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  Intervista all'autore  »  Intervista a Franca Canapini 14/03/2009
 

L’intervista è a Franca Canapini, che così dice di sé:

 

Sono nata a Chianciano Terme (Si), il 17 ottobre 1951 e vivo ad Arezzo.

Sposata, due figli maschi e due nipotine femmine, insegno Lettere in una scuola media della mia città. Alcune mie poesie si trovano in un’antologia di poesia contemporanea, ma solo ultimamente ho trovato un po’ di tempo per dedicarmi seriamente alla scrittura.

 

 

Perché scrivi?

 

Per passione; perché mi dà gioia vedere i miei sentimenti, certe esperienze, alcune idee, fissati in un foglio, rubati al tempo, fermati.  Anche se le parole si accostano in maniera tale che non rappresentano mai in pieno quello che sento o penso; per cui ciò che mi appare nello scritto è solo parvenza, ombra di quanto volevo comunicare.

 

 

Alla base di tutte le tue opere c’è un messaggio che intendi rivolgere agli altri?

 

Se ci penso bene, forse sì: la mia visione del Mondo, il mio forte senso di giustizia, il valore della compassione, l’importanza della comunicazione  artistica per costruire la pace.

 

 

Ritieni che leggere sia importante per poter scrivere?

 

Penso che leggere serva a migliorare il linguaggio, ad imparare le tecniche, a conoscere tante diverse sensibilità o mondi fantastici; ma per scrivere qualcosa di originale occorre creatività, quel quid personale che ti fa interpretare i fatti in modo del tutto inconsueto e al contempo fruibile da altri.

Insomma credo che le buone letture servano a migliorare la nostra scrittura, ma che non ci facciano scrittori eccelsi.

 

 

Che cosa leggi di solito?

 

Il mio leggere per piacere (che non si parla di quelli letti per il lavoro) è stato sempre caotico; un po’ di tutto. Una volta, quando avevo più tempo, leggevo dai fumetti, ai grandi romanzi dell’Ottocento e Novecento, ai saggi storici, alla poesia, alla fantascienza, ai gialli.

Oggi? Ho in giro, in vari angoli della casa, libri di poesia che apro e chiudo e riapro, sbocconcellandoli (ancora e sempre il primo Neruda e le Elegie duinesi di Rilke; Lorca; Pessoa, l’ho solo cominciato; Merini, ma mi piace solo in parte; Dickinson, a parte qualcosa mi lascia perplessa; Milo de Angelis che non conoscevo e sto scoprendo; ho ripreso con Baudelaire). L’ultimo romanzo letto con soddisfazione è La solitudine dei numeri primi; l’ultimo saggio, American vertigo di H. B. Levy, che consiglio vivamente. Ora sono, per curiosità e lavoro, su Il fuoco di D’Annunzio, ma proprio non lo digerisco. Infine ho aperti in giro Ricordi, sogni, riflessioni  di Yung e Psiche e techne di Galimberti, non saprei dire quando li finirò. Di solito apro i libri a caso e intraleggo, se mi colpiscono mi fermo e approfondisco.

Ultimamente leggo con grande interesse quello che trovo nei blog.

 

 

Quando hai iniziato a scrivere?

 

Qualche poesiola cominciai a scriverla verso gli undici anni e continuai; a volte producendo intensamente, a volte, scoraggiata, lasciando perdere; ma sempre con la sensazione che era quella la mia dimensione più autentica e che avrei dovuto rimandare a tempi migliori. Le leggevo a qualche amico/a, ma non ho trovato mai grandi riscontri. Tranne per un amico (mi stai leggendo Giusi?) che mi ha sempre incoraggiata a continuare.

 

 

I tuoi rapporti con l’editoria.

 

Sono stati talmente superficiali che potrei dire: “ Non ce ne sono stati “. Non li escludo per il futuro, anzi lo spero, qualora riuscissi a scrivere qualcosa che mi soddisfacesse davvero.

 

 

Che cosa ti piacerebbe scrivere?

 

Fino a qualche tempo fa avrei risposto  cento pagine di poesia o prosa scolpite.

Oggi dico solo che mi piacerebbe avere più tempo per scrivere in generale, provando ad esprimermi in varie forme, poesie, racconti, articoli di argomento politico-sociale.

 

 

Scrivere ha cambiato in modo radicale la tua vita?

 

Esprimermi con la scrittura ha sempre fatto parte della mia vita.

 

 

Qualche consiglio per chi ha intenzione di iniziare a scrivere.

 

Farlo solo se si sente un viscerale bisogno, altrimenti c’è ben altro da fare: vivere. In fondo chi scrive, più che vivere, guarda vivere o immagina di vivere.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 
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