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  Libri e interviste  »  L'intervista di Francesca Ancona a Giuseppe Iannozzi, autore del romanzo La lebbra, edito da Il Foglio 21/12/2013
 

Giuseppe Iannozzi e «La lebbra»

Intervista di Francesca Ancona

Fonte: Beautiful Controcorrente

 

1) Giuseppe Iannozzi, poeta, scrittore, giornalista, critico e altro. Leggendo le tue poesie vengono alla mente tante cose, La Nausea di Sartre, il famoso mal di vivere, il pessimismo ecc. ecc. Quindi, innanzitutto, mi vien da chiederti (e non vorrei sembrare indiscreta): che vita fa Beppe Iannozzi ed è felice, o almeno sereno?

Premesso che non sono un poeta, premesso che fama di poeta mi è stata appiccicata e che non mi piace sentirmi dire che sono un poeta, credo d’aver poco o nulla da spartire con Sartre, con le sue idee. Sono molto più vicino ad Albert Camus, per cui faccio mia La morte felice e ricuso l’esistenzialismo sartriano.
Si tende alla felicità, nonostante sia essa, per sua natura, impossibile. La felicità è una mèta e non è mai assoluta.
Sono felice nei limiti che l’umana condizione impone a ognuno di noi, vale a dire che non sono nato pagliaccio e che non sono destinato, per mia volontà, a farmi buffone di corte.
La serenità è un risultato nobile.
Vivo come chiunque altro. C’è che scrivo; ma c’è forse qualcuno che, oggi come oggi, non scriva, per diletto o professione? Parafrasando Fabrizio De Andrè scrivo per non essere ricattabile.

 

2) Dopo «Angeli Caduti», «L’ultimo segreto di Nietzsche», arriva «La lebbra», in attesa della tua nuova pubblicazione prevista per il prossimo anno. Di solito parto dal titolo chiedendone il significato, ma dopo aver letto la trama (si può dire ancora trama o forse è demodé?) del libro mi è tutto chiaro. Sai che per allontanare uno che fa schifo si dice “c’hai la lebbra”. E’ così?

In verità, nel 2014, usciranno almeno tre miei nuovi lavori: “Il disegno del diavolo” (un romanzo), una raccolta di poesie e una biografia sul regista Damiano Damiani. Altri progetti sono in corso di definizione.
Personalmente non ho mai giudicato un libro dal titolo o dalla copertina, men che meno dalla trama, vale a dire dalla quarta di copertina.
“La lebbra” è un romanzo. Il titolo è una metafora. Oggi tendiamo ad allontanare chi diverso da noi, diverso per credo religioso, cultura o altro. I più disdegnano la cultura altrui senza neanche tentare di comprenderla. Ma la razza ariana non esiste. Nel corso dei millenni le genti si sono mischiate più e più volte: ognuno di noi è anche, in misura variabile, un po’ africano e un po’ barbaro. L’ideologo razzista americano Craig Cobb ha scoperto che il 14% dei suoi geni derivano da popolazioni sub-sahariane. Un bel colpo per lui che promuove la purezza della razza. Chi oggi pensa d’appartenere a una razza pura è un folle e un ignorante, null’altro che questo.
“La lebbra” spiega che l’uguaglianza è (possibile) nella diversità dei punti di vista.

3) «La lebbra» è un libro scottante per via di molti temi «che scottano». Il primo: l’islamofobia (oggi mi pare che si viva di fobie); il secondo: la differenza culturale tra meridione e settentrione (un classico vecchio di secoli). Cos’hai voluto esprimere? semplicemente un libero pensiero, un messaggio, o, perché no!, anche una direttiva politica…?

Non vedo come “La lebbra” possa essere considerato un libro scottante. Lo è per chi non lo ha letto. A un libro, ahinoi, si può appiccicare qualsiasi etichetta, soprattutto quando viene giudicato dalle sole note di copertina.
E’ più giusto dire che l’uomo ha quasi sempre vissuto all’ombra delle sue fobie. Non sono forse le paure una delle cause precipue per cui l’uomo muove guerre contro i suoi simili (fratelli) sin da Caino e Abele?
Citando Umberto Eco: “Per tenere i popoli a freno, di nemici bisogna sempre inventarsene, e dipingerli in modo che suscitino paura e ripugnanza”. E citando Luca Carboni con il suo “Inno nazionale”: “E allora son troppo bolognese,/ tu sei troppo cagliaritano/ sventoliamo troppe bandiere,/ col bastone nella mano/ e diventiamo troppo violenti,/ e se non ci spacchiamo i denti/ comunque ci promettiamo in coro/ che ci romperemo il culo!”.
Senza uguaglianza non c’è possibilità alcuna di libertà e pace, questo è il punto cruciale de “La lebbra”.

4) In pratica, Martino, il protagonista, sarebbe l’ottuso (e il presuntuoso) ignorante terrone, chiuso nei suoi pregiudizi? Rischi di attirarti l’odio di tutti i meridionali ehm… Non sarà forse il ritratto dell’italiano medio? Tu sei diabolico e mi aspetto di tutto.

Martino è semplicemente una persona che non sa, che ignora le sue radici. Non conoscere sé stessi conduce a disprezzare e a disprezzarsi. I pregiudizi trovano terreno fertile solo là dove, a bella forza, ci si ingozza d’ignoranza.
Martino è lo stereotipo di “colui che ignora”. Tu pensi sul serio che Martino sia quel che, in maniera confusionaria, crede di essere? Non è meridionale e non è nemmeno settentrionale. Altro non aggiungo. Chi vorrà conoscere sul serio Martino ha una sola possibilità, leggere “La lebbra” dalla prima all’ultima pagina, impipandosene delle note di copertina, che solo servono a pubblicizzare il libro.
No, non temo di attirarmi l’odio di qualcuno, e questo perché “La lebbra” è un romanzocontro, contro l’odio in ogni suo aspetto e sfumatura.

 

5) Perché un libro razzista contro il razzismo? Un po’ paradossale…

Semmai è vero il contrario: un libro contro ogni forma di razzismo. Questa domanda non ha senso.

6) Come si può parlare di islamofobia meridionale quando la Lega è islamofobica per eccellenza e a Lampedusa (e in tutta la Sicilia, la Calabria, la Puglia) si stendono tappeti rossi ai nuovi arrivati? Questo è un libro politico, non c’è dubbio; è un’accusa ai conservatori e al nazionalismo. Cosa trovi di positivo in una società multirazziale, in una società piatta e globale?

La Lega? Perché, esiste ancora?
Mai accennato, nemmeno per sbaglio, alla possibilità che possa esistere una islamofobia di stampo meridionale.
Io vedo uomini donne bambini che cercano di non essere mangiati dalla fame, dalla disperazione, dalla negazione dei diritti umani. Vedo persone che, loro malgrado, sono costrette a intraprendere viaggi verso l’Italia, verso un paese che ha cancellato la speranza e i diritti. Vedo persone che muoiono a centinaia nel tentativo di avere un futuro. Vedo persone come me e te che muoiono; e se non muoiono nel corso delle traversate in mare, l’Italia sì, li accoglierà, per schiavizzarli, per portarli a svolgere lavori massacranti e mal pagati. Vedo persone che vengono in Italia convinte che in questo paese esista la libertà. Così non è. I più fortunati, forse, finiranno a raccogliere pomodori nei campi.

Non vedo tappeti rossi. Vedo sacchi neri, sacchi di plastica, dove i morti vengono cacciati dentro senza tanti complimenti. I tappeti rossi di cui tu parli non esistono né qui in Italia, né altrove.
Mirare all’uguaglianza, a uguali diritti e possibilità per tutti non è una questione politica, o perlomeno non dovrebbe esserlo.
Temo che in troppi abbiano dimenticato il messaggio cristiano che “siamo tutti fratelli”.
Società chiuse sono destinate a franare. La Storia, quella con la “S” maiuscola, ha già seppellito da tempo immemore quelle società che hanno optato per un sistema chiuso. Purtroppo la Storia non viene insegnata se non a grandi linee, e sempre omettendo ricorsi storici salienti. Il problema è che né a scuola né in famiglia la Storia viene tenuta da conto. Non conoscere la Storia rende la società fragile, aperta ai pregiudizi e quindi facilmente demolibile.

7) Tornando a parlare dell’italiano medio, ti offendi se ti dico che oggi l’italiano medio ha il tuo volto, il tuo portamento intellettuale? E’ colto, di sinistra e progressista, aperto alla società multietnica… Io vivo in un paese del sud e davvero sono quasi tutti come te… Cosa mi rispondi?

Ti rispondo che l’italiano è per il “vaffanculo”, sia esso di destra, di centro, di sinistra.
Non sventolo bandiere, nessuna forza politica mi rappresenta. E non sono anarchico. Sono uno spirito libero, un libero pensatore, punto e basta.

8) Torniamo al tuo libro, che è meglio (sempreché possa esser meglio!). Hai tirato in ballo il razzismo di Oriana Fallaci. Chi era Oriana Fallaci e cosa esprime oggi il suo pensiero

L’Oriana Fallaci de “La rabbia e l’orgoglio” e dei suoi successivi scritti è fallace. Vale poco o niente. Dal 2001 in poi la Fallaci ha assunto posizioni che non sono né di destra né di sinistra. Posizioni fallaci contro gay, religioni e diritti delle donne (vedi aborto).
La Oriana Fallaci, quella più autentica e meritevole [vedi “Il sesso inutile – Viaggio intorno alla donna (1961)”, “Penelope alla guerra (1962)”, “Se il sole muore (1965)”, “Intervista con la storia (1974)”, “Un uomo (1975)”], era un’altra persona, di tutt’altro stampo rispetto alla Fallaci che ha mortificato e creato il nemico ne “La rabbia e l’orgoglio”, “La forza della ragione” e “Oriana Fallaci intervista se stessa – L’Apocalisse”. Ahinoi, la Fallaci che oggi viene maggiormente ricordata e portata ad esempio è quella della trilogia contro l’Islam; le sue posizioni estremistiche e solipsiste fanno felici soltanto chi con poco sale in zucca, e in genere chi, ad arte, vuole seminare zizzania.

9) Ma come andrà a finire la storia di Martino e Aidha, la musulmana? E’ almeno una storia a lieto fine? Martino forse si convertirà all’islamismo e guarirà da questa terribile malattia chiamata islamofobia?

Per conoscere i dettagli della storia fra Martino e Aidha bisogna leggere il libro. E non è affatto detto che Aidha sia musulmana. Spesse volte l’apparenza inganna.
Martino diventerà un uomo, forse che sì forse che no, e non aggiungo altro. I libri un autore li scrive perché vengano letti. Di sicuro non sarà io a scrivere il bignami de “La lebbra” né qui né altrove.

10) Parliamo del tuo ultimo libro, quello che uscirà nel 2014. Che provocazione hai in serbo questa volta? Sei uno scrittore bricconcello e marachellone!

Immagino sia un simpatico neologismo coniato per l’occasione, perché “marachellone”, nel mio dizionario, non esiste.
Nel 2014 uscirà “Il disegno del diavolo”, un thriller sociale, ma non ci sono dèmoni né diavoli. Uscirà anche una raccolta di poesie, più che altro per far felici i miei lettori. E uscirà una biografia sul regista Damiano Damiani. Altri progetti sono in corso di definizione, non escludo dunque che potrebbe uscire qualcos’altro, chi può dirlo! Non ho mai sofferto del cosiddetto blocco dello scrittore.

 

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