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  Scritti di altri autori  »  Narrativa  »  Coppie celebri, di Domenica Luise 08/11/2010
 

Coppie celebri

di

Domenica Luise

 

 

Dante e Beatrice sospiravano seduti su una nuvola. Lei si lisciava i capelli inanellandoli sul dito indice della mano destra e lui girava i pollici, a turno, da sinistra a destra e viceversa. Dopo morta Beatrice era diventata molto più carina con Dante e non solo lo salutava, ma anche gli sorrideva e, di tanto in tanto, lo prendeva sottobraccio. Giulietta e Romeo si tenevano per mano aggirandosi in mezzo a tutto quel biancore col coltello ancora conficcato nel petto, che gli brillava come un rubino per il dolce e terribile amore. Nessuno li spiava, nessuno li ostacolava, nessuno li guardava e si annoiavano a morte, se così si può dire.

Petrarca continuava a lamentarsi con Laura raccontandole quanto l'avesse amata in terra, nel frattempo lei soffocava gli sbadigli dietro la pallida mano guantata di pizzo; la regina Ginevra e Lanzillotto non trovavano niente di cui parlare, nemmeno che faceva buon tempo o cattivo tempo perché lassù il tempo era sempre quello e sempre buono; Sandokan e Marianna, finalmente riuniti per sempre, si guardavano attorno alla ricerca di qualche amico che portasse delle novità fresche dalla terra ed in quanto a Paolo Malatesta e Francesca da Rimini si baciavano, si baciavano, ma senza il corpo non ci pigliavano gusto. Licia e Marco Vinicio, usciti dal Quo vadis, avevano esaurito tutti i motivi di interesse: il canto, la musica, il volo, la luce e l'assoluta liberazione da ogni pericolo. Non desideravano più nulla. Per quello che concerne Angelica e Medoro, alla fine dell'Orlando Furioso si erano sposati ed avevano litigato già un bel po' in terra, quassù gliene era passata l'occasione e la voglia e così non avevano niente da fare. Biancaneve e Cenerentola, coi rispettivi principi azzurri, dopo avere deprecato il comportamento di matrigne e sorellastre, tuttora in Purgatorio,  ed averle perdonate (la legge del perdono, in Paradiso, è assoluta: perdonare tutto, perdonare sempre), dopo avere rievocato le vicende quotidiane del matrimonio, i figli, i nipoti, i pronipoti e i seguenti, non ne potevano più sempre di passeggiare e dire le stesse cose. Più in là Giovanni Boccaccio con Fiammetta camminavano in punta di piedi, completamente intimiditi dalla propria nuova vita, sentivano freddino dopo le vampate del Purgatorio, a lui veniva ancora voglia di raccontare qualche novella del Decamerone di quelle più pepate, così non sapeva che dire e stava zitto per la paura che gli uscissero comunque delle parolacce.

Il segno della rivolta fu dato da Dante Alighieri, furibondo perché nemmeno in Paradiso volevano sentirgli declamare la Divina Commedia: affermò che sarebbe tornato in Purgatorio, dove si annoiava di meno, ed osò invitare Beatrice a cena al ristorante “ Fuoco Lento”  . La fanciulla, che non aveva mai saputo granchè delle cose della vita, incuriosita accettò, e se la sarebbero squagliata se non li avesse bloccati, sulla porta di entrata, San Michele arcangelo brandendo lo spadone.

Dante e Beatrice dovettero rientrare nel Paradiso e tutte le coppie celebri fecero lo sciopero generale, cioè smisero di passeggiare e di baciarsi fra le nuvole, tutti seri, tutti seduti a braccia penzoloni.

Cosa avrebbe detto il Capo, che li voleva felici?

 

Pertanto il consiglio arcangeli, angeli & angioletti venne riunito al nono cielo paradisiaco per il delicato problema posto all'ordine del giorno: in pratica tutte le coppie celebri, venute fuori dal Purgatorio prima del tempo per buona condotta, si erano ammutinate.

< Dicono di annoiarsi > azzardò un'angiolessa di poco conto, in carriera solo da un paio di centinaia d'anni. Tutti volsero verso di lei facce bellissime e stupite.

< Il fatto è > riprese un puttino di qualche tre o quattro anni, < che non è tanto facile abituarsi alla felicità obbligatoria. >

Si sa, la verità sta sempre sulla bocca dei più piccoli e tutti, anche gli arcangeli, annuirono pensosi meditando sul proprio personale problema.

La legge di essere felici per forza, per sempre e nel massimo grado, li faceva tribolare . Il Capo, forse, faceva finta di niente. Era un giocherellone, pensò l'angiolessa Pulcherrima, che a suo tempo era stata una professoressa mite, con gli occhiali e piuttosto insignificante.

Adesso vestiva di veli variegati e poteva volare quando voleva. Accanto a lei l'angelo Peppino, suo amico in terra, un bel vecchio con le orecchie a sventola, si strofinava il naso rotto da ex pugile, segno che stava meditando pure lui.

< Facciamogli fare una gran festa da ballo per S. Valentino > suggerì un angelo giovane giovane, con i jeans, il codino e l'orecchino. Sull'avambraccio destro gli si intravedeva il tatuaggio di una sirenetta.

< Buona idea, buona idea > lo approvò Pulcherrima entusiasta mentre Peppino scuoteva la testa poco convinto.

< Magari coi palloncini colorati, birra e pizza, le patatine fritte, le bibite e la torta al gianduia > intervenne un'angioletta bruna e riccia, lievemente sovrapeso.

< I palloncini, poi… > brontolò S. Michele arcangelo.

< Liquori forti > aggiunse un ragazzotto, pardon, un bell'angelo robusto, che anche in Paradiso conservava il naso rosso del bevitore, ma lo disse così piano che soltanto Peppino lo sentì e dette di gomito a Pulcherrima con un gesto un po' rozzo per essere un angelo del nono cielo.

< E se questi non mangiano e non bevono perché non hanno corpo, a che gli servono le bibite e gli snack? >

< Possono sempre fare finta > si imbronciò la brunetta. Ecco, non le davano retta perché era piccola e donna. Sempre così anche in cielo.

< Magari funziona > si lasciò scappare l'arcangelo S. Gabriele, che da quando aveva fatto l'Annunciazione godeva di molto rispetto.

< Potremmo anche invitare S. Valentino come ospite d'onore > suggerì l'angelo Peppino, l'idea piacque. Era un dritto quell'ex pugile, e poi era il più grosso lì in mezzo. Per quanto la sua mole fosse ormai trasparente, faceva ancora una certa impressione.

Così tutto il consiglio arcangeli, angeli & angioletti suonò le trombe assordanti. Le coppie celebri tesero l'orecchio.

Venne annunciata la straordinaria festa.

< Possiamo mascherarci e buttare i coriandoli? >

< Ma certamente. >

< Possiamo ballare? >

< Indubbiamente. Siete liberi. >

Fu così che Boccaccio si mascherò da Dante e Sandokan da Boccaccio, Marianna da Beatrice e Laura da Fiammetta. Insomma erano sempre gli stessi.

Quella sera il Paradiso era tutto blu e pieno di stelle come ogni sera, un delizioso profumo di torte e patatine fritte si sentiva fra le nuvole, bibite e liquori ad alta gradazione alcolica, sigari e sigarette erano appoggiati dappertutto, ma i più incantevoli erano i palloncini multicolori, che sembravano proprio di gomma.

A tutti vennero le lacrime agli occhi, si fa per dire, visto che in Paradiso non si piange.

Boccaccio, mascherato da Dante, volle provare come si ballava il valzer, che per lui era una cosa nuova, mentre Medoro, mascherato da Paolo Malatesta, chiese che gli insegnassero il twist ed incominciò a contorcersi. Infine passarono tutti a dimenarsi al suono della lambada.

Essendo senza corpo, non avevano fame né voglia di bere o tantomeno di fumare o di fare l'amore, ma lo spettacolo delle coppie celebri di tutti i tempi, così mascherate e mischiate, scandalizzò moltissimo il consiglio arcangeli, angeli & angioletti.

< State buoni, non fate questo chiasso, se il Capo vi sente la piglia con noi > cominciarono a dire. Fatica sprecata. Tanghi, valzer, shake, cia cia cia, Giulietta che si strofinava a Lanzillotto mascherato da Romeo e la regina Ginevra appiccicata a Dante mascherato da Lanzillotto, Beatrice, incagnata, dietro una nuvola dorata.

A questo punto S. Valentino disse agli arcangeli, angeli & angioletti: < Non vi preoccupate, ci penso io > e discese fra tutti quegli scalmanati, portato su di una nuvoletta biposto rosa pallido ultimo tipo. Era tutto elegante, con la candida tunica stirata fresca, maniche ampie e fascia verde smeraldo in vita, allargò le braccia per far vedere quant'era bello, ma nessuno lo notò. Petrarca, con la fionda, tirava chicchi di grandine, fortunosamente arrivati fin lassù, contro le varie aureole, Sandokan provò perfino a lanciare un paio di fulmini trovati in una nuvolaccia nera e grassa di passaggio lì a fianco, ma ogni volta desistette, trattenuto da un severo corrugare di fronte di S. Pietro, < E dammene uno > urlò Dante, Sandokan non voleva mollare i fulmini, fu allora che partì la prima torta, e la lanciò Beatrice.

Naturalmente la torta passò indenne attraverso varie anime per andare a spiaccicarsi su una nuvola. Dopo di che nel Paradiso delle coppie celebri non si capì più molto, tutto divenne un proiettile e le risate salirono al cielo, si fa per dire.

Il Capo, che si era appisolato, volse gli occhi un attimino per vedere cosa facessero,

< Guarda come giocano i bambini > disse felice e contento.

 

 
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