho imparato in questi quindici anni è che bisogna essere sempre se stessi ed esprimere le proprie idee senza paura o timore.
Il mio primo libro si intitola "Giovinezza", sottotitolo "Partitura per mandolino e canto".

E’ stato edito quest'anno da "Il Ponte Vecchio", un editore della mia città.
Come ho già detto l'ho scritto quando avevo 13 anni, precisamente nell'estate 2004.
Il libro è la raccolta di alcune domande che ho fatto a mio nonno sulla sua giovinezza vissuta durante il fascismo (da qui il titolo che richiama anche la canzone fascista).
In realtà Giovinezza è nato quasi per caso. L'idea iniziale era quella di raccogliere la testimonianza di mio nonno per poterla rileggere in futuro e per arricchire la mia cultura.
Ho sempre pensato che sia diverso apprendere la storia dai libri o da chi l'ha realmente vissuta.
Avere la fortuna di avere (passatemi la ripetizione) un nonno appassionato di storia che ha vissuto la sua giovinezza durante il fascismo che è a tutt'oggi estremamente lucido, è stato per me un modo diverso e più interessante per apprendere la storia anche attraverso aneddoti curiosi.
Solo in seguito ho deciso di riordinare gli appunti ed ho pensato: "perché non condividere il mio lavoro con altri"?
Così è nato Giovinezza: le domande con l'aggiunta degli allegati, che sono documenti trovati a casa di mio nonno che ha gelosamente conservato in soffitta.

 

Sei una persona che ha già un considerevole livello di cultura. Che significato dai a questo termine, spesso abusato o distorto?

 

Prima di tutto grazie per il complimento.
Questa domanda merita una riflessione.
Come dici giustamente al giorno d'oggi questa parola è usata in modo errato e questo perché i mass media hanno fatto credere alla gente che la parola cultura sia sinonimo di noia, monotonia. Inoltre lo stereotipo del letterato è quello di una persona chiusa in sé stessa, tutto il giorno ricurva sui libri, insomma un personaggio un po' sfigato.
Questo mito va sfatato.
Fiere del libro, iniziative, incontri con gli autori nelle spiagge stanno lentamente infrangendo quel muro che si era formato, o meglio che era stato costruito da letterati del secolo precedente, con la gente.
La cultura deve essere accessibile a tutti e non mi stancherò mai di ripetere che la cultura è di tutti e non solo di uno sparuto gruppo di letterati che si incontrano in un caffè a discutere di argomenti incomprensibili.
Ci si chiede quale sia il motivo della crisi della carta stampata.

Semplice, per troppo tempo i giornalisti si sono isolati cercando di avere il minimo indispensabile di contatti con il mondo circostante.
Perché i giornali cittadini vendono invece molto? I giornalisti locali stanno fra la gente, scrivono della gente e soprattutto per la gente.
Oggi in Italia occorre dare un significato diverso alla cultura, volete la mia definizione, eccola:
"condivisione del proprio sapere con gli altri".
Pensate alla storia: qual è il primo gesto di un dittatore
? Sbarazzarsi dell'elite, dei giornalisti, degli intellettuali, degli scrittori oppure comprarsi la loro fiducia.

Con la cultura si ha il potere di mobilitare "il popolo bue" come lo definiva un mio parente pittore ora morto.
Il dramma più grande è che al giorno d'oggi, anche grazie a internet, ma anche alle librerie, alle biblioteche presenti in quasi tutte le città la cultura è accessibile alla gente.
Il problema è che la gente non accede alla cultura per i motivi che spiegavo prima.
La cultura è come una medicina da somministrare un po' per volta, chissà che prima o poi non faccia effetto.

 

Ci puoi fare un quadro delle iniziative che hai avviato su internet?

 

Certo.
Da gennaio 2007 curo il blog letterario "Caffè Storico Letterario" ( http://caffestorico.blog.kataweb.it) che a giorni raggiungerà le 10.000 visite.
Il blog contiene recensioni, commenti su letture di vario genere, interviste , riflessioni, articoli di interesse culturale. All'interno del blog scrivono anche altri scrittori quali Maria Giovanni Luini, Gabry Conti, Barbara Gozzi e Sabrina Campolongo.
Il blog lavora in perfetta sinergia con Historica  (http://utenti.lycos.it/historica ) l'e-magazine di informazione politico culturale che ho fondato a febbraio e che vanta al suo attivo tre numeri pubblicati, uno speciale sulla letteratura e due e-books.
Inoltre è in preparazione il quarto numero ricco di novità anche grazie alla recente istituzione dei "Responsabili sezione", veri e propri capo pagina. Autentiche rivoluzioni si prevedono per la pagina "cinema e spettacolo" e "poetica".
Historica è stato accolto molto bene dalla blogsfera grazie alla sua linea editoriale. Autorevolezza (collaborano tra gli altri Francesca Mazzucato, Patrizio Pacioni, Luciano Comida, Ferdinando Pastori.) affiancata a elasticità mentale ed editoriale con la possibilità a tutti gli autori esordienti di pubblicare le loro opere scrivendo a infohistorica@libero.it .
Inutile dire che credo tantissimo in questo progetto.
Il futuro? Un'edizione cartacea ben distribuita, un nuovo sito internet, una fiera del libro, la fondazione di un editore e tante altre iniziative.
A proposito di novità ed iniziative, dal terzo numero, in forma sperimentale, è possibile acquistare (sotto forma di libro su lulu.com ) l'e-magazine nel formato cartaceo al prezzo di 5,50 euro (http://www.lulu.com/content/968520 ).
Dal quarto numero i due formati, cartaceo e virtuale si affiancheranno.

Come mai questo passaggio di una rivista dal virtuale al cartaceo, con tutte le incognite che può avere, legate anche al costo della copia stampata?
 

Il passaggio deve ancora avvenire e ci vorranno circa tre anni.
C'è un lungo iter burocratico per ottenere il passaggio al cartaceo legalmente.
Occorre registrare la rivista al tribunale, trovare un editore, un giornalista che faccia da direttore responsabile ( o da presta nome).
Quello di Lulu è solo un espediente e una prova.
Perché passare al cartaceo?
Converrai che leggere una rivista sullo schermo del computer o leggerla sulla carta stampata sia tutta un'altra cosa.
Io stampo tutti i numeri di Historica sia per conservarli in archivio che per rileggere tutta la rivista.
La carta stampata per me è una sfida, il mio obbiettivo non è creare la solita monotona (perché ammettiamolo, la maggior parte delle riviste letterarie sono monotone) rivista letteraria ma creare un prodotto nuovo con una grafica accattivante, moderna.
Vorrei fare un magazine culturale più vicino alla gente, che si possa leggere anche sotto l'ombrellone senza abbassare il livello del prodotto.
Ampio spazio agli esordienti e alla blogsfera.
Inoltre vorrei che Historica diventasse un mensile e che il suo prezzo si aggirasse attorno ai due euro e cinquanta.
Altro mio obbiettivo sarebbe produrre una rivista in perfetta sinergia con il web.
La mia non è un'utopia ma un progetto da realizzare anche con l'aiuto dei lettori.

 

Progetti per l'avvenire più prossimo, cioè che cosa hai in cantiere per il periodo successivo alle ferie?

 

Meglio chiedere che cos'ho in cantiere per il periodo feriale perché per me ferie significa soprattutto scrittura, lettura, giornale e letteratura.
Finite le vacanze estive ho pochissimo tempo da dedicare a queste mie passioni, rincomincia la scuola, il calcio e tutti gli altri impegni.
A mio giudizio scrivere non è un lavoro ma un divertimento e di solito che cosa si fa in ferie? Ci si diverte.
In questo periodo sto scrivendo un romanzo che mi è stato chiesto da un editore sul mondo giovanile, una sorta di anti-Moccia.
Ho concluso la stesura delle prima venticinque pagine, a giorni le invierò all'editore e se gli piaceranno mi sottoscriverà un contratto editoriale, incrociamo le dita.
Inoltre sto preparando il quarto numero di Historica.

 

 

 
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