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  Letteratura  »  La cattiva strada, di Sébastien Japrisot, edito da Adelphi e recensito da Grazia Giordani 06/01/2019
 
«La cattiva strada» di Japrisot: storia d’amore proibito


Che Adelphi sia una casa editrice specializzata nel riscoprire perle letterarie di rara bellezza non è certo una novità. E infatti, in questi giorni, possiamo leggere con viva curiosità «La cattiva strada» di Sébastien Japrisot (pp. 220, 18 euro, nella bella traduzione di Simona Mambrini). Il romanzo tratta di un amore indomabile, irrinunciabile, contrario ad ogni convenzione in quanto proibito, che lega Denis, un adolescente appena quattordicenne, a una suora che di anni ne ha ventisei. Nella letteratura francese della prima metà del Novecento si respirava una forte carica di ribellione giovanile, facile da riscontrare nelle opere di alcuni enfant prodige «scandalosi» e passati alla storia come Raymond Radiguet (autore del classico «Il diavolo in corpo»), scritto a soli diciannove anni nel 1923 e Françoise Sagan, al debutto diciottenne con «Bonjour tristesse». A questi giovani spregiudicati autori si aggiunge Sébastien Japrisot, a lungo ignorato dal grande pubblico, per quanto apprezzatissimo da scrittori e intellettuali di prestigio internazionale, da Sartre a Carrère. Nel romanzo di cui stiamo trattando, la passione che vivono i due giovani, fino in fondo e senza rimorsi, viene raccontata dall’autore con candore e precisione, tenendo conto che è a sua volta un diciottenne. «Suor Clotilde rivide Denis. Capì che aveva fatto la strada di corsa per precipitarsi da lei. Aveva gli occhi più belli, più neri che mai e pieni di una felicità stupefacente. Tutto divenne confuso, lei gli chiese scusa, gli diede un bacio sulla guancia. E nella frazione di secondo in cui le sue labbra toccarono la pelle di Denis, lei capì che era vero, che il male era in lei, che non doveva più vedere il suo sorriso, né sentire la sua voce, doveva dimenticarsi del suo bacio e della morbidezza della sua mano». Naturalmente, le cose non andarono così. E la passione che travolse i due giovani viene raccontata con candore e precisione, senza moralismi da uno scrittore appena entrato nella maggiore età. Pagine dotate di una grazia quasi prodigiosa ci fanno entrare dentro la tensione erotica di Denis e suor Clotilde e, quando nella narrazione ci sono solo loro due, nella pagina sembra scoppiare una luce folgorante. Gli altri personaggi: genitori, autorità scolastiche, gerarchie ecclesiastiche faranno tutto ciò che è in loro potere per contrastare questo amore anomalo. Ma nulla potranno ottenere. La risposta più convincente ce la porge l’autore stesso nell’epigrafe apposta al suo romanzo: «Credi nel tuo Dio, se puoi, ma credi soprattutto nella vita. Se la tua vita dimentica il tuo Dio, tienti stretta la vita. Se il tuo Dio t’impedisce di vivere, abbandona il tuo Dio. La tua vita è l’unica cosa che hai e, chiunque tu sia, il tuo Dio non è il mio». Nato a Marsiglia nel 1931 e morto a Vichy nel 2003, Sébastien Japrisot, pseudonimo anagrammatico di Jean Baptiste Rossi è stato scrittore, traduttore, sceneggiatore e regista. Molti dei suoi romanzi sono stati da lui stesso adattati per il cinema. Alla «Cattiva strada», apparso nel 1950, fu conferito nel 1966 (da una giuria in cui figuravano, tra gli altri, intellettuali del calibro di Sartre, Aragon e Adamov) il Prix de l’Unanimité.


Grazia Giordani

 
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