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  Letteratura  »  La madre, di Grazia Deledda, edito da CreateSpace Independent Publishing Platform e recensito da Giovanna Giordani 19/11/2019
 
La madre – Grazia Deledda – CreateSpace Independent Publishing Platform – Pagg. 98 – ISBN 978-1477669969 – Euro 4,17



Mi è capitato tra le mani mentre riordinavo i miei libri; stava aspettando da tanto di essere letto. Così ho iniziato a leggere con vivo interesse e non sono rimasta delusa. Beh, del resto, dall’unica donna italiana che ha ricevuto il premio Nobel per la letteratura non poteva essere diversamente!

E fin dalle prime righe mi rendo conto che il tema è quanto mai attuale: …<<Ma perché i preti non possono sposarsi? Perché, Signore, Paulo non poteva amare una donna? Tutti possono amare, anche i servi e i mandriani, anche i ciechi e condannati al carcere; perché il suo Paulo, la sua creatura, lui solo non poteva amare?>>…

Il periodo in cui è ambientata la narrazione è quello di inizio del secolo scorso. La nostra madre protagonista è una persona di umili origini che, come tutte le madri, ha desiderato che il suo unico figlio avesse il meglio dalla vita e la scelta del sacerdozio era sicuramente più che mai una scelta di prestigio, tranquillità economica, onore e rispettabilità. E così il suo Paulo ora è il prete della parrocchia nel suo piccolo paese natale.

Ma… è un prete giovane che le circostanze della vita portano a trovarsi, suo malgrado, impigliato in una lotta interiore tra un’attrazione sentimentale e fisica verso una donna e le promesse fatte nell’ora della consacrazione alla vita sacerdotale che, come si sa, prevedono anche la castità.

La narrazione procede con un pathos in crescendo che avvince il lettore. L’analisi psicologica ed emotiva dei personaggi è quanto mai profonda e coinvolgente. La fede della madre e così quella dei parrocchiani di un piccolo paese della Sardegna (poteva valere comunque per qualsiasi altro paese della nostra penisola) è una fede molto legata all’osservanza formale della religione (la Messa, la confessione, la comunione, i sacramenti) nella quale cercano speranza e ristoro alle asperità delle loro umili e faticose esistenze.

La madre sa lo scandalo che potrebbe dare ai parrocchiani la divulgazione della notizia di una relazione amorosa del figlio e vuole evitarlo con tutta se stessa. Le sembra di intuire, comunque, con la sua umile intelligenza, che c’è qualcosa di “sbagliato” in questa imposizione voluta dalla chiesa verso i suoi sacerdoti, ma scaccia subito questo pensiero, l’importante è accettare la regola, non disubbidire, non dare scandalo.

Questo racconto della Deledda, dunque, è una lettura sicuramente consigliabile, sia per l’attualità dell’argomento (mi sembra sia in discussione nell’ambito dei vertici della chiesa) e sia per lo stile scorrevole ed avvincente. Bellissimi i paragoni fra gli elementi della natura e la vita interiore dei personaggi nonché la descrizione dei piccoli gesti che riflettono ciò che si muove nel più profondo dell’anima. Un libro che induce alla riflessione e alla discussione da tanti punti di vista.

Il messaggio implicito mi sembra chiaro ed ampiamente condivisibile: due persone che si amano devono avere il diritto di vivere il loro amore in ogni suo aspetto. Ognuno deve avere la libertà di scegliere quello che sente possa renderlo felice.

Personalmente penso che la castità possa essere benissimo una scelta personale, ma non debba essere imposta. Mi auguro che la chiesa cattolica inizi il percorso di lasciare libertà di scelta riguardo a questo attuale obbligo (del resto disatteso senza remore nei secoli da potenti papi), si eviteranno così inutili scandali, dannosi per i sacerdoti stessi e per i fedeli.


Giovanna Giordani

 
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