Risponde
Mauro Daltin dell’Ufficio Stampa della casa editrice Kappa Vu (www.kappavu.it)
Le origini della vostra casa
editrice?
La Kappa Vu nasce nel 1987 e sin dai primi anni ha un’attenzione verso le tematiche
sociali, politiche e storiche. Inoltre è molto attenta alla tutela delle lingue
minoritarie con la pubblicazione di volumi multilingue
(friulano, italiano, sloveno e così via). Negli ultimi anni ha ampliato la sua
produzione e la distribuzione, pubblicando narrativa, poesia e ricerche
nell’ambito sociale.
Quali sono gli elementi di
originalità del vostro progetto?
Tutta la produzione di
libri è accompagnata da una fitta attività promozionale e la Kappa Vu
si è sempre caratterizzata non solo come casa editrice ma anche come punto di
riferimento culturale, impegnato nell’organizzazione di manifestazioni
teatrali, musicali, oltre che letterarie. Il nostro progetto editoriale è
diversificato in varie collane. Storia, narrativa, poesia, libri per bambini,
libri in lingua friulana, saggistica sociale e politica. In questa eterogenea
produzione il filo che lega tutti i libri è riconducibile al fatto che un libro
della Kappa Vu deve far riflettere, deve portare un
punto di vista differente sulle cose, deve cercare una strada altra da quella
battuta di solito. E tutto questo con un impegno sociale e civile e una presa
di posizione sulle vicende che ci ruotano attorno. E’ un’attività in continuo
fermento e cambiamento. Cerchiamo di ritagliarci uno spazio basando il nostro
lavoro sulla qualità del libro (veste grafica, cura nella redazione, promozione
eccetera). Crediamo che sia l’unica strada da percorrere per rimanere sul
mercato.
Quale
pensate che sia il futuro dell’editoria in Italia e della vostra
casa editrice in particolare?
Il difetto principale che
vedo nel presente del mercato editoriale è la concentrazione. Il fatto che tre-quattro gruppi editoriali detengano l’80% dell’intero
mercato e che il grande si mangi il piccolo è un fatto negativo, intendo
culturalmente negativo. L’esempio dell’Einaudi
conglobata nel gruppo Mondadori è solo il più
eclatante. Un altro difetto, e cosa da combattere quotidianamente, è l’editoria
a pagamento, purtroppo una pratica molto diffusa e avvilente della nostra non-cultura.
Le case editrici diventano tipografie, non c’è promozione dei libri (in quanto
i costi sono stati già coperti dalla “tassa” dell’autore). E’ avvilente. Si
dovrebbe distinguere in qualche modo (con un marchio o un logo) chi fa editoria
seria (l’editore deve rischiare, essendo un imprenditore) e chi invece, in modo
molto spesso disonesto e facendo leva sui sogni e le illusioni degli autori,
non rischia e non promuove. Il primo è un motore culturale, il secondo è un
tipografo dove l’autore diventa cliente.
Il futuro dell’editoria
italiana, al contrario, è
nelle mani di molte realtà piccole e medie che sono il vero
motore della cultura italiana, sia letteraria sia sociale. E’ dato da persone
che fanno il loro lavoro con passione coniugando l’aspetto economico
dell’impresa a un aspetto culturale. Sono coloro che hanno fiuto, rischiano,
lanciano autori, generano ricambio, provano a cambiare lo stato delle cose
attraverso i libri.
In Italia si legge poco: di chi è la
colpa? Un po’ anche delle case editrici?
Domanda non facile. Noi
alle presentazioni dei libri, ad esempio, invitiamo anche cantautori,
effettuiamo letture, proiettiamo immagini o dvd. In
questo modo la presentazione
diventa più “attraente” per il pubblico e forse spaventa meno. In generale la
difficoltà per le piccole case editrici è soprattutto la visibilità in libreria
visto che sono ben esposti i libri dei grandi editori o degli autori più famosi
e al contrario spesso i volumi meno conosciuti vengono
“nascosti”. Per una piccola casa editrice, quindi, la strada da percorrere è
quella di specializzarsi e poi, partendo dal piccolo, cercare di allargare il
bacino di lettori. L’Italia è un caso strano. Da un lato c’è un gruppo di
lettori fortissimi dall’altro la metà delle persone non acquista un libro all’anno. Le fiere del libro hanno grande successo, le
iniziative dei libri accompagnati ai giornali hanno avuto un seguito
incredibile, i festival o certe iniziative sono sempre pieni di gente. Eppure
sembra che questo bacino di lettori non si allarghi, non vengano
conquistati nuovi lettori. Il lavoro da fare è alla base, con i più piccoli,
nelle scuole, durante l’infanzia. Un non lettore da piccolo è difficile che si
trasformi in un lettore da adulto. Bisogna pensare alla lettura, e farla pensare
ai bambini, come un’attività quotidiana, come il mangiare, il bere, il dormire,
il guardare la televisione. Non deve essere legata al “dovere”, ma alla sfera
del piacere.
Come immaginate possa essere il
vostro lettore ideale? E quali passi per avvicinare i lettori ai libri da voi
editi?
Un prototipo di lettore di
libri della Kappa Vu non esiste. Possiamo dire che si
tratta di persone curiose, che vogliono soffermarsi sulle cose, che si
informano quotidianamente anche attraverso i libri. Ma non solo. Crediamo di
avere una cerchia di lettori con caratteristiche varie, da chi cerca nel libro
un momento per pensare e approfondire a chi cerca un momento più leggero.
Inoltre, con la pubblicazione di libri per bambini, raggiungiamo una fascia
molto importante, quella dei futuri lettori. Ovviamente le fasce di mercato a cui far riferimento sono moltissime; crediamo che
aumentando la promozione, la distribuzione e quindi la
visibilità crescerà automaticamente il numero di lettori che si avvicinano alla
nostra casa editrice. E’ un lavoro lungo.
Quale dei vostri libri vi ha dato le
maggiori soddisfazioni e perché?
Dipende dalla collana.
Sicuramente nella narrativa il libro “Volevamo essere i Tupamaros
e altri racconti di pallone” di Paolo Patui è un
libro importante perché coniuga l’impegno civile e sociale dell’autore con un
argomento, il calcio, che è commerciale. Questo mix non è facile trovarlo.
Nella collana di Resistenzastorica il libro
“Operazione Foibe. Tra storia e mito” di Claudia Cernigoi
è una ricerca che fa chiarezza, documentando ogni cosa, su una delle questioni
più controverse della nostra storia recente. E anche “Tre
storie partigiane” di Giacomo Scotti, essendo l’autore uno dei massimi
scrittori italiani della Resistenza. Ma anche “La mia casa è dove sono felice.
Storie di immigrati e emigrati” di Max Mauro e “Lettere dal Sudan” di Anita Bressan sono due libri che coniugano bella scrittura,
narrazione avvincente a un impegno sociale e civile che la Kappa Vu
persegue in tutte le sue pubblicazioni.