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  Letteratura  »  Dal fondo. I miei primi dieci anni, di Franca Canapini, edito da Youcanprint e recensito da Piera Maria Chessa 10/09/2019
 
Dal fondo. I miei primi dieci anni – Franca Canapini – Youcanprint – Pagg. 162 – ISBN  9788831610070 – Euro 12 ,00




La prima cosa che mi viene da dire, dopo aver letto questo libro, è che la sua lettura è stata per me un vero piacere, ma soprattutto un arricchimento fin dalle prime pagine.
Franca fa una breve ma significativa introduzione rivolgendosi ad Alice, una delle sue nipotine. A lei e alla sorella Silvia vuole raccontare come sono stati e che cosa hanno significato per la sua vita i suoi primi dieci anni. Il libro scaturisce da una domanda fatta da Alice, che chiede alla nonna se da bambina sia stata povera, Franca risponde di sì e incomincia a raccontare…

Ma il racconto non sarà solo, come lei stessa chiarisce, la sua storia personale, ma quella di una comunità, “della gente che negli anni Cinquanta del Novecento viveva nel microcosmo della strada delle Cavine edelle Valli di Chianciano Terme. Sono stata solo l’occhio bambino che ha registrato le loro gesta perché le conosceste e il ricordo della loro esistenza non andasse perduto”. Questo è stato lo scopo, generoso e appassionato, che ha dato vita al libro.
Paragrafi brevi, talvolta un po’ più lunghi, che si intrecciano con dei testi poetici, quasi tutti scritti dall’autrice; poesie profonde e suggestive che chiariscono e completano le parti in prosa.

Il libro incomincia con la sua nascita, con brevi ma significativi riferimenti alla famiglia, in particolare ai due fratellini morti precocemente, prima che lei stessa nascesse.
Franca racconta poi di essere ritornata, molto tempo dopo, nei luoghi dell’infanzia, vuole capire, farsi catturare dalla magia faticosa di quei tempi, ma scopre che la sua nostalgia non è più per quei luoghi, oggi troppo diversi, ma per quel mondo lontano che non c’è più, e che vive tuttavia intensamente nei suoi ricordi.  Di questo mondo vuole parlare, e lo farà egregiamente.

Ci presenta subito ” la donna della brocca”, sua madre Adriana, figura importantissima nella sua vita, lo si percepisce fin dalle prime pagine. Sarà lei a raccontarle le filastrocche per farla mangiare, e sarà sempre lei a proteggerla e coccolarla, a sopportarne con pazienza e con un affetto sconfinato i capricci legati all’età. Lei, talvolta paurosa, sarà per la figlia forte come una roccia nei tanti momenti di difficoltà.
Altrettanto importante, per quanto in modo diverso, la figura di Gino, suo padre. Lui che era stato in guerra, più burbero e chiuso in se stesso, preoccupato sempre che i soldi non potessero bastare, un po’ duro e perentorio nelle richieste, eppure capace di trasmettere un grande affetto a quell’unica figlia, con comportamenti talvolta maldestri ma incisivi. L’acquisto di una piccola bicicletta tutta per lei, il condurla con sè in campagna, una volta persino al cinema, stendersi di notte insieme sotto un cielo illuminato dalle stelle, e stare lì a guardarle in silenzio. Perché Gino era uomo di poche parole ma dal cuore grande.

Ci sono molti altri personaggi in questa storia corale. Mustiola, la nonna, lo zio Mario, la Ginetta, il nonno Giulio, la Frasia del Trippa, I Napoletani, Caterina, la sarta, Fedora, e i diversi amici e amiche che frequentavano la scuola con lei.
Davvero tanti poi gli argomenti trattati. La raccolta dell’acqua, per esempio, nelle case non vi era ancora l’acqua corrente, la stufa a legna, importantissima d’inverno ma anche d’estate, nonostante il caldo, la preparazione del pane, il mercato, dove si andava a comprare di tutto, la preoccupazione per i temporali e le piene, la mietitura, la trebbiatura e la vendemmia, l’uccisione del maiale, la necessità di utilizzare ogni singola parte dell’animale, perché non si doveva buttare niente. Poi ancora l’eccezionale nevicata del 1956, e finalmente, un giorno, l’arrivo della luce elettrica. E infine, un evento speciale: la televisione, che avrebbe portato l’intero mondo dentro le case.

Dieci anni della sua vita, quelli che vanno dal 1951 al 1961, anni che hanno cambiato l’Italia, dieci anni della vita di un’intera comunità.
I loro bisogni primari, la grande fatica quotidiana, il desiderio di migliorare il futuro dei propri figli.
Davvero brava Franca Canapini, uno sguardo, il suo, attento e profondo, generoso e affettuoso verso tutte le persone di cui parla e alle quali ha dato voce e spessore. Pochi tratti, talvolta, ma essenziali, tanto che sembra di vederli e di incontrarli questi uomini, donne e bambini venuti fuori magicamente dalla sua memoria. Ricordi nitidi, occhi curiosi e interessati, spalancati su quel mondo lontano.
C’è molto nella Franca di oggi di quella bambina, mi sembra di intuire, pur non conoscendola personalmente (spero di poterlo fare presto). La voglia di sapere, di capire, oggi come ieri, per conoscere meglio noi stessi e il mondo in cui viviamo.


Piera Maria Chessa


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