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  Libri e interviste  »  L'intervista di Renzo Montagnoli a Maria Allo, autrice di “Riflessi di rugiada”, edito dal Gruppo Albatros Il Filo 16/11/2011
 

Intervista di Renzo Montagnoli a Maria Allo, autrice della raccolta poetica Riflessi di rugiada, edito da Gruppo Albatros Il Filo.

 

 

Questo volume, più che una silloge, è una raccolta di sillogi, stante le tematiche diverse delle stesse. Con ogni probabilità si tratta del compendio della tua produzione poetica degli ultimi anni, piuttosto ampia visto il numero elevato delle liriche.  Se non vado errato questo libro è la tua seconda opera edita, dopo I sentieri della speranza, che, ahimé, non conosco.

E’ quindi un’esperienza ancora fresca quella di portare a conoscenza di altri il tuo sentire e forse per questo mi sembra di aver notato una certa ritrosia, più esattamente definibile come pudore, nell’esposizione letteraria, caratterizzata spesso da forti accenti e impatti che a un certo punto si stravolgono, si quetano prossimi al culmine.

C’è forse in te ancora un timore di esporti, di lasciar fruire ogni pensiero, di aprirti completamente?

 

Il volume “Riflessi di rugiada” è composto e suddiviso in quattro sezioni: Intimistica, Naturalistica, Mitologica, Anima. Ciascuna di queste sezioni è corredata da una prefazione della prof.ssa  Maria Fortunato e  segue un ordine tematico con le due poesie d'apertura “Cose sparse di me” e “Isola parola “ che costituiscono una sorta di dichiarazione di poetica,  vale a dire il  leitmotiv della mia produzione, a partire dalla prima raccolta “I sentieri della speranza” edito nel 1982.

Per una strana forma di pudore intellettuale o, come dici tu, di ritrosia non ho più pubblicato, dopo tale raccolta, i versi che componevo, nè parlavo volentieri della mia poesia  eppure la scrittura per me è l’unico luogo dove tutto acquista un senso “un grande pudore universale”, direbbe la Merini e scrivere poesie è l’unico spazio dove acquista senso il tepore dell’ anima altrimenti relegata nei frammenti d’ombra frammisti ai sensi opachi del Nulla.

Ma è anche vero che il coraggio è fatto di paura come diceva  Oriana Fallaci. Per mia fortuna  ho ricominciato a scrivere “seriamente” nel 2007, quando, per caso, ho aperto il mio primo blog  per avere un diario su cui annotare dei pensieri, indipendentemente dal fatto che questi venissero letti o meno da altre persone.  L'esperienza del blog è stata fondamentale e determinante anche per  il mio tempo libero.  Poi, incoraggiata dagli amici poeti  e anche   per fuggire all’asfissia del monologo e  alla sindrome di Narciso, ho deciso di pubblicare queste mie “nugae” o frammenti, intesi come parte molecolare per il tutto del corpus che intendo pubblicare prossimamente.

 

In relazione alla prima parte della tua risposta avrei voluto formularti una domanda, che proporrò tuttavia in seguito, perché mi è sorta spontanea la curiosità circa il “corpus” che intenderesti pubblicare. Infatti, benché la produzione di un poeta generalmente abbia un ordine logico, nel senso che le opere che si susseguono sono identificabili nelle stesse tematiche, pur se svolte e approfondite diversamente, l’idea della parte molecare costituita dalle poesie di questa raccolta in funzione di un prossimo “corpus” mi induce a chiederti di che tratterà e di come sarà organicamente strutturato. Insomma, quella che è in genere la domanda finale sui progetti, diventa la seconda domanda, a cui credo potrai rispondere non tanto vagamente, ma con una precisione che esula dalle previsioni, perché si tratta di cosa già certa. Che mi dici, allora?

 

Io credo che in me  convivano due anime: una solare e mediterranea, l'altra lunare e notturna.  Le mie “nugae” respirano, con questa doppia natura, di improvvisi trasalimenti della memoria e di  furiose meditazioni sul presente. Vorrei, attraverso un gioco di rimandi e di richiami, di echi lontani, far rivivere  ai nostri giorni così scarsamente mitici i lirici antichi. Il corpus in questione sarà poesia in bilico fra diversi piani temporali, quasi  un ritorno come Ulisse, carico di esperienze da interpretare e  un futuro così carico di passato alla luce dell'interiorità femminile .

“La Realtà interiore della donna diventa per il pensiero di Hillmann e Jung uno spazio archetipico, che raccoglie al suo interno tutte problematiche psichiche, ma nello stesso tempo indicano al suo vissuto la propria tendenza. “ Ma non voglio anticipare oltre........

 

 

Non è che ora ne sappia molto più di prima, ma lasciamo tempo al tempo e aspettiamo il varo di questo nuovo lavoro.  In Riflessi di rugiada, di cui alcune poesie non mi sono nuove, ho riscontrato tuttavia che quello di cui accennavo nella prima domanda (la ritrosia ad aprirti completamente) non è presente in alcuni testi, nel senso che quella tendenza di frenare all’approssimarsi di un limite, da te con ogni probabilità inconsciamente posto, si attenua, cioè c’è la tendenza a spostare oltre questo confine. Forse nel secondo caso si tratta di poesie scritte più recentemente, quando l’opera di scavo interiore è ulteriormente progredita. Tanto per fare un esempio mi sembra di cogliere più ritrosia in Postilla ai margini la vita che in Il cielo non basta.   E’ così? E se è così, l’indagine conoscitiva di te stessa, che non avrà mai fine, nell’approdare alla conoscenza di due anime, le considera indispensabili nella loro coesistenza, o preferirebbe che ce ne fosse una sola, magari quella solare?

 

 

Vedo con piacere che hai colto nel segno. Infatti  nella tonalità complessiva hai rintracciato il processo di apprendistato e una certa ritrosia, come tu dici, a rendere visibile questo mio kairòs. Ma scrivere è uno slancio dello spirito, uno spasmo dell’anima che chiede di essere ascoltata, un desiderio di chiarezza all’interno di una realtà tragica che tradisce il respiro del nostro esistere.
La poesia chiede di essere letta perchè il fuoco della poesia è l'unico fuoco capace di bruciare le scorie della vita.

L'indagine conoscitiva di noi stessi non avrà mai fine; luce e Ombra fanno parte della dualità, noi stessi siamo la dualità, indagare pertanto il significato profondo che la luce e ciò che in un certo senso rappresenta il suo opposto, l’ombra, è un percorso di  scoperta  consapevole per trovare nuove soluzioni a vecchi conflitti dentro e fuori di sé e riattivare una rinnovata sensazione di stabilità, forza, amore.

Per arrivare alla luce mi addentro nell’oscurità….E lì, nel più remoto kairòs  dell’universo, apro la mia anima come un fiore  di luce pura.......

“che pervade l’inizio
e travalica
l’ascesa
quasi girasole…”

 

 

Per quanto nella raccolta esista una silloge naturalistica non è infrequente rilevare nelle tue poesie una presenza marcata della natura, spesso utilizzata come metafora esistenziale, ma anche per rappresentare i tuoi stati d’animo. E’ così?

 

“L’eterna natura è la Bellezza prima e tutte le cose che ne derivano sono belle” diceva Plotino. La Natura rappresenta per me un luogo dell’anima, un ideale rifugio dalla contingenza della vita quotidiana, l'incontro con un tempo originario dove tutto era in germe, dove passato e futuro trovavano la propria conciliazione.

Una delle realtà che si pongono con drammatica evidenza davanti ai nostri occhi è la degradazione dell’ambiente naturale, di cui diventiamo sempre più coscienti.

Invece la Natura costituisce una totalità vivente, in quanto la serie dei suoi gradi ha come scopo interno e necessario –anche se, ovviamente, inconsapevole- il ritorno dell’Idea a sé stessa nello Spirito, diceva Hegel.

Il principio da cui si muove il mio scrivere, o meglio la mia profonda aspirazione, è un ideale di umanità capace di misurarsi con la Natura, tuttavia , sono consapevole  che in una società consumistica come la nostra, l'uomo non coglie  i più i suoni della Natura.

E allora .......

Si spezzi il cerchio
del fluire in lande deserte
oltre lo schermo del vagare
oltre la liturgia del quotidiano
oltre i grumi del presente
si spezzi il cerchio
dei tramonti senz’alba
oltre i nubrifagi delle coscienze
oltre tutti I calcoli scomposti
oltre tutte le quaresime
oltre tutte le apocalissi
si spezzi il cerchio
di rivolte da campi di sterminio
fra sassi e fango

Infine cos’è un uomo nella natura? Un nulla davanti all’infinito, un tutto davanti al nulla, qualcosa di mezzo tra il nulla e il tutto… Blaise Pascal

 

 

Complimenti: questo significa parlar chiaro e in effetti questi concetti si rispecchiano, o meglio sono presenti nelle loro svariate sfumature, in tutte le poesie di questa raccolta. E allora scatta una domanda quasi d’obbligo: che cos’è per te la poesia? Non intendo sapere che cosa possa rappresentare, ma ritengo opportuno conoscere il tuo concetto di poesia. E’ una domanda classica e devo dire che le risposte che ho avuto non sono mai state univoche.

 

 

Per me la poesia  è costante ricerca di significato  che sempre naufraga verso scenari ignoti, così come ignoto è il vero senso delle cose e, tuttavia,  disegna tra le pieghe dei versi un cammino in grado di far percepire il passaggio dalle tenebre alla luce.

...A chi è affidato l’enigma
alla vita
all’amore
ma s’incespica
lo stralcio della ragione “.

 

La poesia non rifiuta il reale per il sogno, ma non accetterà mai il reale come antitesi al sogno: accogliendolo, lo costringerà a farsi sogno

 

Andare alle sorgenti
dentro un universo chiuso
insinuarsi tra nubi
e guerre di colori
primigenie di spiragli
non recinti
avvento inaspettato
scarnificare la ragione
tra sogno e realtà
vivere l’ impenetrabile
straziante d’ eternità
reinventare
riverberi
ma farsi attraversare
da una sola verità

 

In un tempo sospeso ed ibrido il poeta può esplorare meglio il suo io che poi è la chiave per comprendere tutto l’universo: l’anima è la chiave dell’universo e il poeta deve riconoscere a malincuore

 

....tenendomi  recidi la fierezza
del fiato
voce cuore e polmoni

vulcano insaziabile tra lave bollenti
accendi frammenti

e stai lì a brandire
peripezie di vita in visi sfatti
viottoli
nude disarmonie
ma forse è solo
un profumo di gardenia
che m’insegue
uno sfiorare di ciglia
sul guanciale
un graffio al cuore
cose sparse
su un altare…..”

e  che dopotutto  in  ciò è il suo Sé che si esprime tra la dannazione e l'argilla appassionata.

 

 

Il concetto di poesia come musica senza note, sostituite dalle parole, lascerebbe pensare che al di là dei contenuti dovrebbero sussistere aromie strutturali affinchè un insieme di versi possa essere definito poesia. In passato si utilizzavano regole metriche ben precise, con conteggi di sillabe e rime esterne, oppure con consecutività di suoni come nel piede dattilo virgiliano. Oggi predomina il verso libero, ma occorre tener presente che libero può essere inteso come non soggetto al canone tradizionale della mentrica, bensì a una metrica che più si addice all’autore e di sua invenzione. In questo senso, tu utilizzi una tua metrica nella stesura dei testi? Oppure ritieni che la sostanza debba prevalere in assoluto sulla forma, con il rischio però di trasformare la poesia in prosa breve o brevissima?

 

 

La passione è il primo motore delle mie nugae, una passione  spesso velata da indignazione o disagio per il cupo e inquietante  scenario dell'oggi come ne “I  mari del Sud”, “Al dio dei ritorni”, ”In ascolto”, “Hybris”. Non si può far finta di nulla, ho inteso  volutamente  materializzare, in costruzioni verbali spesso ardite, qualche volta spericolate o anche labirintiche, un certo dissenso, vale a dire la disarmonia del contingente, talvolta anche un acuto struggimento quando la natura torna a consolare come in “La bellezza è qui”.

In definitiva, la poesia è attitudine, ma  non è sufficiente la predisposizione o la sensibilità, occorre anche faticare.....

 

 

Senza fatica non c’è soddisfazione e il talento naturale conta poco se non viene coltivato. Insomma, poeti si nasce, ma scrittori di poesia si diventa con studio e applicazione. E lo studio non può prescindere dalla lettura di opere di altri autori e dalla loro attenta e approfondita analisi. E’ evidente che leggendo questo o quell’autore si finisce poi per subirne l’influsso e in tal senso ti pongo l’ultima domanda.

Qual’è il poeta, in assoluto, che più ha esercitato un ascendente su di te e per quale motivo?

 

 

Concordo pienamente. La poesia è costruzione, disciplina, conoscenza, lavoro. Non voglio dire che l'ispirazione non conti, ma da sola non basta e occorre anche davvero  tanta passione-cura.

 Certamente la grande tradizione della poesia lirica greca è stata per me molto importante e formativa, ma  adoro Anna Akhmatova, Antonia Pozzi, Keats, Dante, Montale, Eliot, Gatto, Shakespeare, Pavese, Ungaretti, Amelia Rosselli, Rilke, Blake e poi la poesia francese (Baudelaire, Verlaine, Mallarmè).

Il poeta che più ha esercitato un ascendente su di me? Dante in assoluto perchè valori come la pacificazione e amorosa convivenza umana, la felicità di un'esistenza non attanagliata dall'ansia del successo ad ogni costo, la gioia del conoscere, la sicurezza di una giustizia infallibile, giusta anche nella misericordia, la sua ideologia, l'istanza progressiva, la  carica umana e  la  perennità di lezione  comunicano verità che trascendono i comuni mezzi di conoscenza.

 

 

Grazie, Maria, per questa piacevole conversazione. Mi accommiato con l’augurio che il libra possa incontrare i favori del pubblico dei lettori, nonché con l’auspicio di poter quanto prima leggere la tua prossima opera, di cui hai accennato nella risposta alla seconda domanda.

 

 

Riflessi di rugiada

Cose sparse di me

di Maria Allo

Prefazione di Gabriele La Porta

In copertina disegno di Deborah Allo

Gruppo Albatros Il Filo

www.ilfiloonline.it

Poesia silloge

Pagg. 106

ISBN 9788856749328

Prezzo € 11,50

 

 

 
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