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  Letteratura  »  James Hook. Il pirata che navig˛ in cielo, di Mario Petillo, edito da Scatole Parlanti e recensito da Katia Ciarrocchi 21/09/2019
 
James Hook. Il pirata che navigò in cielo – Mario Petillo – Scatole Parlanti – Pagg. 200 – ISBN 9788832811872 – Euro 15,00




La più facile delle soluzioni sarebbe quella di suggerirvi di chiudere gli occhi, fare un profondo respiro e lasciare che le vostre iridi si colorino di leggerezza, di brio, di brividi. L’Isola che non C’è era un posto nel quale tutti sarebbero voluti andare, almeno per qualche giorno: era una pausa dal resto del mondo, era la pace totale dei sensi, era come avere una patina opaca dinanzi agli occhi, perché nulla poteva essere reale.

James Hook. Il pirata che navigò in cielo è il romanzo d’esordio di Mario Petillo, edito Scatole Parlanti, si può parlare spin-off poiché l’autore ci narra la storia di James Hook o meglio conosciuto come Capitano uncino nella storia di Peter Pan, la voce narrante è lo stesso Hook che racconta del rapimento che subisce da parte di Peter Pan cambiando così tutto il corso della sua esistenza, diventando il leggendario e cattivo della storia originale, ma in realtà è lui il cattivo?
Che dire? Mario Petillo è riuscito a incatenarmi tra le pagine di James Hook Il pirata che navigò il cielo, infondendomi una buona dosa di malumore e devo essere sincera anche di odio verso Peter Pan; un personaggio che non ho mai amato particolarmente già dalle pagine di James Matthew Barrie.

Non fu la curiosità, a quel punto, che corrucciò la fronte di James, quando la preoccupazione che quell’ombra, che a Eton lo prese quella sera di trenta cicli giorno-notte fa, fosse qualcosa di misterioso e di talmente grosso che nemmeno le fate, che erano presenti lì come fautrici e detentrici del potere dell’isola, potevano spiegare. L’entità di Peter Pan andava oltre le conoscenze dei creatori delle leggende, e le fate arrivarono a spiegare quello che James aveva ormai ben intuito: Peter Pan era un despota che dominava quell’atollo, un pericoloso dittatore che aveva deciso di portare all’Isola che non C’è tutti i bambini sperduti. Un’entità che stava rubando al mondo per un giovamento personale, per tenere tutti soggiogati al suo lusso chiamato eterna giovinezza.

Tra le righe del libro leggo la grave perdita che ha dovuto subire James, la perdita dei suoi sogni delle sue ambizioni e la rinuncia, che spesso accomuna molti di noi, rinuncia più delle volte dettata da influenze esterne permettendo al corso della vita di prendere una piega differente, una strada diversa da quella che avevamo sperato nel nostro immaginario.
Un libro interessante, che si fa leggere velocemente nonostante la tristezza che infonde.

Dopo essere stato uovo, il bruco decide dove creare il suo cuscinetto di seta: vi si attacca, come se fosse una cintura, e aspetta un paio di giorni, fino a diventare una crisalide. Per farcela, però, ha bisogno di fissare una serie di uncini della coda al cuscinetto che ha creato: a questo punto la crisalide è completa e quando sarà pronta potrà spiccare il volo, fa farfalla.


Katia Ciarrocchi


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