Risponde Natascia Pane, agente letterario,
consulente editoriale, titolare di “Contrappunto. Agenzia letteraria europea”
http://www.agenziacontrappunto.com/
Le origini della vostra attività.
Contrappunto, come Studio professionale espressamente
dedicato alla consulenza editoriale di elevato profilo ad autori, editori e
altri soggetti aventi attinenza con il mercato della cultura e del libro, si
costituisce nel 2002.
Inizialmente
ricalcando il modello ‘classico’ dell’agenzia letteraria, dunque ponendosi
pressoché semplicemente come ‘mediatore’ fra le istanze delle società editrici
e gli obiettivi degli autori, vira presto e totalmente verso l’assunzione di un
ruolo assai più partecipativo ed incisivo nei
confronti dei diversi attori che ruotano intorno alla gestione di un inedito,
in primis ovviamente autore ed editore. Le ragioni del
mutamento risiedono nella totale inadeguatezza del modello
professionale/aziendale dell’agenzia letteraria rispetto alle esigenze reali del
mercato italiano. Il modello “agenzia letteraria”, infatti, ha nel suo complesso origine in un
contesto socio-economico ben determinato (quello anglosassone e statunitense in
particolar modo) e sempre in riferimento a quel contesto si è andato sviluppando.
Salvo alcune limitate classi economiche, attinenti per lo più la transazione di
diritti da oltreoceano, il modello ‘importato’ – che pure ha conosciuto, nel
corso dell’ultimo decennio e forse anche più recentemente, un imponente
sviluppo in Italia, in termini di crescita nominale del settore – si è rivelato
nell’arco di pochissimo tempo pressoché del tutto inadeguato a confrontarsi con
la dovuta complessità alle esigenze reali del nostrano mercato del libro e
della cultura. Questo “errore di trascrizione”, frutto della semplicistica e un
po’ ingenua constatazione che fosse
sufficiente installare in un contesto economico uno schema d’impresa e
professionale nato in (e da un) tutt’altro
contesto economico, senza che questa traslazione richiedesse un’adeguata e
profonda ricalibrazione di
approcci e metodologie – è stato, ed è tutt’ora,
alla radice della maggior parte delle lamentate inefficienze dell’agenzia
letteraria come tale.
Ma non è
neppure questo il problema maggiore. Piuttosto, l’effetto negativo più vistoso
di questo “errore di trascrizione” è visibile nel contrasto lampante che c’è
fra l’incidenza numerica (come ho detto ad oggi crescente) di marchi d’impresa
operanti, in Italia, nel settore della literary
agency e la contestuale
assenza di questi stessi marchi nelle fasi decisive di ‘costruzione’ del
prodotto editoriale nel suo complesso. Il che è come dire che, nonostante tale
proliferazione di operatori del settore, anche molto qualificati, il settore
della literary agency veramente utile al mercato
italiano è, ad oggi, pressoché scoperto – pur se con le dovute eccezioni,
s’intende. In questo sottofondo di ambiguità e di mancati parallelismi, le
società editrici, soprattutto quelle piccolo-medie, che pure richiedono in continuazione
e in modo sempre più pressante un valido supporto professionale ad ampio
spettro, ricercano i professionisti ovunque salvo che nelle agenzie letterarie,
con le quali hanno difatti una più che comprensibile difficoltà non solo
(spesso, troppo spesso) a dialogare, ma addirittura a comprendere che ruolo
svolgano e quali interessi veramente rappresentino (quelli degli autori che vi
si affidano?, quelli del
mercato della stampa fine a se stessa?, oppure ancora quelli di un ambiente
finanziario delicatamente retto da equilibri la cui realtà è però ben più
complessa e difficile da afferrare di quanto gli stessi agenti, in genere,
possano intuire?). Gli autori, d’altra parte, che pure mancano totalmente (e
per diverse ragioni non sempre a loro direttamente imputabili) di una cultura
d’impresa minima e utile ad inquadrare le, e
a rispondere per tempo alle, sollecitazioni di un mercato che, come quello del
libro e della cultura più in generale, è ora in profondo e continuo mutamento,
percepiscono spesso (anche se la tendenza è ora all’inversione) come più sicura
la via del “fai da te”, tentando di approcciare
direttamente gli editori e giungendo per questa via a collezionare, nella
migliore delle ipotesi, sonori insuccessi (a volte francamente immeritati), non
andando però esenti, in qualche caso, da ben più gravi e spiacevoli situazioni
di vero e proprio abuso ai loro danni.
Se il male
è dato fondamentalmente dalla mancanza (o, meglio, dalla rarità) di figure
professionali inquadrabili nel settore literary
agency ma davvero aderenti
ai problemi ed attente alle esigenze reali e complessive del settore, il
risultato discende inevitabilmente: poiché nessun attore (attore, editore o
altri che sia) giunge a consolidare un business credibile sfruttando le
potenzialità offerte dall’evoluzione dei mercati della cultura, la maggior
parte degli editori sceglie di non pubblicare firme nascenti (lasciando così di fatto, come unici referenti, i
cosiddetti editori a pagamento), mentre molti pur validi autori si vedono
privati dell’opportunità legittima di accedere al mercato (e questo vuoi per
via della chiusura su se stesso del sistema, vuoi per il grave difetto di
conoscenze manageriali/editoriali che contraddistingue il tratto dominante
della cultura media della maggioranza degli autori italiani).
La
struttura del lavoro di Contrappunto, e così pure la ragione del successo di
mercato del marchio (pensiamo che oggi Contrappunto dirige due collane
editoriali a diffusione nazionale, una della
quali di saggistica universitaria), discende precisamente da un
approccio generale fortemente orientato all’economia e svolto ormai non più
sotto il segno della semplice quanto (in Italia) inefficace “rappresentanza”,
bensì del management, volto a disegnare soluzioni e a tracciare percorsi che
tengano conto di tutte le variabili in gioco e che mirino alla reale
sostenibilità ed alla concreta realizzabilità. In un’ottica decisamente animata
dalla passione e dalla vocazione per una cultura più libera e nella quale sia
possibile, salvo il merito, entrare come attori e non trovarsi ad essere sempre
e solo spettatori.
In che cosa consiste l’attività che
svolgete.
L’attività
consiste – per quanto riguarda gli autori – sostanzialmente in tre ambiti distinti ma, fra loro, strettamente
correlati, che vanno dalla individuazione delle Case editrici idonee in
relazione al testo specifico, alla gestione dei rapporti con le Case editrici;
dalla fondamentale revisione del contratto di edizione (volta a valutare gli
aspetti definenti il rapporto legale ed economico fra autore e società
editrice), alla definizione dei piani promozionali; dalla gestione di eventi
allo studio di sinergie culturali operative finalizzate allo sfruttamento utile
al libro di mercati paralleli. E tante altre cose.
I costi dei vostri servizi.
Non
esiste uno standard rigido e valevole per tutti: esistono casi specifici
determinati dalla gamma di operazioni che vengono
ritenute necessarie e che si intende concordare. Coerentemente con quello che è
l’approccio di Contrappunto, solo dopo un’attenta valutazione dei singoli casi
è possibile stabilire concrete linee d’azione e relativi costi.
Con quali editori avete un rapporto più
stretto.
Contrappunto
opera a livello nazionale (e non solo) sulla base delle caratteristiche oggettive
del libro che si tratta di realizzare. Poiché ogni libro è un caso a sé, lo
Studio applica la regola ferrea di non avere relazioni preferenziali stabili
con questa o quella Casa editrice, rinviando piuttosto la scelta finale a
valutazioni di opportunità calibrate sia su parametri strettamente di mercato,
sia su indicazioni coerenti con la
struttura dell’opera oggetto di management.
Che consigli date a un autore, magari
esordiente, perché si rivolga a voi con buone prospettive per essere pubblicato?
Per
rivolgersi a Contrappunto è sufficiente prendere contatto e inviare un inedito
in accettazione. Questo ovviamente dopo aver attentamente osservato le
condizioni espressamente riportate sul sito www.agenziacontrappunto.com. L’inedito viene fatto oggetto di una prima valutazione interna
finalizzata anzitutto a decidere l’ammissibilità o meno.
Gli autori che si sono rivolti a voi e
che ora sono diventati famosi.
“Famosi”
è un termine fuorviante. E questo per diverse ragioni obiettive ma anche
perché, nell’ambiente, induce a nutrire false aspettative. Sembrerà controintuitivo, ma l’autore
culturalmente valido, che è quello che per intrinseca costituzione Contrappunto
predilige, è di principio tagliato fuori
dalla fama intesa come enormi tirature e pubblici esultanti. Sono
altre le cose che contano e che persegue. È un discorso molto complesso, questo.