Area riservata

Ricerca  
 
Cookies Policy  
 
Diritti d'autore  
 
Biografia  
 
Siti amici  
 
News  
 
Bell'Italia  
 
Il cerchio infinito  
 
Canti celtici  
 
Poesie  
 
Racconti  
 
Scritti di altri autori  
 
Editoriali  
 
Recensioni  
 
Libri e interviste  
 
Intervista all'autore  
 
Letteratura  
 
Freschi di stampa  
 
Il mondo dell'editoria  
 
Fotografie  
 
Le Agenzie Letterarie  
 
 
 

  Libri e interviste  »  L'intervista di Salvo Zappulla a Marilù Oliva, autore di Le sultane, edito da Elliot 09/11/2014
 

L’intervista di Salvo Zappulla a Marilù Oliva, autore di Le sultane, edito da Elliott

 

Come è nata l’idea di prendere tre vecchiette decrepite e renderle diaboliche?

 

Non sono proprio decrepite, certo si tratta di tre ultrasettantenni che hanno ricevuto in eredità, dalla vita, lacerazioni, rughe, segni e cicatrici. Ma anche saggezza, in parte, e un talento per non rassegnarsi alle delusioni (questo lo capiranno strada facendo). Di energia ne mostrano parecchia, almeno due di loro.Wilma è abilissima mercante ambulante che macina decine di chilometri al giorno, venderebbe l’acqua santa al diavolo e trotterella tra le sue clienti non lasciandole mai a mani vuote. La sua vita è segnata da un lutto gravissimo: ha perso Juri, il figlio prediletto. Le è rimasta però Melania, la primogenita, con cui non riesce a costruire un rapporto decente e anche questo è motivo di tristezza: i loro incontri fugaci son fatti solo di stizze e vecchi rancori rispolverati. Poi c’è Mafalda, la donna più tirchia sulla faccia della terra, cura – solo perché costretta – il marito malato di Alzheimer e sa rimboccarsi le maniche all’occorrenza. Rappresenta l’aridità – sia nell’aspetto fisico che nell’anima – ed è così attaccata alla roba che soffre anche quando deve spendere qualche soldo per fare un regalino ai nipoti. Il trio è completato da Nunzia, bigotta piena di voglie e di superstizioni, forse la più goffa delle tre, perché marchiata da un’elefantiasi alle gambe che è uno spettacolo cui in pochi riescono a resistere. Ognuna ha propri difetti e debolezze, ognuna persegue un obiettivo personale: quando i loro piani si intersecano, allora scattano le scene che mi son divertita di più a scrivere.

 

Mi è piaciuto molto nel tuo romanzo la capacità di analizzare un mondo se vogliamo sommerso, chiuso dentro un palazzo, eppure vibrante di emozioni. C’è tanta umanità in questa storia. Cosa hai voluto far emergere?

 

Grazie per le tue parole. Le Sultane non è solo un libro sulla vecchiaia: è soprattutto un libro sulla vita, vista attraverso gli occhi di tre donne anziane attorno alle quali si muovono altre figure, anche giovani, a costituire un quotidiano di periferia concentrato in spazi a volte claustrofobici: un palazzo popolare in rovina, tre parche che tirano i fili e gli altri personaggi in loro balia. Questo è un romanzo sull’egoismo meschino contro l’altruismo, sulla realtà ruvida contro la dolcezza dei sogni. Infatti le mie vecchie sognano, anche se sognare certe cose al giorno d’oggi è considerato un vero e proprio tabù per delle donne anziane. Poi reclamano attenzione, rispetto ed educazione e proprio da qui si innesca un meccanismo giocato sulla commedia nera, dove si alternano equivoci, occultamenti, indignazioni, distruzioni e rinascite.

 

"Le sultane" mi ha affascinato anche per la freschezza di scrittura, la trama, i colpi di scena, quel misto di realtà e fantasia. Il brivido: c’è un segreto per riuscire a trasmetterlo ai lettori? Cosa significa per te scrivere?

 

Non lo so, però quando mi capita di provare quello che mi stai dicendo, ovvero di essere particolarmente colpita io – da lettrice – da una scrittura altrui, capisco che, oltre alla tecnica, alla base vi è un discorso di empatia, o meglio: capacità di suscitare l’empatia altrui. Non saprei razionalizzarti questo talento (che non credo di possedere, anche se accolgo con piacere le tue parole e ti ringrazio. Ma davvero non credo mi appartenga ancora, penso che sia prerogativa di pochissimi, ti cito Marquez, per farti un nome), però sono abbastanza convinta che sia imprescindibile da alcuni presupposti: uno sguardo aperto sul mondo, la curiosità verso l’altro, l’attenzione verso il lettore, la passione verso la comunicazione, in questo caso specifico la parola e soprattutto la sua musica.

Per me scrivere significa vivere nel senso più completo. E anche tenere al guinzaglio e tentare di far passare per forma artistica la schizofrenia che mi costringe a vivere in mondi paralleli. Possiamo anche chiamarla diversamente, ma per me questa è: prima di addormentarmi, quando faccio la fila alla posta, quando cammino e insomma… ogni volta che posso, volo via, sempre in bilico tra la fantasia e il quotidiano.

 

Cosa si potrebbe fare nelle scuole per incentivare i ragazzi a leggere?

 

Bisognerebbe far scoprire loro il piacere della lettura attraverso iniziative quali: abituarli alla biblioteca come ambiente di accoglienza e di passione, insegnare loro i diversi approcci verso i libri, i diritti imprescindibili del lettore di Pennac (ma non solo), far capire che leggere non deve essere un dovere noioso, ma uno strumento prezioso, viatico per condivisioni, svaghi, viaggi di fantasia.

Come scrisse Eco: «Chi non legge, a 70 anni avrà vissuto una sola vita: la propria! Chi legge avrà vissuto 5000 anni: c’era quando Caino uccise Abele, quando Renzo sposò Lucia, quando Leopardi ammirava l’infinito… perché la lettura è una immortalità all’indietro». Leggendo si vive più a lungo, quindi, e aggiungo che si vive anche più sollevati rispetto alla nostra condizione: ci si sente meno soli, meno sbagliati, meno spaesati, più in sodalizio con il mondo.

Poi sarebbe interessante proporre ai ragazzi laboratori e incontri con l’autore o con gli addetti ai lavori per far scoprire loro cosa si cela dietro un libro: il mercato, il coraggio, i falsi miti, la produzione vera e propria, l’editing, il mestiere di libraio. La fatica e il piacere della scrittura. Un libro vero costa sudore, amore, dedizione – un po’ come i figli, no? – e anche questo merita di essere contemplato. Oltre al contenuto, ovviamente fondamentale, non trascurerei nemmeno il libro come oggetto (concreto o virtuale, nel caso degli e-book), una sorta di corso alla “degustazione dei libri”: grafica, impaginazione, copertine, l’impatto visivo (o tattile), perfino l’odore della carta intonsa, per me uno degli odori più buoni del mondo. Con le mie classi tento sempre di promuovere progetti del genere e non sono l’unica. Son convinta che, grazie all’impegno appassionato di famiglie e insegnanti, si potrebbe formare (in alcuni casi si sta già formando) una fascia di lettori attenti.

 

So che sei stata in Sicilia, che impressioni ne hai riportato?

 

Un’isola meravigliosa, anche se son consapevole che presenti lati bui. Tra l’altro avete degli autori bravissimi e cito, lasciando da parte i classici che amo, oltre ai big come Camilleri, anche Massimo Maugeri o Guglielmo Pispisa che –  Maugeri con Trinacria Park,Pispisa con Voi non siete qui – hanno dato un’idea potente degli abissi e delle zone scure della Sicilia. Forse sono una privilegiata: ho conosciuto siciliani straordinari, tra questi vi è una delle mie amiche più care, Maricetta Barbaro. Proprio grazie a lei, ho in programma di tornare in Sicilia nell’estate del 2016, sia per i miei libri sia per altri progetti, e starci parecchio.

 

Le sultane  - Marilù Oliva – Elliot Edizioni – romanzo – pagg. 238 – ISBN  9788861925571 - € 16,00

 

 

 
©2006 ArteInsieme, « 09045119 »