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  Letteratura  »  La vedova Couderc, di Georges Simenon, edito da Adelphi e recensito da Grazia Giordani 13/12/2018
 
La vedova Couderc



Simenon, il grande indagatore dell'animo umano
Una storia ad alta tensione dalla quale venne tratto il film «L'evaso»




Chi ama il genere del «romanzo duro» di Georges Simenon proverà nuovo entusiasmo leggendo, riproposto ora da Adelphi, «La vedova Couderc» (pp. 169, 12 euro, traduzione di Edgardo Franzosini). Terminato a Nieul-sur Mer il primo maggio 1940, il romanzo apparve a stampa l'anno seguente. André Gide ne fu entusiasta e non esitò ad accostarlo allo Straniero di Camus (uscito lo stesso anno) aggiungendo che il romanzo di Simenon si spingeva molto oltre, coincidendo con il culmine dell'arte. Nel 1971 Pierre Granier-Deferre ne trasse un film (titolo italiano «L'evaso», con Simone Signoret nel ruolo di Tati, Alain Delon in quello di Jean e una giovanissima Ottavia Piccolo in quello di Félicie.Jean Passerat- Monneyeur, appartenente ad un'aristocratica famiglia di vignaioli, dopo aver scontato una condanna per omicidio, esce dal carcere, disorientato, senza una meta, libero da qualsiasi impegno lavorativo e senza alcun progetto per il futuro. Incontra sulla propria strada la vedova Couderc, appena scesa dall'autobus che percorre la campagna vicino a Saint-Armand- Montrond. Una campagna molto suggestiva, ricca di corsi d'acqua, descritta con mano mastra dall'autore. Assunto dalla vedova molto imperativa, che si concede anche al vecchio suocero per interesse, assorbito dal semplice lavoro agricolo della fattoria e dal sesso privo d'implicazioni amorose che la donna gli offre, Jean sembra finalmente trovare una parvenza di felicità e di equilibrio interiore. Una parvenza - sottolineiamo - perché presto l'amore che gli sboccia dentro, irrefrenabile, nei confronti di Félicie, vicina nonché giovane ragazza madre, nipote della vedova Couderc, innesca una gelosia ossessiva in Tati, fino al punto di costringere Jean in una situazione disperata. Tutto ciò sconvolge il semplice trascorrere dei giorni e l'esistenza del giovane condannato dal suo stesso destino. La promessa di una stasi biologica, di un auspicato torpore della mente è solo un'illusione, come abbiamo già rilevato. Poiché altre donne interverranno a turbare quel precario equilibrio. Si scatena un inferno provinciale di interessi e recriminazioni e così si accende l'occasione demoniaca per tornare al delitto. Con molto acume il critico e scrittore Corrado Augias commenta questo romanzo di inquietante bellezza, quando sottolinea: «La parte centrale del romanzo è sorretta dalla tensione fortissima che scaturisce dal complesso rapporto tra i personaggi e che, per fare un paragone, ricorda quella quasi insostenibile del romanzo "Misery" di Stephen King (lo scrittore prigioniero della sua ammiratrice pazza). Una situazione senza vie d'uscita».Come spesso accade coi romanzi di George Simenon, ci troviamo sotto gli occhi pagine imperdibili, dei veri sempreverdi, pagine da rileggere trovandovi fra le righe emozioni nuove, motivi d'interesse elettrizzanti, com'era avvenuto e come avverrà con tutto il resto della sua produzione che non necessita di commissari o di ispettori di polizia, semplicemente dell'ineguagliata capacità di sondare il cuore umano, forziere di gelosie, invidie, debolezze, incorniciate in paesaggi esteriori che riflettono l'animo dei personaggi.


Grazia Giordani


 
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