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  Il mondo dell'editoria  »  Achab 22/09/2006
 

Risponde l’editore Paolo Rossignoli  delle Edizioni Achab di Verona.

http://www.edizioni-achab.it/

 

 

 

Da anni impegnato nel volontariato, nella solidarietà e nella cooperazione internazionale, ho pensato che fosse necessario creare una nuova realtà editoriale attenta agli avvenimenti del sud del mondo o delle zone di conflitto.

Vi è una frase dell’eroe nazionale cubano Josè Martì che sintetizza al meglio i principi su cui si fondano le Edizioni Achab: l’unico modo per essere liberi è essere colti.

 

 

Le origini della vostra casa editrice?

 

Casa editrice nata allo scopo di diffondere in Italia, tramite riviste e libri, la conoscenza di tematiche e problematiche relative ad ambiti sociali, politici, economici e culturali del sud del mondo, con speciale attenzione alle aree di conflitto.

La linea editoriale specializzata in geopolitica internazionale viene affiancata con cognizione da collane riguardanti la memoria storica italiana, la fotografia ed il disegno, la narrativa e una nuova collana per ragazzi.

Primo sforzo editoriale è stata la rivista di geopolitica "Maíz - a sud dell'informazione", (Marzo 1998), pubblicazione mensile realizzata grazie all'impegno comune di giornalisti, cooperanti e volontari. In seguito, nel febbraio 2000 è stata presentata alla Fiera Internazionale del libro a La Habana la rivista "Isla Grande", mensile specializzato in tematiche cubane. Le pubblicazione cartacee delle riviste sono per ora sospese, in attesa di tempi migliori.

Manteniamo però aperta una finestra sul mondo attraverso il nostro sito, proponendo pagine informative.

Ora tutti i nostri sforzi sono orientati alla pubblicazione di libri.

 

 

Quali sono gli elementi di originalità del vostro progetto?

 

Credo che il nostro punto di forza sia la partecipazione, lo “stare dentro” al progetto editoriale.

Nella maggior parte dei casi, con le nostre pubblicazioni affrontiamo temi a cui spesso redattori e collaboratori partecipano direttamente e che  conoscono profondamente. Problematiche che a volte sembrano, per tempi e luoghi, estremamente diverse e lontane tra loro, ma poi, analizzate da vicino, si rivelano frutto di un unico contesto globale.

 

 

Quale pensate che sia il futuro dell’editoria in Italia e della vostra casa editrice in particolare?

 

Il futuro lo vedo nero. L’editoria italiana paga le conseguenze dell’impoverimento culturale della nostra società. L’omologazione del pensiero dettato dalla predominanza della televisione ha portato a dati falsati e fuori da ogni contesto intellettuale.

Ci troviamo di fronte a testi mediocri venduti in milioni di copie o capolavori quasi regalati dai giornali che spesso servono solo a far bella mostra, tutti in ordine e spolverati nelle librerie di casa.

Le edizioni Achab, oltre ad essere una piccola realtà economica, insistono nel continuare a proporre libri scomodi, difficili da far recensire e quindi far conoscere ad un pubblico più ampio.

Se la situazione nel campo della distribuzione e della promozione non cambia, non sarà facile andare avanti per molti piccoli editori.

 

 

In Italia si legge poco: di chi è la colpa? Un po’ anche delle case editrici?

 

Se analizziamo le tematiche di geopolitica internazionale, credo che la gente sia soddisfatta dalle notizie dei giornali, confidando che con poche righe si possano esaurire problematiche in realtà molto complesse, anziché approfondirle nei testi.

Non sono da sottovalutare le condizioni economiche non sempre favorevoli e la carenza di tempo libero da poter dedicare alla lettura. Nei limiti del  possibile noi cerchiamo di tenere un prezzo di copertina basso e di proporre libri non troppo voluminosi, ma non sempre è facile, per le ingenti spese che sono spesso costrette ad affrontare le piccole case editrici.

 

 

Come immaginate possa essere il vostro lettore ideale? E quali passi per avvicinare i lettori ai libri da voi editi?

 

La cosa che più mi conforta è che il mondo dei nostri lettori è davvero variegato.

Sono solito vantare che molti nostri volumi vengono acquistati da centri sociali, congregazioni di suore, da università e movimenti spontanei, anarchici o frati comboniani.

Sono tante le iniziative legate alle nostre pubblicazioni. I nostri autori partecipano a dibattiti e serate di presentazione; siamo presenti in prima persona a parecchie iniziative culturali e di movimento, indipendentemente dalla possibilità di vendere qualche volume. Le nostre pagine informative sul web sono molto visitate, ormai superiamo facilmente i 60.000 contatti mensili.

 

 

Quale dei vostri libri vi ha dato le maggiori soddisfazioni e perché?

 

Sono diversi i testi che ci  hanno dato soddisfazione, ma forse quello che più ci ha sorpresi, per l’interesse riscontrato, è stato il libro del giovane autore Carlo Batà su Thomas Sankara, un rivoluzionario del Burkina Faso praticamente sconosciuto in Italia che ci ha “costretti” ad una veloce ristampa.

 

 

 

 

 

 
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