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  Letteratura  »  Il cane comunista e altri racconti, di Laura Vargiu, edito da Gli Occhi di Argo e recensito da Piera Maria Chessa 01/12/2019
 
Il cane comunista e altri racconti - Laura Vargiu - Gli Occhi di Argo – Pagg. 106 – ISBN 978-88-97421-23-8  - Euro 12,00




Il libro “Il cane Comunista e altri racconti”, di Laura Vargiu, è costituito da nove storie ed è la prima di queste a dare il titolo alla raccolta. Sono centosei pagine in tutto, eppure questi racconti sono così densi di contenuto che pare, leggendoli, di conoscere una parte non esigua dell’intera umanità.
Mentre si va avanti con la lettura, passano davanti ai nostri occhi i diversi personaggi, protagonisti tutti di storie difficili.
La prima, ambientata negli anni venti del secolo scorso, narra di un uomo, presumibilmente ancora giovane, che si oppone con coraggio alle ingiustizie e ai soprusi dei cosiddetti miliziani, che anticiperanno di poco l’avvento del regime fascista, e che, per generosità e affetto, pensa più alla sopravvivenza del suo cane che alla sua stessa vita.
Vi è poi il soldato che ritorna dal fronte e ha solo un desiderio, quello di ricongiungersi alla moglie e ai figli, ma che poi in famiglia si trova a dover sbrogliare una situazione non prevista.
E ancora, la storia di una ragazza che, giovanissima, deve lavorare per aiutare la sua famiglia, ed è costretta per necessità a sopportare angherie e ricatti.
In un altro racconto viene nuovamente affrontato il tema della guerra e dei rapporti tra persone che hanno ruoli differenti, che nella vita si ritrovano a essere nemici, ma che riescono, nonostante tutto, a costruire momenti di solidarietà e di possibile amicizia.
Coinvolgente e carica di sofferenza è la storia di Barbara, che ha solo diciotto anni e fa la cernitrice in una miniera del Sulcis. Uno dei racconti più duri, dove il dolore è il protagonista assoluto, tema comunque presente un po’ in tutto il libro.
A stemperare in parte tanta sofferenza, la storia della venditrice ambulante, così accogliente, soprattutto con chi ha ancora meno degli altri ed è stato colpito maggiormente dalla vita.
Il racconto intitolato La firma in qualche modo alleggerisce “la fatica di vivere”, ed è la storia di Benito, nome piuttosto diffuso, e non a caso, in quel periodo.
E che dire dell’Ultima corsa? Un piccolo mondo formato da uomini, donne, ragazzi e anche anziani, tutte persone che per anni sono salite sui treni di quella che dagli abitanti della zona veniva chiamata La ferrovia del Sulcis. Una storia raccontata con garbata leggerezza, appena velata di malinconia.
La parte conclusiva di questo bel mosaico è il personale viaggio interiore di una ragazza, presumibilmente la stessa autrice, che ripercorre una parte significativa, e non certo in discesa, della sua vita, guardando tuttavia anche al futuro.
Un bel libro in cui l’esistenza viene raccontata con garbo e rispetto dei sentimenti, cercando di capire quel dolore che da sempre accompagna la nostra vita, ma la scrittrice lo fa con un tratto lieve, stemperandone, là dove è possibile, il peso, con l’uso discreto, e nello stesso tempo incisivo, di un’amabile ironia.
Laura è una giovane donna che sa guardare oltre l’apparenza, che non si accontenta e vuole approfondire, e mi pare che in questa raccolta di racconti, ma non solo, lo faccia con ottimi risultati.



Piera Maria Chessa


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