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  Freschi di stampa  »  Anno 2002. Diario di un anno, di Brandisio Andolfi - Editrice Genesi 11/02/2019
 
Anno 2002.

Diario di un anno

di Brandisio Andolfi

Editrice Genesi

www.genesi.org

Narrativa

Pagg. 112

ISBN 9788874146925

Prezzo Euro 10,00





Brandisio Andolfi, come già altre volte affermato, è un amico di vecchia data, di cui ho sempre il piacere di leggere in anticipo quanto egli, nell’ascesa al sole dell’intelletto, elabora nel prolifico e instancabile cammino culturale e letterario, che lo vede costantemente impegnato da oltre quarant’anni. È poeta e scrittore affermato e ben noto al pubblico degli intellettuali. Presente in numerose antologie poetiche, dizionari storici e riviste letterarie, ha al suo attivo la pubblicazione di venti sillogi poetiche, di due saggi storici (Muzio Attendolo Sforza – un condottiero alla corte di Giovanna II di Napoli e I luoghi della memoria – Usi costumi, mestieri, tradizioni e ricordi di guerra a Sessa Aurunca negli anni 1930-1970), di vari studi critici, quali: Vincenzo Rossi – poeta, narratore e saggista; Gaetano Andresani; Rudy De Cadaval – una vita storicizzata; Umanisti Campani: Giannantonio Campano, Elisio Calenzio e Luigi Tansillo; Antonio Crecchia – l’uomo, il poeta, il saggista. Ha conseguito numerosi primi e secondi premi dal 1985 ad oggi in Italia e all’estero; a questi vanno aggiunti vari Premi per meriti culturali, con diploma d’onore e motivazione d’encomio rilasciati da Università degli Studi, Enti, Associazioni culturali, Comuni, Province e Regioni d’Italia. 
Per una conoscenza approfondita di questo valente e prolifico Autore, rimando all’antologia critica 
Brandisio Andolfi nel giudizio della critica, a cura del sottoscritto (BastogiLibri – Roma 2014 – pagg. 280).

Di recente, ho avuto in lettura, scritto a penna su carta rigata formato protocollo, un “diario”, risalente al 2002. L’autore ha vergato su un’agenda il prodotto dei suoi pensieri, riflessioni e considerazioni varie maturate nel corso di un intero anno. Infatti ha una scansione giornaliera, seguendo rigorosamente l’ordine del calendario, con annotazioni riguardanti di preferenza “la natura e il clima”. Sicuramente l’opera segue il disegno dell’autore di dare vita ad una raccolta di annotazioni distribuite con cura e impegno nelle pagine dell’agenda per meglio conservare memoria di un anno particolare, che segna il passaggio da un secolare sistema monetario basato sulla “Lira”, all’uso, e consumo, dell’Euro, moneta europea che ha penalizzato fortemente le classi più deboli, lavoratori dipendenti e pensionati italiani. 
Non mi pare ci sia stato l’intento di creare un prodotto letterario su temi prefissati, ma piuttosto l’intenzione di fornire ai suoi lettori di oggi e di domani un contributo esplicativo della sua propensione alla letteratura, a raccontarsi dentro uno schema di vita vissuta da persona seria, laboriosa, amante della natura, della tranquillità, della cultura in senso lato, delle amicizie che arricchiscono il suo vigore intellettuale, morale e civile. 
Chi legge il diario, si rende subito conto che l’autore, in una felice vena di confessioni, vuol fissare sulla carta e rendere conto, anzitutto a se stesso, quanto gli “
ditta dentro” quello spiritello che lo mette in fibrillazione allorché si sie­de alla scrivania con l’intenzione di scrivere alcune righe, tante quante gliene consentono gli spazi a disposizione, uguali per quanto riguarda i giorni feriali, più ristretti quelli relativi alla domenica. 
Bisogna dargli atto della costanza, continuità e pazienza dedicate giornalmente a un lavoro di meditazioni e appunti in relazione al clima temporale, ma anche sociale, politico e culturale.

Significanti e significati si susseguono a ritmo incalzante, si tingono dei colori del giorno indicato con una data precisa, caratterizzato da una visione di sapore stagionale, di apertura panica, in presenza di sole e benefiche brezze, che esaltano la bellezza e la gioia di vivere l’attimo, il momento fertile dell’osservazione, della riflessione e dell’espressione. 
Il diario è anche un tributo di fedeltà alla scrittura, quale omaggio alla “
parola” realizzata nella sua concretezza segnica, discorsiva, significativa dei colori, umori, gioie, ansie e preoccupazioni della quotidianità. I lettori di Brandisio Andolfi, leggendo le 365 annotazioni giornaliere, vergate con l’inchiostro dell’anima tesa a uscire dalla prigione dell’ego e immergersi nel mondo delle relazioni sociali, troverà indubbiamente utile e ragionevole rapportarsi alla dimensione umana, morale e religiosa del casertano… 
Con l’intento di essere ascoltato, compreso e riconosciuto come intellettuale dedito a un costante lavoro di ricerca e di espressione dei moti riposti dell’anima, il nostro Scrittore ci parla di incontri con amici, amanti come lui del sapere, di partecipazione a eventi culturali nella sua Caserta e in altre città d’Italia, di premi ottenuti in agoni poetici, delle sue escursioni in amene località della Campania, dell’Abruzzo e dell’Umbria “verde”, della frequenza domenicale in chiesa per accrescere la sua serenità di mente e di cuore, e riscoprire la fede nel silenzio dell’anima. 
Le sue immancabili osservazioni meteorologiche non sono aridi resoconti del “
tempo che fa”, ma lezioni didattiche che rivelano l’utilità o la dannosità di certi fenomeni atmosferici. 
La pioggia, ad esempio, “I
n alcuni giorni di certi mesi di determinate stagioni è una benedizione di Dio sulla terra, la divina aspersione che rinvigorisce la vita delle piante, degli animali e di tutti gli esseri viventi delle Creato. Ma l’uomo tecnologico e incosciente della moderna città ignora l’importanza vitale della pioggia per la natura e la vita terrena. Anzi, impreca e maledice quando la pioggia produce disastri ecologici e morte umana. Ciò è pur vero, ma soltanto quando è l’uomo a non saper provvedere e prevedere i disastri”. 
Poiché l’uomo savio non è mai stanco di “
sapere”, Brandisio, socraticamente intento a ispessire le virtù contenute nella parte intelligente della sua anima, avverte di continuo il bisogno di apprendere cose nuove, leggendo di tutto e alimentando così “la mente e l’anima” con nuove informazioni, che non mancano di fornire palesi spunti di riflessioni. Oggi, poi, acculturarsi non è difficile data la quantità e qualità di “straordinari mezzi di informazione che si hanno a disposizione”, come giustamente osserva il Nostro. “Però la lettura resta sempre il migliore e più efficace mezzo di tutti: è la ginnastica del cervello e allunga il periodo della vecchiaia. Anche i cellulari e tutti i mezzi del Web sono utili ma non come la lettura diretta degli argomenti del sapere su pubblicazioni editoriali e librarie di ogni genere”. 
Brandisio non ha mai dimenticato la sua collaudata funzione di docente, dentro e fuori dalla scuola; riproporsi di continuo come educatore, come conservatore e dispensatore di valori umani, perenni, legati non solo alla civiltà delle lettere ma anche alle sane e oneste tradizioni locali, è una prerogativa di coloro che operano disinteressatamente con il fine di arrecare un qualche beneficio, morale e culturale, alla società di appartenenza. Intenzione vanificata dal moderno “
uomo tecnologico”, il quale, totalmente immerso nella filosofia del libero arbitrio, votato al perseguimento di scopi edonistici e utilitaristici, ha unicamente di mira il possesso dei beni materiali, il soddisfacimento dei suoi istinti naturali. 
Lo spirito, come principio immanente all’uomo e fattore determinante della vita morale, religiosa e intellettuale, ha perso la sua vigoria plasmatrice di individui liberi di pensare e agire autonomamente in sintonia con la volontà di ricerca e di perseguimento delle antiche virtù dei padri. Lo spirito soggettivo è ormai reso totalmente schiavo dallo spirito oggettivo, rappresentato dall’insieme delle istituzioni sociali, storiche, scientifiche, economiche, militari, operanti sotto la bandiera della globalizzazione dei mercati, dove si decide la compra-vendita di tutto, uomo compreso, condizionato e reificato da un apparato ideologico motivato e azionato da presupposti tecno-scientifici e dalle leggi dell’economia e della finanza. 
Brandisio scrive con l’occhio rivolto al presente, alla storia che viaggia con la complessa macchina del progresso scientifico e tecnologico, con i suoi effetti benefici e le sue invenzioni provocatrici di guasti fisici, psichici e ambientali, e l’anima rivolta al passato vissuto in armoniosa quiete e solitudine nelle apriche campagne di Sessa Aurunca. Da qui nostalgie e sussulti di stupore a fronte della natura che si dispiega agli occhi del poeta viaggiatore quando da Caserta ritorna ai luoghi natii o si porta in verdi contrade dell’Abruzzo, dell’Umbria e del Molise. Uscire dalla “città” significa uscire in primo luogo dalla “
rumorosità”, figlia della moderna tecnologia, e poi dal tedio, dal regno degli egoismi, falsità, ipocrisia e vanità, totalmente opposto al vecchio mondo contadino, emblema di serenità, di concordia e purezza di cuore e, quindi, di moralità. 
Nel confronto “
città” e “campagna” risaltano i vistosi segnali di cambiamenti epocali, dei tanti guasti operati dall’uomo nel suo rapportarsi al creato e vivere il proprio tempo. Nella memoria si conserva integra la visione di un passato dove la “vita” penetrava in ogni angolo della terra: una terra mater, poi “matrigna” ora semplicemente un deserto vegetativo, senza l’uomo, ammassato nei “centri” di consumo, di ozi, di divertimenti e balordaggini, di scontri ideologici e politici, di assuefazione a tutti i disagi esistenziali, scandali, congiunture, malizie, corruzione, manipolazione delle coscienze, di adattamento alle mode e gusti stravaganti, della cultura al servizio dei baroni del potere e incapace di tracciare una giusta via per uscire dal caos dei comportamenti infantili e primitivi e dalle opinioni condite con la salsa della stupidità. 
Nelle pagine del “diario”, il professore in quiescenza continua a impartire le sue lezioni, a istruire i giovani sui cambiamenti epocali, sui mali della civiltà industriale, la quale se da un lato ha portato dei miglioramenti sul piano economico, con l’attuazione di norme giuridiche a tutela dei diritti dei lavoratori, dall’altro ha prodotto una marea di atteggiamenti e condizioni di vita negativi: stress, incomprensioni, egoismi, fanatismi, fariseismi, disparità sociali, impoverimento, violenza e criminalità in vertiginosa ascesa; l’assenza di dialogo sereno e aperto, sostituito da diabolico spirito di discordia, spinge l’uno contro l’altro, in una sfida continua, spavalda, ipocrita, che mette a rischio il senso dell’umanità e la sopravvivenza di regole di comportamento etico maturate con l’esperienza di secoli. A questa visione deludente e deprimente, il nostro Scrittore contrappone l’immagine sacra, serena e vivificante di una “sua” natura e vita agreste, dentro la quale è vissuto negli anni della fanciullezza e dell’adolescenza, prima, cioè, di approdare in città, dove i sensi, prigionieri dell’automatismo, dei rumori, dell’inquinamento e del cemento, ignorano cosa significhi vivere in libertà a contatto con la natura, generosa dispensatrice di luce, di aria amena, di serenità e spazi immensi, da cui gli occhi possono elevarsi fino al cielo, le orecchie saziarsi dei moti armoniosi della natura e gli altri sensi saziarsi dei piaceri che effluivano dalle infinite manifestazioni del Creato.

Antonio Crecchi



Brandisio Andolfi nasce a Casale di Carinola nel 1931; fin da bambino vive a Sessa Aurunca, dove studia al rinomato Liceo-Ginnasio “Agostino Nifo”. Si laurea in Lettere Moderne presso l’Università “Federico II” e insegna nelle Scuole Secondarie di Stato. Si trasferisce a Caserta e qui continua la sua attività di docente, poeta, scrittore e saggista. Ha pubblicato 17 libri di poesie: Riflusso, 1985; Nel mio tempo, 1986; Oltre la vita, 1988; Ai limiti del silenzio, 1990; Sulla fuga del tempo, 1991; La voce dei giorni, 1992; Aprire la finestra, 1993; Come zampilla l’acqua, 1995; Il diario della sera, 1996; Alberi curvi d’acqua, 1997; Il mondo è la parola, 1998; Dentro la tua presenza, 1999; Dettati dell’anima (poesie 2000-2004), 2005; Ricordi e Riflessioni, 2007; Alla donna, 2008; La voce dei giorni, 2012; Nel tempo del giorno e della notte (Bastogi Libri Roma); Poesie per caso, 2013, Ed. Convivio; Intime Annotazioni n. 1, 2015, Ed. Convivio (CT). 
Saggi critici: 
Un opuscolo critico-analitico su Vincenzo Rossi, 1998; Un altro su Gaetano Andrisani Poeta, 2000; Su Rudy De Cadaval, 2005; Una vita storicizzata su Muzio Attendolo Sforza. Un condottiero alla corte Giovanna II di Napoli, 2001, Bastogi Foggia; e “Tre umanisti campani: Giannantonio Campano, Elisio Calenzio, Luigi Tansillo”, Bastogi Libri Roma, 2015. 
Ha pubblicato un libro di memorie personali e storiche dal titolo 
I luoghi della memoria. Usi, costumi, tradizioni e ricordi di guerra a Sessa Aurunca 1930-1970, 2005 – Corrado Zano, Sessa Aurunca. Ha pubblicato centinaia di recensioni e analisi critiche scritte su poeti e scrittori contemporanei, raccolte in Letture critiche, Volume I, Bastogi Foggia 2010. 
Hanno parlato di lui e della sua attività letteraria molti critici Vincenzo Rossi, Orazio Tanelli, Giorgio Bárberi Squarotti, Silvano Demarchi, Giuseppe Giacalone, Paolo Valesio, Ferdinando Alfonsi, Rudy De Cadaval, Veniero Scarselli, Nicola Napoletano, Giuseppe Napoletano, Francesco De Napoli, Dante Cerilli e tanti altri ancora. Antonio Crecchia ha scritto un’ampia interessante monografia critico-bio-bibliografica sulla sua produzione letteraria e la poetica dal titolo 
La dimensione estetica di Brandisio Andolfi, Termoli 1994; Leonardo Selvaggi, Una voce poetica dei nostri giorni, Termoli 1999; e Brandisio Andolfi cantore dei nostri tempi, Salerno Edizioni Cronache Italiane 2003. Uno scritto Analisi critico-stilistico formale di alcune poesie scelte elaborato dagli alunni del Liceo Scientifico Statale “Aeclanum” e Liceo Classico annesso: curatrice e coordinatrice Professoressa Luisa Martiniello, Mirabella Eclano (AV), 17 maggio 2007; Gabriella Frenna, L’anima lirica e storica di Brandisio Andolfi, Palermo 2007, AA. VV. Brandisio Andolfi. Nel giudizio della critica, di Antonio Crecchia, Bastogi Libri Roma 2014. Collabora a riviste nazionali e internazionali quali: La nuova tribuna letterariaPunto di VistaPaideiaIl Ponte Italo-AmericanoLatmagLa gazzetta di BolzanoSentieri MolisaniLa fonte di CasertaSìlarusLe Muse-Pignataro Maggiore di Caserta, Vernice di Torino ed altre. 
È inserito in molte Antologie e studi critico-letterari; tra le altre nella collana 
Letture Critiche di Vincenzo Rossi e in quella de L’altro Novecento di Vittoriano Esposito, Bastogi Foggia. È presente nella pubblicazione International Who’s Who in Poetry and Poets’ Encyclopedia a cura di International Biographical Centre di Cambridge (Regno Unito); riviste e vari periodici di Cultura Letteraria. Ha avuto diversi riconoscimenti culturali e più di un centinaio di Premi Letterari. Benemerito della Cultura: Libero de Libero, Arpino (Fr); Gran Premio Histonium-Città di Vasto (CH); Progetto AthanorL’Aquila-RomaPremio Giosuè Carducci-Arte e Cultura-RomaPremio Aeclanum 2007 e Mirabella Eclano 2012Vininversi-Castelvenere Benevento 2012Primo Premio Millesimo (SV) 2014. 
Si è compiaciuto della sua poesia religiosa sua Santità Giovanni Paolo II. Ha avuto rapporti epistolari e letterari con poeti francesi, spagnoli, portoghesi, brasiliani e, in particolare, col poeta inglese Peter Russell, del quale ha relazionato molte opere con scritti critici.

 

ALBERI CURVI D’ACQUA*

Dalla collina alla pianura
una coltre liquida e fangosa
copre ogni vita e le sue orme.
Subito è rovina e morte.
Le acque alte scavalcano i fossi,
rompono gli argini dei fiumi, delle strade
e con la forza invisibile della furia
travolgono l’uomo e le sue opere.
Scompaiono d’un tratto i sogni
delle spose e delle madri.
La speranza si veste a lutto.
Si distendono pesanti sopra il dolore
le ombre della notte alluvionale:
schiacciano i cuori degli uccelli,
d’ogni animale, d’ogni armento.
Annegano Bacco, le colture,
il pensiero del Vate delle Langhe.
Un triste addio alle finestre
scorre sopra alberi curvi d’acqua,
si perde in fondo all’orizzonte
dove occhieggia una luce di speranza
per l’uomo solo sull’uscio dell’attesa.
Che forse la Natura è matrigna
ed il figlio bastardo e violento?

* Per l’alluvione del Novembre 1994 in Piemonte.


SE CANTO ANCORA

Se canto ancora dei tempi andati
non datemi del “matto”,
perché non vedo alcun vate accordare la lira
sulle aspre vicende dei tempi che vanno.
Si è fatto più aperto il solco
tracciato dal ferro del potente
sul terreno che accoglie arido
semi d’ingiustizia e di violenza;
più incolto il giardino, dove rigogliosi
prosperano solo il rovo e l’ortica.
Più non vegetano lucenti i prati nei campi
fustigati dai venti soffocanti delle ciminiere;
né più il fico e la vite gareggiano
d’ombra fresca di foglie col sole d’estate.
E chi ti canta felice, o dolce mia terra,
se non si vede venire più l’uomo
lento al passo dell’antico bove che, raro,
scende dalla collina vestita di croco
a sfidare col vapore delle nari
il puzzo pestifero del rombante trattore?
C’è forse della macchina un cantore?
Sarebbe egli il vero matto.
Sempre più si è allontanato dalla “età dell’oro”
l’uomo che ha sperato di raggiungerla
col ferro ed il motore in siderali luoghi.
A me piace viaggiare sulle ali del cuore
dentro un cielo di quiete che sovrasta
sereno campi di grano e di ulivo,
ascoltare nel vento nuovi canti
farsi sempre più umani per un mondo in armonia.



AL POETA NON FA RIMA IL VERSO

Ai margini della speranza decantata
grida la disperazione bosniaca
il soldato armato d’inquietudine
per una guerra insensata.
Un boato squarcia inatteso
un muro di silenzio innalzato
sul cuore della gente impietrita
nell’attesa d’una pace che mai giunge.
Pennacchi di fumo letale
alluttano monti e paesi solitari;
un requiem diabolico, infernale
serpeggia sulle bocche dei profughi
che vanno piegati come alberi
curvi d’acqua dopo un temporale.
Un infinito correre di parole
aliena pacifisti e guerrafondai
incatenati alle decisioni dei potenti
assisi attorno a scacchiere di morte.
Al poeta non fa rima il verso
con la parola Pace, giacché
non tace il grido di dolore
innalzato sopra un mondo
straziato e senza Luce.



INCONTRO

LEI arriva in una Panda bianca,
parcheggia in un angolo e attende;
LUI arriva in un’Alfa fiammante,
l’abborda invitandola.
Di “prima”, liberi, si dileguano
veloci nel traffico.
Si è già in “quarta”.
Nessuno può raggiungerli
mentre felici corrono
sulle ali di Cupìdo.
È amore di una sera d’estate;
amore breve, già finito mentre scrivo.
LEI una Venere bionda, elegante;
LUI un Adone bruno, molto galante.
Forse uno sguardo furtivo,
forse un sorriso improvviso li attrae
sulla spiaggia-galeotto d’estate.
E passione infiammante che dura una sera.
Nessuno dei due ha tradito la vera,
se un lampo d’amore li ha colti
nell’incontro amanti sinceri.
La notte è di stelle pulite di vento;
è di quiete profonda.



FIGLIO DEL NOVECENTO

Sono anch’io uno dei figli del Novecento
che “per venire dai casali in città passavano
a piedi nudi per antichi tratturi d’asino e volpi”.
Ma mi pascevo d’aria salubre e di sole,
d’amore familiare, di gioia pura, sincera,
come l’acqua che s’attingeva alle polle sorgive
nascoste tra le felci verdi e le fragole fragranti
che ornavano i boschi, sacri custodi dei silenzi
cari a Pan solare e agli Elfi figli della luna.
Poi venne il rombo ferreo, la maligna bomba che
ogni cosa distrusse, ogni essere vivente bruciò.
S’incupirono i cuori e l’anima umana sprofondò
negli Inferi del male tra le braccia della violenza.
Ma tacito il Bene covò la libertà futura.
E crebbi al sole della vita rinnovata
vestito di ricchezza e di progresso sognati
e voluti dall’uomo nuovo: superbo Icaro interplanetario,
rinnovellato d’animo e di mente con le idee
e le parole degli spiriti moderni.
E vissi illuso gli anni del benessere, i tempi
del terrorismo cresciuti sulle miserie dei popoli
senza Dio, ingannati dai risorti tiranni della guerra.
Eppur crollò il muro indistruttibile che
ancora separava genti e ideologie;
si riaccese la fiaccola della pace, che i padri
secretamente avevano tenuto custodita nel tempio
della Fede e che un santo tedòforo porterà
sul tripode del Duemila. Sulla sua soglia
affido a voi le mie speranze, costruttori dell’avvenire,
giacché con me pure il Novecento può morire;
rinnovellati, è speranza, i principi solidali della vita!



ELOGIO ALL’UMBRIA

Umbria, domani e sempre ti vedranno bella
di spirito, di fede, d’arte e di cultura;
ti esalteranno per il tuo amore d’ingegno e di fattura.
Ed ecco Terni con i ferrosi opifici del tecnico progresso,
più in là le Marmore precìpite per il muschioso balzo;
ancora più su la benedetta Norcia, la rosata Cascia.
Quante fonti segrete scaturiscono dal prodigo suolo
lo dicono le acque salutari di San Gemini, le altre pure.
O le cristalline del Clitunno di Carducci vate,
le digestive “Angeliche ”di Nocera Umbra,
le limpide e gelide della “Sorgente ”presso Tadino!
Pulsano nel tuo “cuore verde ”sentimenti francescani
persino in pievi sperdute fra valli e radure.
Grandeggia l’affrescata Assisi dell’opera di Giotto
e Cimabue: città due volte santa per Francesco e Clara.
Ecco la Perugia “Augusta ”per Papi e Imperatori;
la vivibile Todi del famoso Fra Jacopone;
la presepiale Gubbio dei Quaranta Martiri.
(Dov’erano gli arcieri nobili del Calendimaggio?).
O l’ubertosa Umbertide, la libraia Città di Castello
tra i forti manieri di Braccio da Montone e di Ranieri.
Non si dimentichi Marsciano turrita patria di cavalieri:
dal condottiere Attendolo che qui originò Ducati e Signorie.
Ci affascina, Umbria, la tua Spoleto dei “due Mondi";
Orvieto-Cattedrale con l’Inferno di Signorelli;
Deruta “città della ceramica ”famosa più di Gualdo
e la sua strega “Bastula ”sempre in guerra;
Foligno “centro del mondo", non per il fattaccio immondo;
la bacchica Torgiano col suo Museo e il vino Lungarotti;
l’ariosa Fossalto di Vico al bivio della Storia;
la boscosa Pietrolunga, verde refrigerio estivo;
Montefalco “terrazza dell’Umbria ”sopra il lavoro umano.
Vegliano i Romani morti sulle sponde del Trasimeno
che specchia perle d’isole: Maggiore, Minore, Polvése.
Custodisci, Umbria, dipinti di Sommi Artisti dovunque:
del panicale Masaccio, del grande Perugino,
dei Lippi, dei Nelli, di Raffaello e Raffaellino,
del divino Pinturicchio con i suoi capolavori in Spello.
Umbria, tu quiete e pace dai alla stressata vita
di chi in te sosta in qualsivoglia ostello.

(da Alberi curvi d’acqua, Bastogi, 1997)


 
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