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  Intervista all'autore  »  Intervista a Giuseppe Gambini 14/01/2010
 

L’intervistato è Giuseppe Gambini, di cui di seguito riporto una breve biobibliografia:

 

Giuseppe Gambini, nasce a Torre del Greco (NA) nel 1948.

Attualmente è pensionato e risiede a Garbagnate Milanese. Da oltre 40 anni s’interessa per passione e divertimento di Teatro e Poesia. Nell’ambito del Teatro s'è proposto e si propone con diversi spettacoli tra cui anche due prime nazionali recensite dalla rivista «Sipario»; l’ultimo lavoro teatrale l’ha dedicato proprio alla Poesia dal titolo «Dal sogno d’infanzia… alla seconda età». Ha scritto ed interpretato anche sceneggiature per saggi di danza.

Come poeta e scrittore, pur scrivendo da ragazzo, è solo da qualche anno che presenta i suoi componimenti ai vari concorsi, raccogliendo sinora diversi riconoscimenti, tra i quali alcuni primi, secondi e terzi posti, più diverse menzioni d'onore, premi speciali e segnalazioni; inoltre alcuni suoi aforismi sono stati selezionati e pubblicati nel libro «L’albero degli aforismi» (ed. Lietocolle).

Una sua silloge «L’amaro caffè della vita» è stata pubblicata dall’Editore Vitale di Sanremo il cui ricavato l'ha devoluto in beneficenza. Altri suoi componimenti sono presenti in antologie edite dai vari concorsi ai quali ha partecipato e due in particolare sono state scelte e pubblicate nelle Antologie “Parole tra le pagine” a cura da Gloria Venturini e “S’io fossi fuoco” a cura da Elena Grandi, entrambe per la Albus Edizioni di Napoli.

Proprio per questa Casa Editrice prossimamente curerà un'antologia dedicata alla Vita e al Teatro.

Negli ultimi due anni è stato anche membro di Giuria ai Premi “Le Nuvole-Peter Russell” di Napoli e “L’arcobaleno della Vita” di Lendinara (RO).

 

Perché scrivi?

Di solito per diletto. Ma soprattutto perché quando scrivo, penso, rifletto. Mi esprimo molto meglio con la penna che con la parola. I miei pensieri riesco a confidarli più a un foglio di carta che direttamente alle persone, non perché mi difetti la comunicazione con gli altri o perché sia timido (faccio teatro da oltre 40 anni!), ma semplicemente perché riesco a concentrarmi maggiormente, dicendo le cose giuste (giuste per me, ma ovviamente opinabili) in modo più conciso e corretto.

Alla base di tutte le tue opere c’è un messaggio che intendi rivolgere agli altri?

Assolutamente no. Sarei troppo presuntuoso nell'affermare ciò e credo che qualsiasi autore quando scrive non si prefigga a priori l'invio d'un messaggio. Io scrivo semplicemente solo quando provo delle emozioni e cerco subito di metterle sulla carta, affinchè quei pochi amici o parenti che le leggeranno possano a loro volta emozionarsi. Il messaggio – se messaggio può esistere – è il lettore che deve intravederlo tra le righe. I messaggi, secondo me, sono un po' come ombre nella nebbia: a volte si vedono, altre volte s'intravedono, dipende dall'intensità della nebbia e la nebbia è la nostra scrittura.

Ritieni che leggere sia importante per poter scrivere?    

Certamente sì e ciò dovrebbe avvenire dalla più giovane età possibile. Ricordo ancora il primo romanzo per ragazzi che mi fu regalato all'età di 8-9 anni da mio zio, era di Salgari e parlava delle avventure dei tigrotti di Mompracem. Purtroppo ai ragazzi d'oggi s'inculca solo la cultura dell'informatica e dell'inglese... ma se non imparano prima l'italiano, come faranno poi a imparare le altre lingue! Nella scuola italiana si legge poco e ancor meno in famiglia, dove il vero “padrone” oggi è il computer e la TV, quella della sottocultura.

Che cosa leggi di solito?

Ho sempre letto di tutto in vita mia. La mia preparazione scolastica è stata di natura tecnica per volontà dei genitori, mentre già dalla Scuola Media avevo più una predisposizione per le materie letterarie e per il disegno artistico. Infatti mi sono diplomato in elettrotecnica, ho lavorato nel settore della programmazione informatica, ma come hobby per oltre 40 anni ho coltivato la passione per il teatro e la scrittura in genere... così non ho deluso nessuno.

Quando hai iniziato a scrivere?

Per la passione di cui dicevo prima, sin da ragazzo, andando a intasare i cassetti della mia scrivania e libreria. Solo quando questi stavano straripando, un mio amico ha raccolto qualche composizione poetica e non, le ha lette e mi ha invogliato ad inviarle un po' in giro ai mille concorsi, seri e poco seri, che pullulano sul territorio nazionale. E così da 5-6 anni sto raccogliendo un po' di gratificazioni che fanno molto bene soprattutto allo spirito e al morale.

I tuoi rapporti con l’editoria.       

Negativi! Ho avuto, sì, delle proposte editoriali, ma – sembra una contraddizione - per gli autori emergenti è difficilissimo emergere. Se hai soldi da investire ti produci da solo il libro e te lo vendi; l'editore in ogni caso ci guadagna, mentre l'autore alla men peggio ci rimette. Quindi se a fondo perduto qualcuno vuole togliersi la soddisfazione di far stampare il proprio manoscritto, fortunato lui... per gli altri resta solo una chimera! Personalmente il massimo che ho potuto investire è stata la possibilità di far stampare in proprio solo una cinquantina di copie di una mia silloge dal titolo “L'amaro caffè della Vita” che aveva vinto una menzione d'onore al Premio “L'Arcobaleno della Vita” di Lendinara e l'ho distribuita ad amici e parenti chiedendo loro un'offerta, il cui ricavato netto l'ho dato poi in beneficenza. Comunque sono presente, unitamente ad altri autori emergenti, in diverse antologie di concorsi e di case editrici.

Che cosa ti piacerebbe scrivere?          

Un romanzo di 700-800 pagine, come si usa oggi... così nei prossimi 15-20 anni (lascio fare al Padreterno) potrei correggerne la bozza e poi nell'aldilà tranquillamente me lo leggerei, avendo un po' di eternità a disposizione!... Naturalmente scherzo!... non ho una precisa aspirazione in merito, perché scrivo d'istinto, non mi sento di programmare queste cose... basta programmare, l'ho fatto una vita intera sui computer!

Scrivere ha cambiato in modo radicale la tua vita? 

Direi di no, perché l'ho sempre fatto da ragazzo, naturalmente... più che cambiarla, diciamo che lo scrivere mi ha aiutato a viverla meglio la vita, unitamente anche all'altra mia passione che è stato il Teatro.

Qualche consiglio per chi ha intenzione di iniziare a scrivere.

Iniziate prima a leggere... leggere... leggere... di tutto e di più! Poi chiudete i libri e pensate con la vostra testa e il vostro cuore... vedrete che con naturalezza, razionalità e sentimento, prima o poi scriverete tante emozioni!

 

 

 

 

 

 

 

 
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