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  Intervista all'autore  »  Intervista a Paola Sagrado 20/03/2009
 

Intervista a Paola Sagrado, che così si presenta:

 

Vivo in Sicilia, mi occupo di grafica pubblicitaria e web design. Amo l’arte in tutte le sue espressioni: dall’arte figurativa, alla letteratura, alla fotografia, al cinema, alla musica.

Scrivo da sempre.

 

Nel 2001 ho partecipato alla XV edizione del Premio di Poesia Giovanile “Mario Gori” della città di Ragusa, ottenendo la segnalazione con la lirica La città antica.

 

Nel 2007 ho pubblicato, con la Casa Editrice “Il Filo” di Roma, una raccolta di poesie dal titolo “Il diavolo piange”:

http://www.ilfiloonline.it/shop/product_info.php?products_id=1493

 

Nel 2009 ho partecipato all’Antologia del Giardino dei Poeti:

http://giardinodeipoeti.splinder.com/tag/recensioni+antologia

 

Sono presente su diversi blog e siti dedicati alla poesia.

 

 

Perché scrivi?

 

Scrivo perché mi viene dato qualcosa. Non mi siedo mai alla scrivania pensando: “ora scrivo una poesia”. Ad un certo punto, semplicemente, accade! I versi arrivano come un’improvvisa rivelazione nei momenti più impensati: di notte, mentre cerco parcheggio, mentre partecipo ad una riunione… è un processo che inizia così, in un modo assolutamente inaspettato.

Solo dopo intervengo io, forse rovinando tutto.  

Come Garcia Lorca, Borges e molti altri, sono portata a pensare che l’artista sia un medium, un tramite, che riceva un dono misterioso da “qualcosa” che forse è al di fuori di lui. Questo “qualcosa” nei secoli è stato chiamato in molti modi: musa, spirito, grande memoria ereditata dai nostri padri, subcosciente collettivo.

Personalmente, scrivo solo quando mi viene dato questo dono e sento l’obbligo morale di trasmetterlo nel modo più fedele possibile.

 

 

Alla base di tutte le tue opere c’è un messaggio che intendi rivolgere agli altri?

 

Come ho detto, il mio modo di scrivere mi porta ad esprimere ciò che ho dentro nel modo più fedele possibile. Ciò vuol dire che mi presento al lettore per quella che sono, con tutti i miei dubbi e i miei limiti terribilmente umani. Non a caso ho intitolato la mia raccolta di poesie “Il diavolo piange”. Flavia Weisghizzi, l’autrice della prefazione, ha scritto: “Cosa accade quando anche il diavolo piange è qualcosa cui è difficile dare una risposta, ciò nondimeno è difficile non sentire una compartecipazione emotiva per questa sconfitta, che assomiglia in maniera così forte anche a quella dell’umanità, che per dare vita a un nuovo inizio deve rimboccarsi le maniche, alzare gli occhi al cielo e ricominciare a sperare”. Ecco, mi pare che, in poche righe, abbia colto esattamente il messaggio che intendevo trasmettere.

 

 

Ritieni che leggere sia importante per poter scrivere?

 

Leggere non è indispensabile, ma senz’altro arricchisce, stimola il senso critico, favorisce lo sviluppo di un proprio stile personale e quindi aiuta a scrivere con maggiore consapevolezza ed efficacia.  Tra l’altro credo, oggi più che mai, che la letteratura debba assumersi anche un ruolo di impegno sociale. L’autore impegnato sa di dire cose importanti, perciò deve avere con la scrittura un rapporto di responsabilità e usare un linguaggio appropriato.

 

 

Che cosa leggi di solito?

 

Mi piace leggere di tutto:  romanzi, saggi, editoriali, fumetti… e ovviamente molta, molta poesia!

 

 

Quando hai iniziato a scrivere?

 

A scuola, nelle materie letterarie, avevo sempre voti altissimi, scrivevo di tanto in tanto delle rime per il compleanno di qualche amico, dei raccontini per divertimento, mi piaceva scrivere lunghe lettere agli amici lontani, ma niente mi faceva presagire che avrei mai sviluppato una tale passione per la poesia. Poi, a 21 anni, mi capitò per caso tra le mani un volume di poesie di Federico Garcia Lorca. Lo lessi ed in quel momento fu come se una finestra si fosse aperta nella mia percezione. Sono iniziati ad arrivare i primi versi e così, pian piano, ho imparato a dare loro una forma, a dosarli, a limarli e a criptarvi dentro tutto, tutto quello che di me non potevo confidare a nessuno.

 

 

I tuoi rapporti con l’editoria.

 

Premetto che con la mia casa editrice mi sono trovata benissimo. E’ stata molto professionale e corretta nell’applicare il contratto e non si è limitata soltanto a curare la stampa tipografica del libro, ma anche la sua pubblicizzazione e la sua distribuzione tramite rete nazionale.

Io, come tanti, forse troppi rispetto ai lettori disponibili, ho scelto di pubblicare perché in quel momento sentivo l’esigenza di dare un ordine, una coerenza, una paternità alle poesie che da anni giacevano nel cassetto… ma per il futuro credo che tutto il sistema dovrà essere completamente ripensato visto che, nei prossimi anni, l’editoria sarà trasferita quasi per intero su internet e il cartaceo prodotto sarà molto poco.

 

 

Che cosa ti piacerebbe scrivere?

 

Poesia, poesia, solo poesia. E magari le mie memorie, quando sarò anziana.

 

 

Scrivere ha cambiato in modo radicale la tua vita?

 

Scrivere no, perché incarno esattamente ciò che scrivo. Sono me stessa come sono poeta. Pubblicare invece sì. Tirare finalmente fuori le poesie dal cassetto e confrontarmi con altri poeti sui siti dedicati alla poesia, ha cambiato molto la mia vita. Mi è successo di trovare dei miei versi citati nei blog di persone a me completamente sconosciute, mi è successo di conoscere dei poeti e persone straordinarie come te, Renzo, come Cristina Bove e tutti gli altri (consentimi di inviare loro un abbraccio anche da questo ricchissimo sito) con i quali abbiamo realizzato insieme l’Antologia del Giardino dei poeti: una delle esperienze che ricorderò sempre come una tra le più belle della mia vita.

Da queste feconde esperienze, ho capito che senso ha scrivere oggi per me: non è più né pubblicare, né collezionare recensioni né vincere concorsi o onorificenze. 

E' invece esprimere, nel modo più pieno e completo possibile, ciò che sono. E’ incarnare la mia poesia e condividerla con tutti, gratuitamente come la ricevo. E’ conoscere altri poeti e creare insieme interessanti circoli letterari virtuali e reti di scambio culturale tra artisti e persone sensibili all’arte. E’ recuperare il ruolo cardine dell’arte in una società che sembra non riuscire più ad evolversi. L’arte, infatti, ha come finalità ultima la bellezza. E la bellezza può trasmettere una verità ultraterrena in quanto è rivelazione di ciò che oltrepassa i nostri sensi e tende ad elevare l’uomo, sempre più oppresso dalla materialità quotidiana.

 

 

Qualche consiglio per chi ha intenzione di iniziare a scrivere.

 

Consiglierei innanzitutto di leggere molto, di scrivere di ciò che si conosce e di farlo solo quando si sente di avere qualcosa da dire.

 

 

 
©2006 ArteInsieme, « 09045035 »