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  Le Agenzie Letterarie  »  Contrappunto 19/08/2006
 

Risponde Natascia Pane, agente letterario, consulente editoriale, titolare di “Contrappunto. Agenzia letteraria europea”

http://www.agenziacontrappunto.com/

 

 

 

Le origini della vostra attività.

 

Contrappunto, come Studio professionale espressamente dedicato alla consulenza editoriale di elevato profilo ad autori, editori e altri soggetti aventi attinenza con il mercato della cultura e del libro, si costituisce nel 2002.

Inizialmente ricalcando il modello ‘classico’ dell’agenzia letteraria, dunque ponendosi pressoché semplicemente come ‘mediatore’ fra le istanze delle società editrici e gli obiettivi degli autori, vira presto e totalmente verso l’assunzione di un ruolo assai più partecipativo ed incisivo nei confronti dei diversi attori che ruotano intorno alla gestione di un inedito, in primis ovviamente autore ed editore. Le ragioni del mutamento risiedono nella totale inadeguatezza del modello professionale/aziendale dell’agenzia letteraria rispetto alle esigenze reali del mercato italiano. Il modello “agenzia letteraria”, infatti, ha nel suo complesso origine in un contesto socio-economico ben determinato (quello anglosassone e statunitense in particolar modo) e sempre in riferimento a quel contesto si è andato sviluppando. Salvo alcune limitate classi economiche, attinenti per lo più la transazione di diritti da oltreoceano, il modello ‘importato’ – che pure ha conosciuto, nel corso dell’ultimo decennio e forse anche più recentemente, un imponente sviluppo in Italia, in termini di crescita nominale del settore – si è rivelato nell’arco di pochissimo tempo pressoché del tutto inadeguato a confrontarsi con la dovuta complessità alle esigenze reali del nostrano mercato del libro e della cultura. Questo “errore di trascrizione”, frutto della semplicistica e un po’ ingenua constatazione che fosse sufficiente installare in un contesto economico uno schema d’impresa e professionale nato in (e da un) tutt’altro contesto economico, senza che questa traslazione richiedesse un’adeguata e profonda ricalibrazione di approcci e metodologie – è stato, ed è tutt’ora, alla radice della maggior parte delle lamentate inefficienze dell’agenzia letteraria come tale.

Ma non è neppure questo il problema maggiore. Piuttosto, l’effetto negativo più vistoso di questo “errore di trascrizione” è visibile nel contrasto lampante che c’è fra l’incidenza numerica (come ho detto ad oggi crescente) di marchi d’impresa operanti, in Italia, nel settore della literary agency e la contestuale assenza di questi stessi marchi nelle fasi decisive di ‘costruzione’ del prodotto editoriale nel suo complesso. Il che è come dire che, nonostante tale proliferazione di operatori del settore, anche molto qualificati, il settore della literary agency veramente utile al mercato italiano è, ad oggi, pressoché scoperto – pur se con le dovute eccezioni, s’intende. In questo sottofondo di ambiguità e di mancati parallelismi, le società editrici, soprattutto quelle piccolo-medie, che pure richiedono in continuazione e in modo sempre più pressante un valido supporto professionale ad ampio spettro, ricercano i professionisti ovunque salvo che nelle agenzie letterarie, con le quali hanno difatti una più che comprensibile difficoltà non solo (spesso, troppo spesso) a dialogare, ma addirittura a comprendere che ruolo svolgano e quali interessi veramente rappresentino (quelli degli autori che vi si affidano?, quelli del mercato della stampa fine a se stessa?, oppure ancora quelli di un ambiente finanziario delicatamente retto da equilibri la cui realtà è però ben più complessa e difficile da afferrare di quanto gli stessi agenti, in genere, possano intuire?). Gli autori, d’altra parte, che pure mancano totalmente (e per diverse ragioni non sempre a loro direttamente imputabili) di una cultura d’impresa minima e utile ad inquadrare le, e a rispondere per tempo alle, sollecitazioni di un mercato che, come quello del libro e della cultura più in generale, è ora in profondo e continuo mutamento, percepiscono spesso (anche se la tendenza è ora all’inversione) come più sicura la via del “fai da te”, tentando di approcciare direttamente gli editori e giungendo per questa via a collezionare, nella migliore delle ipotesi, sonori insuccessi (a volte francamente immeritati), non andando però esenti, in qualche caso, da ben più gravi e spiacevoli situazioni di vero e proprio abuso ai loro danni.

Se il male è dato fondamentalmente dalla mancanza (o, meglio, dalla rarità) di figure professionali inquadrabili nel settore literary agency ma davvero aderenti ai problemi ed attente alle esigenze reali e complessive del settore, il risultato discende inevitabilmente: poiché nessun attore (attore, editore o altri che sia) giunge a consolidare un business credibile sfruttando le potenzialità offerte dall’evoluzione dei mercati della cultura, la maggior parte degli editori sceglie di non pubblicare firme nascenti (lasciando così di fatto, come unici referenti, i cosiddetti editori a pagamento), mentre molti pur validi autori si vedono privati dell’opportunità legittima di accedere al mercato (e questo vuoi per via della chiusura su se stesso del sistema, vuoi per il grave difetto di conoscenze manageriali/editoriali che contraddistingue il tratto dominante della cultura media della maggioranza degli autori italiani).

La struttura del lavoro di Contrappunto, e così pure la ragione del successo di mercato del marchio (pensiamo che oggi Contrappunto dirige due collane editoriali a diffusione nazionale, una della quali di saggistica universitaria), discende precisamente da un approccio generale fortemente orientato all’economia e svolto ormai non più sotto il segno della semplice quanto (in Italia) inefficace “rappresentanza”, bensì del management, volto a disegnare soluzioni e a tracciare percorsi che tengano conto di tutte le variabili in gioco e che mirino alla reale sostenibilità ed alla concreta realizzabilità. In un’ottica decisamente animata dalla passione e dalla vocazione per una cultura più libera e nella quale sia possibile, salvo il merito, entrare come attori e non trovarsi ad essere sempre e solo spettatori.

 

 

In che cosa consiste l’attività che svolgete.

 

L’attività consiste – per quanto riguarda gli autori – sostanzialmente in tre ambiti distinti ma, fra loro, strettamente correlati, che vanno dalla individuazione delle Case editrici idonee in relazione al testo specifico, alla gestione dei rapporti con le Case editrici; dalla fondamentale revisione del contratto di edizione (volta a valutare gli aspetti definenti il rapporto legale ed economico fra autore e società editrice), alla definizione dei piani promozionali; dalla gestione di eventi allo studio di sinergie culturali operative finalizzate allo sfruttamento utile al libro di mercati paralleli. E tante altre cose.

 

 

I costi dei vostri servizi.

 

Non esiste uno standard rigido e valevole per tutti: esistono casi specifici determinati dalla gamma di operazioni che vengono ritenute necessarie e che si intende concordare. Coerentemente con quello che è l’approccio di Contrappunto, solo dopo un’attenta valutazione dei singoli casi è possibile stabilire concrete linee d’azione e relativi costi.

 

 

Con quali editori avete un rapporto più stretto.

 

Contrappunto opera a livello nazionale (e non solo) sulla base delle caratteristiche oggettive del libro che si tratta di realizzare. Poiché ogni libro è un caso a sé, lo Studio applica la regola ferrea di non avere relazioni preferenziali stabili con questa o quella Casa editrice, rinviando piuttosto la scelta finale a valutazioni di opportunità calibrate sia su parametri strettamente di mercato, sia su indicazioni coerenti con la struttura dell’opera oggetto di management.

 

 

Che consigli date a un autore, magari esordiente, perché si rivolga a voi con buone prospettive per essere pubblicato?

 

Per rivolgersi a Contrappunto è sufficiente prendere contatto e inviare un inedito in accettazione. Questo ovviamente dopo aver attentamente osservato le condizioni espressamente riportate sul sito www.agenziacontrappunto.com. L’inedito viene fatto oggetto di una prima valutazione interna finalizzata anzitutto a decidere l’ammissibilità o meno.

 

 

Gli autori che si sono rivolti a voi e che ora sono diventati famosi.

 

“Famosi” è un termine fuorviante. E questo per diverse ragioni obiettive ma anche perché, nell’ambiente, induce a nutrire false aspettative. Sembrerà controintuitivo, ma l’autore culturalmente valido, che è quello che per intrinseca costituzione Contrappunto predilige, è di principio tagliato fuori dalla fama intesa come enormi tirature e pubblici esultanti. Sono altre le cose che contano e che persegue. È un discorso molto complesso, questo.

 

 
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