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  Scritti di altri autori  »  Racconti  »  Un Natale davvero speciale, di Danila Oppio 21/12/2016
 

Un Natale davvero speciale

di Danila Oppio




OGGI:


Alina si trova sola a dover accudire a tre bambine, le sue figlie di cinque, tre e un anno. Accadde quello che succede sempre più spesso.



IERI


Suo marito Adan partì dall’Albania verso l’Italia, in cerca di lavoro, trovandolo presso un’impresa edile. Dopo qualche tempo, si fece raggiungere da sua moglie con le figlie Adana e Argjela e, baraccati in una fabbrica in disuso, si arrangiarono come poterono, in quegli stanzoni nei quali altri disperati condividevano gli stessi spazi. Non vi era riscaldamento, né acqua potabile, né luce. Sempre meglio che dormire all’addiaccio. La paga di Adan non copriva che una parte di quanto occorreva per la sopravvivenza della sua famigliola, così la lui e i suoi cari ottennero un pasto caldo presso la mensa della Caritas, oltre ad indumenti e coperte. Per quattro bocche da sfamare, non bastava. Inoltre era in arrivo la terza figlia. Adan lavorava soprattutto in estate, quando i cantieri erano in piena attività, ma un malaugurato giorno, qualcosa non andò per il verso giusto. Il ponteggio sul quale Adan era salito, crollò. Per l’albanese non ci fu scampo.

Arrivò l’inverno, nacque Alena e in quel capannone dismesso, il freddo era insopportabile e ogni sorta di malattie in agguato. Un’anima buona mise a disposizione due locali modestamente arredati. Le piccole furono accolte al nido e scuola per l’infanzia, così durante il giorno la mamma poteva lavorare come colf. Ma la sera, quando Alina rientrava in casa con le figlie, la solitudine e il dolore l’assalivano con prepotenza. L’assistente sociale s’impegnò come poteva, ma nessuno dona mai il cuore per intero.


OGGI:

Natale è alle porte, bussa a quelle di tutti come all’uscio di Gemma. Lei sta pensando ai regali, agli addobbi, al pranzo speciale, come tutte le madri di famiglia. Da anni è persuasa che il Natale abbia perso la sua vera configurazione. Oramai è solo una sarabanda di gesti inutili. Gemma ebbe un’idea che spera condivisa dalla famiglia.

Il giorno è giunto, tutto è pronto. La tavola imbandita di ogni ben di Dio. Sotto l’albero, una quantità di pacchetti luccicanti. Creata l’atmosfera, mancano solo gli ospiti. Gemma sale in auto e percorre qualche chilometro. Suona al campanello, e un vociare di bimbi giunge alla porta.

  • Ciao Alina, scusami tanto, ma ho bisogno di te.

  • Oggi è Natale, signora Gemma, devo lavorare anche in questo giorno?

  • Forse…

  • Ma…e le bambine?

  • Portale con te, chiudi l’uscio e andiamo.

Arrivata a casa, Gemma apre la porta e…sorpresa! Tutti i presenti corrono incontro ad Alina e alle piccole, che coccolano subito. La giovane albanese rimane impettita poi chiede:

  • Da dove devo cominciare?

  • Coll’andare in bagno a lavare le manine alle bimbe e poi…a tavola!

Le bambine non avevano mai visto un albero di Natale e neppure il presepe. Mille domande, tante risposte.

Finito il pranzo, e consumato il dessert, una vera novità per le bambine, Gemma dice alle piccole:

  • Andate sotto l’abete, quei pacchetti sono per voi.

  • Ma, signora Gemma – interviene Alina – quali?

  • I regali sotto l’albero di Natale sono TUTTI per voi.

Gemma era certa che Adana, Argjela e Alena non avessero mai avuto giocattoli, inadeguati alle possibilità economiche della mamma, e neppure avessero mai indossato un abitino nuovo, ma solo quelli usati, che ricevevano dalla Caritas. Non mancava neppure una busta, contenente del denaro, per Alina.

  • E a voi nulla?

  • Il nostro regalo l’abbiamo già ricevuto. Siete voi il nostro dono speciale! E’ leggere la felicità negli occhi delle tue bambine! Credimi, Alina, è il Natale più bello che abbiamo trascorso da anni. E tutto per merito tuo.

Lo spirito del Natale non si riveste di luci splendenti, di festoni luccicanti, e non si nutre di cibi opulenti. Il suo significato più profondo è racchiuso in una sola parola: AMORE

 
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