Risponde
all’intervista Rino Tripodi, direttore editoriale della inEdition di Bologna.
Sito Internet:
http://www.inedition.it/
Cinquanta anni, alto, brizzolato,
“creativo”, Rino Tripodi è il direttore editoriale delle collane letterarie
della inEdition editrice di Bologna. Pubblicista ed egli stesso scrittore,
negli ultimi mesi ha pubblicato un libro di calcio e società per Città del Sole
Edizioni e un misterioso Decomposizione di Dio. Un racconto e cento apologhi
gnostici tra Kafka e Cioran proprio per inEdition, opera – si affretta a
specificare – tutt’altro che irreligiosa, anzi un viaggio quasi “mistico” alla
ricerca delle radici primigenie del Male assoluto e del suo enigma. Ecco come
ha risposto alle nostre domande.
Le origini
della vostra casa editrice?
La inEdition editrice di Bologna (www.inedition.it)
è nata nel 2002. La sua prima produzione è costituita da manuali tecnici e
scolastici, soprattutto di arti grafiche, e da editoria varia.
Dal
febbraio 2006 ha
preso puntualmente a pubblicare on line la «rivista mensile di cultura ed etica
civile» LucidaMente (www.lucidamente.com), da me stesso diretta. Il
periodico telematico (28 numeri + 12 supplementi extra finora usciti), che ha
inteso caratterizzarsi per la gradevolezza grafica e per l’impegno a favore
della cultura di buon livello e di alcuni diritti civili, sta riscuotendo un
buon riscontro in termini di contatti (circa 70 al giorno, per un totale ad
aprile 2008 di 45.000 visite e 80.000 pagine viste).
Proprio LucidaMente, e la
richiesta di tanti che vi gravitavano, ha dato impulso all’attività letteraria
della casa editrice, con alcune collane di poesia (Le invetriate; Le
costellazioni sonore) e di narrativa (La scacchiera di Babele),
targate come inEdition editrice/Collane di LucidaMente, che hanno
riscosso un immediato apprezzamento critico e un discreto successo di vendite.
Nel 2008 ha
preso l’avvio la nuova collana di letteratura, Nerissima.
Quali sono gli elementi di originalità del vostro progetto?
Le edizioni cercano di caratterizzarsi
nel panorama editoriale bolognese per varie peculiarità, quali:
· la cura e lo stile grafico delle
pubblicazioni;
· la ricerca
di nuovi autori;
· la
valorizzazione degli scrittori emiliano-romagnoli;
· “una certa
visione” della letteratura incentrata sulla creatività, sulla trasfigurazione,
sul simbolismo, piuttosto che sul realismo, e comunque sul valore estetico;
· collane, come
si è visto, edite direttamente dalla rivista telematica LucidaMente,
la quale, col partnerariato con la inEdition, si fa anche casa editrice di
letteratura, o, meglio, ricerca di talenti letterari (non pubblichiamo tutto e
male, ma poco, bene, e se di buon livello).
In
particolare tendo a sottolineare di nuovo il primo punto: nelle nostre
pubblicazioni raramente si trovano refusi e scorretto editing e la grafica
cerca di essere originale e gradevole al tempo stesso.
Quale
pensate che sia il futuro dell’editoria in Italia e della vostra casa editrice
in particolare?
Difficile, molto difficile. Noi stessi
facciamo fatica a far quadrare i conti e, tranne per particolari settori, non
si scorgono spiragli positivi.
In Italia
si legge poco: di chi è la colpa? Un po’ anche delle case editrici?
Non molto. Non voglio svolgere una
difesa “d’ufficio” di noi e dei colleghi, ma la causa maggiore del fatto che in
Italia si legga pochissimo risiede nell’incultura, nella volgarità e nella
maleducazione, anche culturale, oggi dominante nel nostro Paese. Siamo
schiacciati da mass media che tolgono ossigeno, quantitativamente e
qualitativamente, alla vera cultura. La scuola, inoltre, ha perso ormai, e non
tanto per proprie responsabilità, il suo carattere di stimolo al piacere di
leggere, di incontro con la gioia della grande letteratura. I vari ministri
della Scuola pubblica che si sono succeduti hanno pensato più a fare
demagogiche campagne di “recupero” degli allievi in difficoltà e a caricare gli
insegnanti di adempimenti burocratici, rendendoli nella sostanza degli
impiegati, che a stimolare la cultura “alta” negli istituti scolastici. Se una
colpa si può attribuire all’editoria, semmai, è quella di non andare più alla
ricerca della grande opera letteraria e in qualche caso – e qui rientriamo nel
discorso della diffusione della volgarità – di stampare autentiche porcherie e,
grazie a un’adeguata promozione e pescando nel torbido di lettori sprovveduti o
adolescenziali, farle divenire best seller.
Come
immaginate possa essere il vostro lettore ideale? E quali passi per avvicinare
i lettori ai libri da voi editi?
Il lettore ideale dei nostri libri lo
immaginiamo colto, curioso, non conformista, in grado di apprezzare la bellezza
della letteratura e di quell’oggetto sempre affascinante che è il libro.
Per “conquistarlo”, basterebbe che
vedesse le nostre pubblicazioni, la loro qualità. Il problema è... come farlo,
sommersi come siamo da tutta la restante “produzione culturale” non libraria.
Quale dei
vostri libri vi ha dato le maggiori soddisfazioni e perché?
All’interno della collana di narrativa La scacchiera di Babele,
la punta di diamante, anche come vendite, è il romanzo Le felicità nascoste.
Memorie involontarie di un bevitore di vino del torinese Paolo Bonesso. Il
suo successo è legato proprio al fatto di essere un’opera di alto valore letterario e stilistico.
In ambito locale buon successo sta riscuotendo I delitti della
terza via di Davide Piazzi: un “giallo” ambientato a Bologna, sulla scia
della scuola di Loriano Macchiavelli e Carlo Lucarelli,
romanzo ricchissimo di “bolognesità”.
Il punto di congiunzione più alto tra
impegno civile, culturale ed editoriale è stato rappresentato dalla prima
traduzione in esclusiva in italiano – in collaborazione con LiberaUscita,
associazione per il testamento biologico e la depenalizzazione dell’eutanasia,
e grazie all’acquisizione congiunta dall’editore francese Oh
Éditions dei diritti per
l’Italia – di Je ne suis pas un assassin del medico francese Frédéric Chaussoy (100.000 copie vendute in Francia): straordinario, drammatico,
umanissimo libro sul caso di eutanasia del giovane Vincent Humbert, che ha
sollevato la questione Oltralpe, permettendone il dibattito legislativo. Il
volume, scritto con la collaborazione di Valerie Peronnet, è uscito in italiano
– nella nostra collana di storie e testimonianze Le svolte della vita –
col titolo Non sono un
assassino. Il caso “Welby-Riccio” francese. La Prefazione è
proprio di Mario Riccio, il medico specialista in Anestesiologia e Rianimazione
che ha seguito la vicenda di Piergiorgio Welby.
La collana Le costellazioni sonore ha al proprio attivo Aperto
di notte (Nattåpent) del norvegese Rolf Jacobsen: prima traduzione
in lingua italiana della raccolta del celebre poeta scandinavo, con testo
originale a fronte, a cura di Randi Langen Moen e Christer Arkefors. Ma siamo
fieri anche del teatro in versi di Alfonso Benadduce (Agogno la gogna).
Ne Le invetriate abbiamo avuto l’onore di ospitare poeti tra
i più noti oggi nel nostro Paese quali Daniela Monreale, Francesco Marotta e
Massimo Sannelli.