Area riservata

Ricerca  
 
Cookies Policy  
 
Diritti d'autore  
 
Biografia  
 
News  
 
Bell'Italia  
 
Canti celtici  
 
Il cerchio infinito  
 
Poesie  
 
Racconti  
 
Scritti di altri autori  
 
Editoriali  
 
Recensioni  
 
Libri e interviste  
 
Intervista all'autore  
 
Letteratura  
 
Freschi di stampa  
 
Il mondo dell'editoria  
 
Le Agenzie Letterarie  
 
Fotografie  
 
 
  Poesie  Narrativa  Poesie in vernacolo  Narrativa in vernacolo  I maestri della poesia 

  Scritti di altri autori  »  Narrativa  »  La cartolina, di Grazia Giordani 01/12/2019
 
La cartolina

di Grazia Giordani





Provava da sempre emozione nell’immergere la mano in quel piccolo antro buio della cassetta postale. Una specie di ventre materno che partoriva parole scritte, giunte da lontano. Oddio, a volte erano solo bollette; solleciti di pagamento; réclame per apparecchi acustici o protesi dentarie, però, qualche volta, riservava anche belle sorprese - quel ricettacolo scuro - entro cui si impilavano le carte più disparate. Ecco, poteva esserci la lettera di un’amica che le raccontava della laurea del figlio o la informava delle mirabilia della sua perfetta famiglia dove tutto filava liscio come l’olio. Nella monotonia dei suoi giorni, questo non era poco.
Quel mattino, la piccola chiave faceva la riottosa, entrava a sobbalzi, incaponita a tornarsene poi indietro. Se si spezza, sono rovinata! La rovina, in quel momento, abitava altrove. La chiave, finalmente, entrò con i suoi due clic secchi di sempre. Sul fondo nero dell’abitacolo brillava il rettangolo gioioso di una cartolina vecchio stile, stampata al bromuro – un tempo, le pareva si dicesse – di quelle con gli orli sfrangiati e le immagini lucide, molto patinate. Non la voltò subito per leggere il testo, voleva andare per gradi. I piaceri vanno centellinati, goduti a millesimi, assaporati senza fretta. La girò con mossa molle del polso, quasi un gesto di danza propiziatoria.
«Dopo due anni (e qui vi era una cancellatura con sopra corretto: “tre anni”) di silenzio, rieccomi a te in forma “cartacea”, non avendo più accesso ad Internet. Un saluto dalle colline senesi.»
Seguiva una firma illeggibile.
E iniziarono le congetture.
Ma chi poteva essere?
Non ricordava nessun senese incontrato nel web.
La grafia era minuta, regolare, enigmatica solo nella firma.
Sembrava che lo scrivente volesse rivelarsi, nascondendosi.
Per giorni ci pensò, fece congetture.
Aveva quasi contato le foglie degli alberi riprodotti nella cartolina, e si era seduta mille volte alla loro ombra, tanto quel paesaggio le era divenuto familiare.
E se avesse preso il treno, raggiungendo la collina senese?
Pura follia!
Riconoscere un luogo preciso da un’immagine collinare era un progetto senza speranza.
Ecco, se lui, quel misterioso interlocutore, avesse avuto ancora accesso in Internet, forse – leggendo questo suo racconto – sottolineo forse, adesso avrebbe potuto uscire dall’ombra. Ma i “se” non servono a nulla, quando non conducono a una soluzione possibile.
Meglio gettarla via quella cartolina, sbarazzarsene, perché stava diventando un morboso rompicapo, un inutile perditempo dei suoi farneticanti pensieri.
Meglio accontentarsi delle réclame, in fondo essere aggiornata sugli apparecchi acustici e sui guai dell’incontinenza non era poi così male; c’erano anche le illustrazioni a colori. E, nella vita, il segreto è sapersi accontentare…


 
©2006 ArteInsieme, « 09776835 »