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  Scritti di altri autori  »  Narrativa  »  La signora che salutava i treni, di massimolegnani 06/01/2019
 
La signora che salutava i treni

di massimolegnani



Certo che la conosco, commissario, anche se è cambiata molto rispetto a questa foto-tessera; qui sembra una ragazzina, mentre quella che ho in mente io è una signora, una signora già di una certa età. Anzi, noi la chiamiamo “la signora del treno”, che evidentemente qui in stazione non abbiamo molta fantasia. Non abita a Villanova, in paese non l’ho mai vista. Compare all’incirca una volta al mese, ma non ha una data precisa, tipo il 3 del mese o il secondo mercoledì, no, ci ho fatto caso, non c’è una regolarità nella sue apparizioni. Arriva con una valigia piuttosto grossa, di quelle con le ruote, che non hai bisogno del facchino, tanto mica ce l’abbiamo, noi, il facchino. Compra un biglietto per Torino, seconda classe, sola andata e anche se arriva con molto anticipo non entra mai in sala d’aspetto. No, anche d’inverno, va direttamente alla pensilina e aspetta in piedi, praticamente immobile, senza dare confidenza a nessuno. 
Lei si chiederà come faccio a ricordarmi di questa donna, con tutti i passeggeri che partono e arrivano ogni giorno. 
Bè, il fatto è che la signora non parte mai. 
Quando arriva il treno, lei afferra il manico della valigia e fa qualche passo in avanti scrutando nei vagoni, come se cercasse con lo sguardo lo scompartimento meno affollato. Ma la gente sale e scende e lei sta lì. 
Le prime volte il capostazione rimaneva con la paletta alzata ad aspettare, “forza signora” provava a gridare e allora lei scuoteva la testa e lui fischiava il via libera un po’ incazzato perchè c’era cascato un’altra volta. Ora finge d’ignorarla, ma io lo vedo che la guarda infastidito, come se la signora fosse un disturbo alla precisione delle cose, sa come sono i capi, credono che tutto dipenda da loro e che tutti vogliano fargli un dispetto. È l’unico qui che non le vuole bene. Noialtri che lavoriamo qui, ogni volta la osserviamo da lontano e ancora ci speriamo che prima o poi lei parta. Vedesse la dignità con cui si lascia sfilare il treno davanti agli occhi, come una speranza o una delusione, che poi credo siano la stessa cosa. E mentre l’ultima carrozza s’allontana, la signora alza il braccio destro in un saluto composto. 
Allora in stazione cala un silenzio strano, siamo tutti fermi, come fossimo sconfitti. 
E la signora se ne va con passo lento, per via della valigia. Ha un’espressione seria ma non particolarmente triste. Sembra che stia uscendo dal cimitero, ma non dopo un funerale, no, dopo una visita ormai abituale a qualche suo defunto. 
Ma lei, commissario, perchè voleva sapere? La signora non può certo aver combinato guai, non è il tipo, mi creda. Tra qualche giorno dovrebbe ricomparire e magari è la volta che il treno lo prende veramente! – 
- No, la signora non verrà più a salutare i treni, nè tanto meno a prenderli. L’abbiamo ripescata ieri dal canale e ancora non sappiamo cosa le sia successo.- 

 
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