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  Scritti di altri autori  »  Poesie  »  Dolcezze, di Alessandro Canzian 30/10/2011
 

La logica editoriale vorrebbe che di queste “perle” di Alessandro Canzian, autore che ha avuto un'evoluzione di stile e di contenuti veramente ragguardevole, procedessi alla pubblicazione di ognuna e non in toto, ma in questo modo sono fermamente convinto che il loro splendore risulterebbe meno evidente, un po' come se un magico momento durasse troppo poco per goderne appieno.  

 

Dolcezze

di Alessandro Canzian

 

Vorrei farti salire
su un mercantile per la Cina,
riservare la nave
per noi due...
(vecchia canzone)

Murakami Haruki, L'elefante scomparso

 

 

 

 

Ci sentiamo al telefono per un

attimo, tu hai fretta di chiudere,

il racconto si svolge presto

tra curve e linee continue.

 

Riconosco la tua voce dal tono

che si inflette su alcune parole,

lessici solo tuoi, quasi un intimo

toccarsi nell'amore

 

-ti avevo stretta le braccia per

padroneggiare nel tuo corpo-.

 

Tutto si risolve velocemente.

 

La telefonata finisce quando

una tenerezza passa claudicando

sulle strisce pedonali.

 

 

***

 

 

Devo tornare alla vita di sempre,

riconoscerne i dettagli.

 

Perchè siamo attratti da stelle

che non ci vogliono.

 

Ti era piaciuto Masters avevi detto

e io t'avrei baciata a fondo

sul gesto dei tuoi occhi.

 

Invece ho preferito le tue gambe

brevi e belle, ho preferito

il mare a pezzi da lontano

che dicevi visibile di giorno

qualche volta, come nell'amore.

 

 

***

 

 

Di tutto ciò che ho scritto sui

tuoi occhi belli, la tua voce

che amavo così tanto e le tue

gambe color linfa, insomma,

è rimasta poca cosa.

 

Qualche verso sporcato dal

vino che mi inflette, un insetto

qua e là, saturo di ciglia,

mentre cerco tra le pagine un

qualcosa che abbia la tua forma,

una sagoma di cosmo, appena

un gesto dei tuoi parchi.

 

“Prendimi in braccio per favore

che non posso camminare”

 

 

 

 
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