Area riservata

Ricerca  
 
Biografia  
 
Diritti d'autore  
 
Siti amici  
 
News  
 
Il cerchio infinito  
 
Canti celtici  
 
Poesie  
 
Racconti  
 
Scritti di altri autori  
 
Editoriali  
 
Recensioni  
 
Libri e interviste  
 
Intervista all'autore  
 
Letteratura  
 
Freschi di stampa  
 
Il mondo dell'editoria  
 
Le Agenzie Letterarie  
 
Fotografie  
 
 
 

  Il mondo dell'editoria  »  Kappa Vu - Parla Mauro Daltin dell'Ufficio Stampa 15/06/2006
 

Risponde Mauro Daltin dell’Ufficio Stampa della casa editrice Kappa Vu (www.kappavu.it)

 

 

 

Le origini della vostra casa editrice?

 

La Kappa Vu nasce nel 1987 e sin dai primi anni ha un’attenzione verso le tematiche sociali, politiche e storiche. Inoltre è molto attenta alla tutela delle lingue minoritarie con la pubblicazione di volumi multilingue (friulano, italiano, sloveno e così via). Negli ultimi anni ha ampliato la sua produzione e la distribuzione, pubblicando narrativa, poesia e ricerche nell’ambito sociale.

 

 

 

Quali sono gli elementi di originalità del vostro progetto?

 

Tutta la produzione di libri è accompagnata da una fitta attività promozionale e la Kappa Vu si è sempre caratterizzata non solo come casa editrice ma anche come punto di riferimento culturale, impegnato nell’organizzazione di manifestazioni teatrali, musicali, oltre che letterarie. Il nostro progetto editoriale è diversificato in varie collane. Storia, narrativa, poesia, libri per bambini, libri in lingua friulana, saggistica sociale e politica. In questa eterogenea produzione il filo che lega tutti i libri è riconducibile al fatto che un libro della Kappa Vu deve far riflettere, deve portare un punto di vista differente sulle cose, deve cercare una strada altra da quella battuta di solito. E tutto questo con un impegno sociale e civile e una presa di posizione sulle vicende che ci ruotano attorno. E’ un’attività in continuo fermento e cambiamento. Cerchiamo di ritagliarci uno spazio basando il nostro lavoro sulla qualità del libro (veste grafica, cura nella redazione, promozione eccetera). Crediamo che sia l’unica strada da percorrere per rimanere sul mercato.

 

 

 

Quale pensate che sia il futuro dell’editoria in Italia e della vostra casa editrice in particolare?

 

Il difetto principale che vedo nel presente del mercato editoriale è la concentrazione. Il fatto che tre-quattro gruppi editoriali detengano l’80% dell’intero mercato e che il grande si mangi il piccolo è un fatto negativo, intendo culturalmente negativo. L’esempio dell’Einaudi conglobata nel gruppo Mondadori è solo il più eclatante. Un altro difetto, e cosa da combattere quotidianamente, è l’editoria a pagamento, purtroppo una pratica molto diffusa e avvilente della nostra non-cultura. Le case editrici diventano tipografie, non c’è promozione dei libri (in quanto i costi sono stati già coperti dalla “tassa” dell’autore). E’ avvilente. Si dovrebbe distinguere in qualche modo (con un marchio o un logo) chi fa editoria seria (l’editore deve rischiare, essendo un imprenditore) e chi invece, in modo molto spesso disonesto e facendo leva sui sogni e le illusioni degli autori, non rischia e non promuove. Il primo è un motore culturale, il secondo è un tipografo dove l’autore diventa cliente.

Il futuro dell’editoria italiana, al contrario, è  nelle mani di molte realtà piccole e medie che sono il vero motore della cultura italiana, sia letteraria sia sociale. E’ dato da persone che fanno il loro lavoro con passione coniugando l’aspetto economico dell’impresa a un aspetto culturale. Sono coloro che hanno fiuto, rischiano, lanciano autori, generano ricambio, provano a cambiare lo stato delle cose attraverso i libri.

 

 

 

In Italia si legge poco: di chi è la colpa? Un po’ anche delle case editrici?

 

Domanda non facile. Noi alle presentazioni dei libri, ad esempio, invitiamo anche cantautori, effettuiamo letture, proiettiamo immagini o dvd. In questo modo la presentazione diventa più “attraente” per il pubblico e forse spaventa meno. In generale la difficoltà per le piccole case editrici è soprattutto la visibilità in libreria visto che sono ben esposti i libri dei grandi editori o degli autori più famosi e al contrario spesso i volumi meno conosciuti vengono “nascosti”. Per una piccola casa editrice, quindi, la strada da percorrere è quella di specializzarsi e poi, partendo dal piccolo, cercare di allargare il bacino di lettori. L’Italia è un caso strano. Da un lato c’è un gruppo di lettori fortissimi dall’altro la metà delle persone non acquista un libro all’anno. Le fiere del libro hanno grande successo, le iniziative dei libri accompagnati ai giornali hanno avuto un seguito incredibile, i festival o certe iniziative sono sempre pieni di gente. Eppure sembra che questo bacino di lettori non si allarghi, non vengano conquistati nuovi lettori. Il lavoro da fare è alla base, con i più piccoli, nelle scuole, durante l’infanzia. Un non lettore da piccolo è difficile che si trasformi in un lettore da adulto. Bisogna pensare alla lettura, e farla pensare ai bambini, come un’attività quotidiana, come il mangiare, il bere, il dormire, il guardare la televisione. Non deve essere legata al “dovere”, ma alla sfera del piacere.

 

 

 

Come immaginate possa essere il vostro lettore ideale? E quali passi per avvicinare i lettori ai libri da voi editi?

 

Un prototipo di lettore di libri della Kappa Vu non esiste. Possiamo dire che si tratta di persone curiose, che vogliono soffermarsi sulle cose, che si informano quotidianamente anche attraverso i libri. Ma non solo. Crediamo di avere una cerchia di lettori con caratteristiche varie, da chi cerca nel libro un momento per pensare e approfondire a chi cerca un momento più leggero. Inoltre, con la pubblicazione di libri per bambini, raggiungiamo una fascia molto importante, quella dei futuri lettori. Ovviamente le fasce di mercato a cui far riferimento sono moltissime; crediamo che aumentando la promozione, la distribuzione e quindi la visibilità crescerà automaticamente il numero di lettori che si avvicinano alla nostra casa editrice. E’ un lavoro lungo.

 

 

 

Quale dei vostri libri vi ha dato le maggiori soddisfazioni e perché?

 

Dipende dalla collana. Sicuramente nella narrativa il libro “Volevamo essere i Tupamaros e altri racconti di pallone” di Paolo Patui è un libro importante perché coniuga l’impegno civile e sociale dell’autore con un argomento, il calcio, che è commerciale. Questo mix non è facile trovarlo. Nella collana di Resistenzastorica il libro “Operazione Foibe. Tra storia e mito” di Claudia Cernigoi è una ricerca che fa chiarezza, documentando ogni cosa, su una delle questioni più controverse della nostra storia recente. E anche “Tre storie partigiane” di Giacomo Scotti, essendo l’autore uno dei massimi scrittori italiani della Resistenza. Ma anche “La mia casa è dove sono felice. Storie di immigrati e emigrati” di Max Mauro e “Lettere dal Sudan” di Anita Bressan sono due libri che coniugano bella scrittura, narrazione avvincente a un impegno sociale e civile che la Kappa Vu persegue in tutte le sue pubblicazioni.

 

 

 
©2006 ArteInsieme, « 02240869 »