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  Letteratura  »  In pace e in guerra, di Adriana Comaschi, edito da Tabula Fati e recensito da Fiorella Borin 26/10/2019
 
In pace e in guerra – Adriana Comaschi – Tabula Fati – Pagg. 102 – ISBN 978-88-7475-722-0 – Euro 10,00



Ho già avuto modo di apprezzare la vis narrativa di Adriana Comaschi, scrittrice veneziana infaticabile e poliedrica, capace di spaziare con la massima disinvoltura da un genere all’altro, dal fantasy al romanzo storico, dal giallo all’attualità, conducendo sempre la narrazione col brio che la contraddistingue.

Anche questo suo ultimo lavoro non ha deluso le mie aspettative, perché la sua mano brillante ha prodotto dieci novelle molto piacevoli da leggere. Il titolo evoca “Guerra e pace” di Tolstoj; ma ben diversa è la mole, lo spirito e l’intento, perché “In pace e in guerra” è un volumetto smilzo, lettura ideale per qualche ora di relax in cui non mancherà certo l’occasione per più di un sorriso divertito e per qualche momento di commozione.

I primi cinque racconti sono ambientati in tempo di pace; “pace” si fa per dire, perché anche se non ci sono guerre in corso, i tormenti, i dissidi, i dispiaceri non mancano e tutti i protagonisti delle vicende narrate sono realistici nella loro umanità non esente da crucci e difetti. Ma a stemperare la mestizia provvede la bravura di Adriana, che colora la pagina con dialoghi riuscitissimi, prevalentemente in veneziano, così vividi da ricreare atmosfere goldoniane, pezzi di teatro di strada che conducono inevitabilmente alla risata. A tal proposito, il racconto intitolato “All’ospizio!” è un piccolo capolavoro di umorismo, tanto il protagonista ci travolge con il suo carattere cocciuto, rusticamente genuino e comicamente esplosivo, degno di un Sior Todaro Brontolon del ventunesimo secolo. Le radici venete dell’autrice affiorano con una nitidezza tale da rendere queste novelle un omaggio alla Venezia in cui è nata e alle montagne del Cadore già da lei immortalate nel romanzo “La rajetta” (edito da Tabula Fati nel 2018, nel quale narra l’epopea tinta di fantasy delle genti ladine residenti sulle Dolomiti).

E anche nella seconda parte, dedicata alla guerra, Venezia e i monti veneti si impongono come scenari ideali per la narrazione di storie avvincenti, fluide, sostenute da un’ammirevole padronanza del materiale storico che ha costituito la base indispensabile alla stesura delle novelle. Ordinate in ordine cronologico, la prima affronta un argomento che ai più risulterà poco noto, ovvero il passaggio dalla dominazione austriaca alla Repubblica di San Marco proclamata da Daniele Manin nel marzo 1848; si passa poi alla Grande Guerra, con la tragedia del Cadore diviso in due da un confine che obbligava gli abitanti di paesi vicini a combattere per due differenti bandiere; quindi Caporetto; infine il Piave; e da ultima Nikolajewka, laddove nel gennaio 1943 si consumò l’ultimo atto della tragedia dell’Armir. Sono pagine intense, sincere, nelle quali a volte fanno capolino animali domestici, che giocano la loro parte nel registro della vivacità, della simpatia e della tenerezza.

Consiglio la lettura di questo libro anche per il valore aggiunto che l’autrice ha profuso in coda a ciascun racconto di guerra, ovvero un esaustivo riassunto delle circostanze che determinarono gli avvenimenti trattati, e brevi cenni biografici sui personaggi storici nominati nel corso della narrazione. Questa è non solo una manifestazione di gentilezza nei confronti del lettore, ma anche di serietà da parte dell’autrice. Adriana Comaschi infatti sa benissimo che la Storia è un materiale delicato, che va maneggiato con cura e proposto con garbo, nel rispetto di ciò che è stato e di chi non c’è più.


Fiorella Borin

 
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