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  Intervista all'autore  »  Intervista a Piero Colonna Romano 14/01/2013
 

Intervista a Piero Colonna Romano

 

 

Chi è Piero Colonna Romano?

 

Nato a Palermo il 13 marzo 1941, per ragioni legate all’attività del padre e, successivamente al mio lavoro, ho sempre viaggiato, in lungo ed in largo, per l’Italia.

Studi a Gorizia, università a Trieste (economia e commercio) e successiva specializzazione in scienza delle comunicazioni.

Ho lavorato, per numerosissime aziende, fin dal 1962, iniziando con la, allora, pregevolissima Olivetti (Ivrea). Quindi Zanussi, Iberna, Candy, Simac ecc. fino a concludere l’attività lavorativa quale consulente aziendale anche per aziende statunitensi e svedesi.

Oggi, in pensione dalla fine del 2000, continuo (almeno ci provo…) ad esercitare l’ultima attività e vivo a Lavagno (Vr) con mia moglie.

 

Perché scrivi?

 

Ho sempre scritto molto, a causa della mia attività professionale, ma alla poesia sono approdato casualmente: scrissi, ma si trattava di una mia riflessione filosofica, una poesia intitolata Il Tempo. Casualmente trovai, navigando in internet, un sito di poesia (La Finestra Eterea) che aveva indetto un concorso. Avendo a disposizione quella poesia decisi di mandarla. Dopo circa sei mesi ricevetti una comunicazione con la quale mi si informava che il componimento era stato premiato con un diploma di merito.

Cominciai così ad interessarmi di poesia e tentai qualche altro esperimento, approdando all’ottimo sito del prof. Lorenzo De Ninis.

La prima risposta alla tua domanda è, sinceramente, per curiosità.

Quella più profonda, probabilmente, è per confrontarmi con me stesso. E quella spudorata è perché (non ho mai capito il perché) le mie poesie ricevettero da subito consensi. E questo appaga orgoglio ed ambizione.

 

La creatività è un momento di estasi, oppure il tormento di chi matura idee e cerca di parteciparle agli altri?

 

Credo che, nell’espressione di ogni forma d’arte, molto conti l’ outing”. Il confessarsi, magari nascondendosi dietro metafore, dietro ermetismi, dietro astrazioni. Il mettersi a nudo, col sottile piacere di mostrarsi (magari nascondendosi) agli altri. In altri termini è esibizionismo.

 

E’ notorio che per poter scrivere è indispensabile leggere. Che cosa leggi principalmente?

 

Ho sempre letto moltissimo e sin da bambino. Verso i 10/12 anni avevo già letto, probabilmente caoticamente, Dostojewsky, Ibsen e quindi i grandi scrittori americani (Steinbeck, Faulkner, Caldwell ecc.) per proseguire con i Levi, i Calvino, i Borges ecc.

Oggi gli autori che più frequento sono i classici greci e latini, libri che trattano di filosofia. Ho appena ultimato il Fedro, il Gorgia, Il de Rerum natura di Lucrezio.

Purtroppo non conosco né il greco né il latino e, quindi, mi affido alle traduzioni, comunque godendone e tentando di imparare.

 

Qual è il tuo poeta preferito e perché?

 

In assoluto Dante Alighieri. Nel gioco della torre salverei lui soltanto. Per la sua universalità nell’esprimere sentimenti, storia, morale.

Un po’ quello che direi di Mozart per la musica (che amo al di sopra di qualsiasi altra arte, per inciso).

 

Qual é il tuo narratore preferito e perché?

 

In altro gioco della torre salverei Italo Calvino, in ogni suo periodo storico/letterario. (e mi piange il cuore per Borges…)

 

C’è sempre dentro di noi un desiderio latente, quello che si suole definire un sogno nel cassetto e che, in campo letterario, è l’aspirazione a scrivere qualche cosa di irripetibile. Nel tuo caso qual é?

 

Credo che ognuno di noi scriva “qualcosa di irripetibile” perché unica è la storia personale, unico il sentire, unico l’esprimersi. Ma non ho “sogni nel cassetto” e, a ben pensarci, non ne ho mai avuti. Ho vissuto, e vivo, con curiosità. Cerco di imparare, credo d’avere nulla da insegnare, per dirla con Socrate, so di non sapere.

 

 

 

 
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