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  Letteratura  »  Il sacrificio dei pedoni, di Gian Ruggero Manzoni, edito da Castelvecchi e recensito da Grazia Giordani 21/12/2019
 
Il Movimento del '77 a Bologna secondo il Conte
Gian Ruggero Manzoni racconta le contraddizioni di una generazione


Sulla scia del successo de «Il Risolutore», finché il ferro è ancora caldo, Gian Ruggero Manzoni, battendo il tasto sullo stesso argomento, uscito dalla penna di Pier Paolo Giannubilo nel primo romanzo-intervista, scrive ora «Il sacrificio dei pedoni», che leggiamo, freschissimo di stampa (Castelvecchi editore, pp. 174, 18,50 euro), molto interessati alla svolta più intima, personale e minuziosa, ricca di nuovi episodi, nelle descrizioni dei fatti e soprattutto degli stati d'animo.Sostenitori da tempo, che l'abito faccia il monaco, siamo subito attratti dalla brillante copertina che sarebbe piaciuta a Picasso e facciamo un salto all'indietro, fino al 1977, mescolandoci, assieme all'autore con la variegata gioventù alternativa di Bologna. E guardiamo, come fossimo a teatro, i personaggi che aderiscono in massa al Movimento. All'Università la contestazione si fa sempre più dura e il Dams è uno dei nuclei clou, frequentato da personaggi divenuti poi mito della controcultura giovanile come: Andrea Pazienza, Pier Vittorio Tondelli, Freak Antoni, Francesca Alinovi, grande promessa della critica d'arte - in seguito brutalmente trucidata -, tutti compagni di strada di Gian Ruggero Manzoni, detto «Il Conte» che conte lo è per davvero.Ritroviamo figure già incontrate ne «Il Risolutore», come l'amico Maurone e altri amici di lotta, in giro per l'Italia, già personaggi da romanzo, prima ancora di sapere che lo sarebbero diventati. Le pagine si rincorrono veloci, guidate dalla penna dell'autore che sfoggia un io consapevolmente ipertrofico, descrivendoci situazioni estreme dove i pugni e i coltelli s'incrociano, dove la droga di ogni tipo scorre a fiumi, mentre l'amore non conosce limiti, espresso in linguaggio volutamente esagerato.Un fatto è certo, che non vorremmo figlie, nuore o sorelle così disinibite e Manzoni si diverte a calcare la mano, pronto a scrivere: «Per me va bene qualsiasi cosa, qualora si possa arrivare a un obiettivo concreto e questo coi compagni del Movimento, ma se ciò non dovesse succedere, io sono anche per unirmi ad altre forze che si stanno barricando, armi in pugno, contro il sistema che ci hanno imposto dal 1945 in poi, purché crolli. Da sempre è il mio primo obiettivo, e di seguito si vedrà».Il Conte non è un animale da branco, le teorie comuni cominciano ad andargli strette, come abiti che non sono più della sua taglia. Il 10 marzo, con l'inseparabile amico Mauro, armati, vengono bloccati da una Squadra Speciale del ministero dell'Interno. Il Conte, dopo disavventure minuziosamente descritte, anche con grande senso dell'umorismo, pur nella tragicommedia, finirà agli arresti domiciliari. L'epilogo lo possiamo ricavare, riprendendo in mano «Il Risolutore» a suo tempo descritto dalla bella penna di Giannubilo.


Grazia Giordani

 
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