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  Letteratura  »  L'uccello padulo, di Giovanni Lucchese, edito da Alter Ego e recensito da Katia Ciarrocchi 19/11/2019
 
L’uccello padulo – Giovanni Lucchese – Alter Ego – Pagg. 220 – ISBN 9788893331197 - Euro 14,00



Va così, che passi la tua vita a dire e fare sempre le stesse cose, credi che tutto abbia un senso ma in realtà non sei sicuro neanche del motivo per cui ti alzi dal letto la mattina. Eoni interi ti sfrecciano davanti al naso con la velocità di una manciata di secondi. Lunghi anni passati a spendere capitali in cazzate, sniffare coca a più non posso, ingurgitare qualsiasi cosa ti venga messa davanti, baciare culi, leccare fighe e scoparti chiunque abbia voglia, in qualsiasi luogo e momento, di aprire le gambe per te. Tiri avanti le tue giornate come se fosse sempre lo stesso film ripetuto all’infinito, una pellicola deprimente in cui cambiano alcune comparse, a volte le location sono differenti, ma i dialoghi, le motivazioni dei personaggi e la morale di fondo sono sempre gli stessi. Poi accade qualcosa, conosci qualcuno, entri in un giro nuovo, e all’improvviso capisci che la vita, come la conoscevi tu, non era altro che una farsa, una prova generale di quello che ti aspettava subito fuori dalla tua zona comfort. ‘ Ho passato gli ultimi quattro giorni girando in lungo e in largo come una trottola impazzita.

Un libro leggero che costringe alla riflessione, quello di Giovanni Lucchese: L’uccello padulo edito Alter Ego.
Gianandrea Ludovisi detto Billo rampollo di una famiglia nobile romana, rappresenta alla perfezione la società degli eccessi, dove droga, alcool e sesso ne fanno da padroni, e dove la solitudine primeggia perché gli amici non ci saranno mai nel momento del bisogno.

La droga è una puttana abile e generosa che alla fine Ci presenta sempre un conto bello salato. Ti fa divertire, ti illude che nulla di male potrà accaderti finché resterai al suo fianco, ti lascia pensare di essere in grado di gestire la tua euforia e di poterla ripescare dentro di te quando ne avrai bisogno. Col cazzo. Quando gli effetti svaniscono ti molla sempre con il culo per terra a fare i conti con la tua voglia di morire. Di solito smaltisco i postumi di queste serate avvolto nelle coperte del mio letto, chiuso in camera a fissare il vuoto finché la depressione non scivola via, ma oggi sono costretto a farmi prendere dallo sconforto, mentre cammino a fatica cercando di capire come poter tornare a casa. Ieri prendevo la vita a morsi, oggi leccherei questo marcia-piede in cerca di conforto.

Billo prenderà coscienza di sé solo dopo l’incontro con mamma Sophie che gli aprirà un mondo, mostrandogli quali sono i valori fondamentali: famiglia, amicizia e amore.
Mamma Sophie eccentrica trans di mezza età vive con quella che definisce la sua famiglia, personaggi diversi e spesso eccessivi, ma talmente “veri” che riporteranno nella vita di Billo il piacere delle piccole cose, quali un piatto di pasta mangiato insieme, la genuinità di un abbraccio sincero, di risa spontanee. Una vita semplice e spesso dolorosa ma che sa di buono, in contrapposizione a una famiglia “normale” e spudoratamente ricca ma fasulla nelle emozioni e nel modo di presentarsi alla società.
Quella che Giovanni Lucchese ci descrive è una storia di mancanze e di eccessi, è una storia generazionale che si ripete, ma che si nasconde perché l’apparire è più importante dell’essere.
La narrazione è spesso cruda ma scorrevole e lineare, divertente e angosciante, bilancia alla perfezione il disordine interiore che vive il protagonista.
Un libro che ho divorato con voracità.
Un autore che, a mio avviso, ha un buon futuro letterario se si mantiene spontaneo.
Un grande plauso!

Perché tu hai un cuore ribelle, un’anima inquieta. E perché sei l’uccello padulo›.
Che vuol dire?›.
Che ti piace volare basso, confonderti con il sottobosco, rovistare nel fango alla ricerca di tesori a cui nessun altro dà alcun calore. E che colpisci alle spalle, improvvisamente e di solito nelle parti basse›



Katia Ciarrocchi



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