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  Letteratura  »  Gente del Sud, di Raffaello Mastrolonardo, edito da Tre60 e recensito da Grazia Giordani 20/11/2018
 

Torna Raffaello Mastrolonardo



Volti di famiglia: un secolo di storia nel profondo Sud

Personaggi e amori dall'avventura coloniale fino ai giorni nostri




Chi si trova a leggere un romanzo fiume, prova un iniziale attimo di sgomento, ma «Gente del Sud», di Raffaello Mastrolonardo (Tre60, pp.784, euro 22) è talmente accattivante che l’interesse sovrasta la paura. E la lettura fila liscia e coinvolgente. Dell’autore già avevamo apprezzato «Lettere a Leontine». Forse anche questo felice precedente ci ha spinti ad accostarci al voluminoso fresco di stampa.
Con prudenza, l’autore pone un’avvertenza nell’interno di copertina in cui afferma che «Questo è un romanzo. Narra la storia di una famiglia e soprattutto di una terra per quanto gli eventi storici siano riportati il più fedelmente possibile, non ha però pretesa di essere un romanzo storico. Mi sono, infatti, preso alcune libertà modificando vicende e luoghi reali, al fine di adattarli al narrato. Non cercate Balsignano su Google Maps, non troverete che i ruderi di un casale fortificato del XII secolo. È un luogo immaginario, creato dalla mia fantasia per raffigurare, in uno, i tanti comuni dell’entroterra murgiano e, in particolare, Modugno, Altamura e Andria ai cui toponimi molto deve».
In questo lungo romanzo si annodano e snodano passioni, lotte politiche, ambizioni, guerre, ostinazioni e sogni, ovvero le vicende, i drammi e le gioie che rendono unica ogni famiglia.
Il lessico dell’autore è asciutto, ma non scevro da poesia. Una poesia rude, intrisa da accenni dialettali che la rendono più viva e parlata.
Protagonista assoluta è la famiglia Parlante cui ruota intorno una miriade di personaggi tra servi e padroni.
Siamo nell’agosto 1995 quando a Napoli è tornato il colera. Romualdo Parlante, medico spaventato dal pericolo della malattia, impone a sua moglie Palma, in attesa del quarto figlio, di tornare immediatamente a Balsignano, in Puglia, nel loro paese d’origine, in casa dei suoi genitori (di Romualdo), Bastiano e Checchina.
Bastiano brilla per intraprendenza e voglia di emergere, un vero patriarca che non ha paura di niente, desideroso di farsi avanti nell’oscurità della storia, ritagliandosi un posto considerevole sul piccolo, assolato e povero palcoscenico di quella terra insieme aspra e ricca che è la Puglia.
La storia dei Parlante fra cui si distinguono: Aniello, Costanzo e soprattutto Cipriano, il bambino che Palma portava in grembo, fuggendo da Napoli. E ancora Vincenzina, Gelica, Reginella, per citare solo una parte dei molti personaggi che affollano la vivida pagina, s’intreccia e confonde con quella tumultuosa dell’Italia d’epoca.
Gli anni Dieci del ‘ Novecento; l’avventura coloniale e la prima guerra mondiale, in cui i giovani maschi della famiglia si gettano con ardimento; gli anni dei primi scontri sociali duri e laceranti e poi l’avvento del fascismo, l’apertura al nuovo e le avvisaglie della modernità che avanza; la tragedia della seconda guerra mondiale e la fine di un mondo; poi la ricostruzione e il boom economico; i giorni attuali: un secolo intero scorre davanti ai nostri occhi puntati su quelli dei Parlante attraversate da sfide, drammi, lutti e amori, sorretti sempre da determinazione, coraggio e voglia di andare avanti.
Frutto di anni di studio e di lavoro, come si evince dal folto numero di pagine, il bel romanzo racconta anche i molti volti che l’amore incontra nella vita. Leggiamo passione che travalica ogni ostacolo e sentimento convenzionale. Incontriamo l’amore coniugale, per i figli, per la propria terra, per i propri possedimenti materiali (ricordate la «roba» del Verga siciliano?), non ultimo quello per i propri ideali.



Grazia Giordani

 
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