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  Freschi di stampa  »  Fedele continuitą, di Renato Greco - Editrice Genesi 31/01/2020
 
Fedele continuità

di Renato Greco

Editrice Genesi

Poesia

Pagg. 204

ISBN 9788874147373

Prezzo Euro 16,00




Come esprime perfettamente il titolo di questo libro di Poesia, Fedele continuità, ci sono una costanza e una persistenza magistrale in Renato Greco nel raccogliere i messaggi di poesia espressi da altri poeti, da Eliot a Montale, da Coleridge a Bukowski, da Walcott a Stuart Perkoff, e a molte altre occasioni di attenzione e di appoggio. Tuttavia, la fedeltà del Poeta, oltre che essere rivolta alle espressioni degli altri scrittori, è principalmente indirizzata alla Poesia stessa in quanto tale. Essere continuamente fedeli alla Poesia significa raccogliere il significato profondo delle cose, con costanza di in­tenti e con gioia o con dramma partecipativi all’inesauribile spettacolo che si passa sulla scena del mondo. Nulla dies sine linea, ci riferisce Plinio il Vecchio nella sua Naturalis Historia nei confronti del pittore greco Apelle: non deve passare un solo giorno senza tracciare una linea pittorica per un pittore, e senza scrivere dei versi per un poeta. Il significato di questa affermazione sta nel concetto che l’arte creativa dell’artista è il sesto senso superiore di conoscenza del mondo. Ciò non significa che non se ne possa fare a meno. Al contrario, certamente si può vivere senza l’arte, così come si può vivere senza uno qualsiasi degli altri sensi, quali la vista o l’udito e altro ancora. Tuttavia, la vita diventa priva di un senso capace di interpretarla. Il senso dell’arte, cioè la creatività dell’uomo, è l’elaborazione sommativa dei sensi cui si aggiunge logica e analogia, sentimento e sensualità, visione e destrezza del linguaggio artistico: percezione, riconoscimento, elaborazione, evocazione, immaginazione, conoscenza e pratica dei linguaggi, dei canoni e delle misure. Tali sono, in una semplice approssimazione per difetto, i principali esercizi di tastiera dell’artista, sia esso un pittore ovvero un poeta. Questi “esercizi” costituiscono il senso dell’arte in un essere umano. Se tale essere umano li esercita con fedele continuità significa che è come un vulcano sempre in attività: produce un costante ar­ricchimento del paesaggio e una performativa modificazione della cultura. È esattamente questo il caso di Renato Greco: egli è l’artista che vive la vita continuamente nella reinvenzione della parola poetica.
Nella poesia di Renato Greco c’è un sostanziale meccanismo di racconto del mondo e delle sue manifestazioni sia occasionali sia eccezionali. Il nostro Poeta ci racconta sovente di quanto gli è accaduto nello svolgimento della sua vita, in altre parole si accredita ai nostri occhi come un biografo del 
sibimet, cioè del sé stesso. Tuttavia si tratta di una biografia poetica: non è descrittiva, bensì interpretativa; non è reale, bensì simbolica ed iconica. Contiene la deformazione, l’accelerazione, la diminuzione, l’esalazione della realtà. Cioè consiste nel­la forgiatura del reale, esattamente come il fabbro forgia il mi­nerale per trarne il significato profondo e innovativo di un oggetto nuovo, come fosse uno zoccolo o una spada. Similmente, il nostro Poeta ci racconta di una sera trascorsa a fare una passeggiata, dalla quale deriva il significato profondo di un’attesa cosmica degli eventi: avrà forgiato la passeggiata serotina in qualcosa di totalmente diverso, che pure è derivato dal camminare in mezzo a lo stormire degli alberi, come leggiamo in Fra l’essere e il non essere. Il meccanismo della narrazione poetica è al centro dei canoni di bellezza e di creazione della Poesia di Renato Greco. C’è sempre un’epos; la scena del mon­do, alla fine delle licenze, trionfa comunque nei versi del Poeta; anche nei momenti di maggiore liricità, di esalazione del reale verso una perfezione ideale della vita, il nesso rendicontativo degli eventi si delinea sempre come linea d’orizzonte della scrittura poetica. Renato Greco è sostanzialmente un poeta epico, come fu la Poesia alle origini, nelle intenzioni di Omero. Anche se, va detto, preferibilmente il nostro Poeta opta per l’epica minore, e non già per quella eroica delle figure catturate dal mito, ma per quella minimale di medaglioni e quadretti votivi dedicati ai fatti o alle persone anonime, tuttavia capaci di assumere un ruolo iconico e rivelatore.
L’elemento della 
fedele continuità si coglie anche nell’alito arioso del vento che sfoglia e che disordina le carte del poeta. Il vento è un esercizio poetico fondamentale nella ta­stiera del nostro Poeta, come se fosse il giro di Do del chitarrista: come poterne fare a meno? Troviamo il vento in tante composizioni di Renato Greco. Ed è già questo un raffinato elemento di fedeltà e di continuità con la tradizione, al punto che un poeta, pur maudit et clochard, come il tedesco Peter Hille scrisse, sul calare dell’Ottocento, “Ancora oggi, in un mondo privo di dei, ci assale un trepido timore nell’udire il vento che va e che viene” Così leggiamo in Rosa dei venti, “Un vento della Rosa / e il luogo circolare, / suddiviso fra i nomi / in­ven­tati dagli uomini”. Altrove leggiamo che “Nel buio un vento astioso / romba continuamente”. Così pure in Sulla Ter­ra e in riva al mare leggiamo una sorta di connubio, “Terra e vento / e mare che s’incontrino”.
Il ventaglio degli argomenti trattati dal Poeta è straordinariamente vasto e differenziato. Ci sono poesie di attualità e poesie storiche; poesie liriche e poesie epiche, ci sono prove bellissime di “narrative poetiche”; poesie filosofiche e poesie della quotidianità, spinta volutamente quasi al minimalismo. Le tematiche sono civili, biografiche, esistenziali, celebrative, documentative, con una grande varietà di spunti. Tuttavia, è possibile individuare quattro fondamentali argomenti ricorrenti con predominanza, precisamente le poesie d’amore, quelle dedicate alla natura, quelle dedicate pavesianamente al 
mestiere di vivere e infine quelle dedicate alla Poesia stessa, co­me mandala perfettivo di scrivere per vivere e vivere per scrivere, capace di fornire la vaghezza di un pensiero ultimativo sul si­gnificato del nostro viaggio umano. Vanno segnalate tra le più belle poesie d’amore La nostra mano tesa, Un amore finto, Canzone delle acacie, Nell’occasione – o cara, Viaggio nella notte, Età matura. Tra le poesie dedicate alla natura vanno segnalate Sui colli della Murgia, Enigma, Acre odore, Acque d’inverno e la già citata Sulla Terra e in riva al mare. Il gran numero delle poesie che interpretano il mestiere di vivere come diario improprio del quotidiano, della vita biografica e altre affinità tematiche contiene poesie bellissime come la narrazione poetica Zio Serafino, il fu “Mago di Napoli”, nell’ennesima storia di famiglia, Dove l’uomo di lettere, Guerra, Non astrazioni, La vera e penosa storia (in parziale riscrittura), Fontana (di memoria palazzeschiana), Elementi per un’ecloga caraibica (in omaggio a Derek Walcott), Dopo venti anni, Perché il sangue (di motivazione civile e politica), Tassista per turno serale (anche di ispirazione amorosa), La storia si ripete (motivi civili e politici), Voce alla fine (dedicata alla Poesia, così come L’umile amante), Canto del nuovo Prufrock (In omaggio a Eliot), A patti mai e subito dopo Reo confesso e Un poeta deve essere (autentiche dichiarazioni di poetica).
È opportuno abbozzare qualche considerazione sulla forma dei 
contenitori della Poesia di Renato Greco. I testi (o contenitori, che dire si voglia) sono redatti quasi esclusivamente in versi liberi, il verso appare una monade di significato autonomo, per cui la poesia ha una campionatura più giocata sul contenuto che non sull’armonia. Frequenti sono le miscellanee di spunti narrativi e di concezione poetica del testo, per cui il verso viene inglobato in un continuum letterario che demanda ai frazionamenti logici e analogici del contentuto. Talvolta il verso viene spettacolarmente spezzato in due porzioni o emistichi, con una cesura collocata a metà, dettata non tanto da regole metriche o armoniche, bensì, ancora una volta dalle concatenazioni dei significati e dei significanti. La Poesia di Renato Greco, in sostanza, appare un messaggio sui fondamenti della vita, che parte dal cuore e che passa attraverso la mente, dove riceve forma e struttura espressiva, nonché alta dignità letteraria.

Sandro Gros-Pietro



Renato Greco, nato a Cervinara (AV) nel 1938, poeta di Ariano Irpino, dove ha vissuto infanzia e prima giovinezza e ha scritto le prime poesie, si considera anche il poeta di Modugno, dove continua a risiedere da oltre 50 anni e dove ha composto la maggior parte della sua opera poetica.
Per tal motivo egli si considera anche uno dei decani della poesia pugliese del secondo Novecento.
È laureato in legge dopo gli studi classici, è redattore della Rivista La Vallisa di Bari e tiene corsi di poeti nazionali ed esteri in due università della terza età.
Autore di cinquantaquattro raccolte singole di poesia pubblicate, tre premi editoriali e una silloge pubblicata a Belgrado. Di sette antologie, fra le quali una pubblicata a Madrid. Ha al suo attivo un’opera di poesia epica in 5 volumi pubblicati dal 1996 al 2000: La lunga via, Epopea umana dall’Oscurità al V secolo a.C., in 146 sequenze di endecasillabi sciolti (oltre 22.000) e relative note storiche di complemento, in appendice a ogni volume, oltre a un Profilo critico, desunto dai giudizi di oltre cento scrittori e critici italiani contemporanei.
Il suo primo libro, La chiave cadde in mare, è del 1989 e raccoglie in parte ciò che non ha perduto delle sue poesie dagli anni ’50 agli anni ’65/70. Vive a Modugno, alle porte di Bari.
Con Genesi ha pubblicato In controcanto nel 2007 e Quaderni palesini. Vol. V, nel 2018

 
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