Intervista
a Corrado Guzzon, autore della silloge Un deca sul bancone, edita da Cicorivolta.
L’intervistato è Corrado Guzzon, poeta nato nel 1966 a Monza e residente a Lissone.
Laureato in giurisprudenza, lavora un’Azienda Sanitaria Locale.
Nel 2006 ha pubblicato la sua
prima raccolta di poesie dal titolo Dovrei vivere in una vasca (Ed.
Clandestine).
Da qualche anno ha iniziato a collaborare con la rivista letteraria di Ferrara UnPoDiVersi, ora L'Ippogrifo, gestita dal
Gruppo Scrittori Ferraresi.
Ha di recente vinto il primo premio nel
concorso nazionale di poesia anno 2008 “Premio Lasarat
- Città di Broni (PV)” – sezione Italiano.
Un deca sul bancone è il tuo ultimo lavoro
pubblicato. Ce ne vuoi parlare?
Volentieri. E’ una
raccolta di poesie che da’ continuità alla mia espressione poetica nata con
“Dovrei Vivere in una vasca” nel 2006. In questi versi approfondisco la lettura
del quotidiano, osservando e descrivendo il “metro quadro” che mi circonda.
Sono poesie metropolitane, c’è il
sentimento, l’ironia, la rabbia e le sensazioni che accompagnano la vita dei
nostri giorni. Come piccole pennellate in una tela di un quadro che alla fine
si compone. Con molta semplicità e naturalezza. Così, almeno, ho cercato di
fare!
Mi sembra di comprendere
che tratti della vita di ogni giorno, spesso spersonalizzante, una tematica
insomma che riflette l’incomunicabilità in un’epoca che vede invece un’infinità
di mezzi di comunicazione.
Secondo te c’è
effettivamente un muro, magari anche di gomma, che divide gli individui?
In un certo senso è così.
L’osservazione del mondo intorno, delle persone e la visione di te stesso con
un occhio più sensibile e, se vuoi, più attento, ti porta a “fotografare” anche
le piccole follie degli uomini e delle città, come quelle che tu descrivi. Le
poesie sono lo strumento, il gioco, per portare alla luce quello che spesso
molti non vedono e che invece c’è, dentro e fuori di loro.
Se non vado errato, la
tematica di Un deca sul bancone è un
po’ diversa da quella della tua precedente silloge Dovrei vivere in una vasca, uscita nel 2006 per i tipi delle
Edizioni Clandestine. Ho colto nel segno? E, già che ci siamo, ci vuoi parlare
brevemente anche di questo lavoro più datato?
Sai, penso che lo “stile”
del mio fare poesia sia lo stesso, da un punto di vista strettamente “tecnico”,
diciamo. In Dovrei vivere in una vasca forse c’è più ironia, disincanto,
mentre in Un Deca sul Bancone, secondo alcuni, c’è più sentimento. Mi
piace pensare che i due libri siano puntate conseguenti di una lunga storia,
che racconto, qua e là, magari con sfumature diverse. In entrambi ci sono io, i
bar notturni, le strade, le città, i vicini brontoloni, i sentimenti o le
solitudini che non sanno trovare le giuste ali per staccarsi dalla più monotona
realtà.
Come tutti gli autori
(almeno così spero) avrai letto non poche poesie, magari iniziando
dall’infanzia. Del resto è cosa logica perché leggere è indispensabile per poi
poter scrivere.
Quali sono i poeti che
più hanno contribuito alla tua formazione letteraria e per quale motivo?
E’ così. Credo che tutti
(o come dici tu, almeno molti) di coloro che scrivono abbiano anche letto
molto. Le poesie di Cesare Pavese
mi hanno segnato particolarmente. Amo molto alcuni scrittori americani, come
John Fante, Hemingway, Carver. Ma quello che più di tutti mi ha influenzato è
Charles Bukowski: il mio autore preferito, grandissimo scrittore e,
soprattutto, grandissimo poeta. Molti lo conoscono solo per la sua produzione
narrativa, ma le sue decine di libri di poesia sono per me un riferimento
essenziale, una sorta di guida. Lo sai? Sono anche un grande collezionista dei
lavori di Bukowski: ho edizioni americane, originali, firmate e riviste undergound sempre americane dove pubblicava i suoi testi
prima di diventare famoso in tutto il mondo…
Come abbiamo detto prima,
originariamente hai pubblicato con le Edizioni Clandestine e più recentemente
con Cicorivolta.
Spero che non ti abbiano
richiesto contributi, per quanto potrebbe anche essere più che giustificato
dalla notoria difficoltà di vendita dei libri di poesia.
Come ti sei trovato con
Edizioni Clandestine e con Cicorivolta? Hai avuto
adeguata assistenza e hanno provveduto a pubblicizzare i tuoi libri in modo
apprezzabile?
Pare proprio che tutti gli
editori di poesia chiedano all’autore almeno l’impegno ad acquistare un certo
numero di copie all’atto della sottoscrizione del contratto di pubblicazione.
Chi più, chi meno. Certo, poi magari fai qualche presentazione o qualche reading e recuperi in parte o in tutto tale costo. Ma il
vero problema è proprio quello che tu poni: non si impegnano a sufficienza
(direi a volte per nulla) a pubblicizzare il tuo libro, a divulgarlo, a
garantire una buona distribuzione. Anche per le stesse “presentazioni” devi
occupartene tu personalmente. E questo comportamento non mi pare proprio
corrispondere al compito di un editore.
Come intendi procedere
per far conoscere agli altri le tue opere?
Conoscenze, amicizie,
riviste, presentazioni, reading ,
concorsi letterari (anche se non li amo particolarmente). Ho vinto di recente
il primo premio di un concorso nazionale di poesia. Fa uno strano effetto,
visto che vi partecipano così in tanti. Ti chiedi: sono stato così bravo o è
solo questione di fortuna?
Poi ci sono anche
occasioni simpatiche come alcuni “forum” letterari in internet. Personalmente
ho trovato interessante e coinvolgente partecipare a un forum dedicato a chi
ama leggere e scrivere: non sai quanti autori di libri ci sono in giro! Ben
nascosti (nascosti è un eufemismo,
dovrei dire ignorati) dalle librerie, che hanno sui banconi e in vetrina le
solite pile di libri della Rizzoli, Mondadori, Feltrinelli e così via. Mi
chiedo: non c’è proprio nessuno che abbia il coraggio e la vitalità di provare
qualcosa di nuovo in una libreria? Qualche idea, un’iniziativa, un risveglio
mentale più coinvolgente? Quando entri in una libreria sembra di avere davanti
tante scatolette di tonno, tutte uguali…
Progetti, ovviamente
letterari, per il futuro?
Naturalmente! Continuo a
scrivere e a vivere questo momento di espressione poetica. Piccoli progetti in
corso e una terza raccolta, già pronta, che mi pare veramente riuscita. Con
calma la rileggerò e studierò prossimamente le strade migliori per dare una
“luce” pubblica anche a questo libro!
Grazie, Corrado, e
ovviamente auguri per questo
ultimo libro e per la terza raccolta.
Un deca sul
bancone
di Corrado Guzzon
Cicorivolta Edizioni
http://www.cicorivoltaedizioni.com/
Poesia
silloge
pagine 80
codice ISBN 978-88-95106-03-8
prezzo euro 8,50