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  Letteratura  »  Ecco perché sono Asperger, di Paolo Cornaglia Ferraris, edito da Erickson e recensito da Katia Ciarrocchi 10/02/2020
 
Ecco perché sono Asperger – Paolo Cornaglia Ferraris – Erickson – Pagg. 148 – ISBN  9788859020110 - Euro 14,00




Mi muovo in modo goffo, dicono, e ho qualche rituale da rispettare; le chiamano stereotipie e sono movimenti sempre uguali che mi tranquillizzano; odio variazioni e improvvisazioni di qualunque tipo sui programmi previsti. Rispettare la routine senza sorprese mi rende calmo e felice. I miei sensi sono molto acuti: le orecchie percepiscono anche il minimo rumore, ascolto poco la radio (troppo rumorosa) e metto la TV al minimo volume. La mia vista è altrettanto fine: colgo particolari e dettagli che altri non vedono. Le mie emozioni sono violente: se qualcosa mi turba, come un cambio di programma, vado in tilt. Sono un Aspy e sto bene come sono, anche se ho pochi amici, quelli capaci di rispettarmi. Io «sento» se la gente è buona d’animo, cosi come avverto l’ostilità: ho una specie di sesto senso.

Preparatevi dunque a leggere cosa significhi essere nato diverso nel cervello, accogliendo tale differenza come illuminante, non come un problema psichiatrico o sociale.

Nello strano caso del cane ucciso a mezzanotte, il quindicenne Christopher Boone ha una spiccata dote logiche- matematiche, ma manifesta disturbi comportamentali: odia essere toccato, ama il rosso e odia il marrone e il giallo, non comprende gli esseri umani… è affetto da sindrome di Asperger.
Perché cito il libro di Mark Haddon? Perché credo che sia il libro che ha avvicinato più persone alla conoscenza della sindrome di Asperger, una sindrome che prende il nome dallo psichiatra Hans Asperger, e anche se non manifesta significativi ritardi nello sviluppo del linguaggio e cognitivo è comunemente considerato una forma dello spettro autistico.
Paolo Cornaglia Ferraris in “Ecco perché sono Asperger” va oltre le definizioni dell’Asperger e scava nella letteratura scientifica, affrontando genetica, epigenetica e trasmissione dei caratteri Aspy; ne propone un riassunto abbastanza fruibile anche per chi, non è ferrato in materia.
Per l’autore gli Asperger non sono disabili intellettivi o persone con un disturbo mentale, ma persone che sono diverse, persone che non vedono la malizia o la bruttezza dei sentimenti, l’autore li paragona a daltonici:

Secondo una visione medico-psichiatrica la persona Asperger è un malato da curare; a pochi è venuto in mente che si tratta di un soggetto con una funzionalità cerebrale diversa che fa parte di una minoranza di persone intelligenti e capaci, che hanno bisogno di un intervento educativo specifico e di una socialità differente in un contesto sociale competente e accogliente. Allo stato attuale, chi pubblica sulla sindrome di Asperger non può che affermare che la sindrome è inguaribile. Tuttavia, con l’aiuto di persone in grado di supportarli adeguatamente, molti individui Asperger riescono a condurre una vita normale e talvolta anche a eccellere in alcuni campi. Molte persone credono che ammettere che un Asperger debba essere curato implichi classificarlo come un malato psichiatrico, ma non è così. Forse non ha bisogno di essere curato. Aspy potrebbe essere paragonato a un daltonico che, al posto del verde, vede il giallo o l’arancione. I suoi occhi sono diversi, non difettosi. Ciò che le persone vedono non è necessariamente sbagliato: è semplicemente unico.

Come tali possono condurre una vita normale se smettessimo di considerarli patologici.
L’autore propone degli interventi anche educativi (per famigliari, insegnanti e quant’altri siano vicini a bambini con tale sindrome), con lo scopo di far comprendere sempre più le difficoltà di un Asperger e avere la possibilità di aiutarli a vivere serenamente senza essere etichettati, come tutt’oggi succede.

Noi Asperger e pochi altri abbiamo scarso interesse per le narrazioni astratte, che parlano di danaro o dell’immortalità dell’anima, invenzione antica, nata dalla paura del dolore e della morte. Non pensiamo a fantasie, come ascensioni al cielo di corpi umani, anche perché dopo gli 8.000 metri il freddo è tale che qualunque corpo sarebbe congelato e privo di ossigeno, per cui avrebbe bisogno di una tuta spaziale e di molte altre attrezzature. Né possiamo credere ad apparizioni miracolose di santi e a qualunque altro potere divino di dèi che circolano in Occidente come in Oriente. Io penso solo a cose concrete, che mi appassionano: automobili, treni, motori. Altri pensano altrettanto intensamente alla musica, alla meteorologia o all’astronomia. Siamo concreti, dettagliati, grandi lettori e conoscitori, incapaci di mentire. Ciò non implica che alcuni di noi Asperger non possano essere all’opposto creativi, poeti o artisti, ma anche in questo caso è la «predilezione» che caratterizza ogni scelta. La nostra predilezione per ciò che amiamo è appassionante, se volete «pervasiva», nel senso che invade la nostra testa come pensiero felice e siamo soddisfatti soltanto se la perseguiamo senza interruzioni. Se sono un Aspy con orecchio assoluto e mi entra in testa un motivo, il tempo svanisce, gli impegni materiali scompaiono e mi dimentico perfino di mangiare e dormire sino a che quel motivo non è diventato la musica nata nella mia testa. Potrei continuare all’infinito perché infinito è il caleidoscopio delle vite Asperger, persone che molto hanno dato all’umanità per la loro intelligente passione per i dettagli e poco hanno ricevuto in cambio. Perché l’umanità esclude i diversi, gli strani, i bizzarri; preferisce chiamarli matti e metterli in galera, oppure bombardarli di farmaci. Un’umanità maggioritaria, che per ora, non ha fatto altro che farci soffrire.

Calcolando che un cervello umano contiene oltre 100 miliardi di neuroni, mantenerne attivi anche una minima parte leggendo, ricordando, conoscendo e risolvendo quesiti è fondamentale per la sua salute cellulare, ma la maggior parte delle persone preferisce curare l’estetica, anziché studiare.

Un libro quello di Cornaglia Ferraris che merita la lettura, la diffusione e la possibilità di entrare come testo nelle scuole, un libro che dà l’opportunità di comprendere bene cosa sia un Asperger e come tutti noi dovremmo comportarci in presenza di un figlio, un amico, un allievo, un conoscente, una persona con tale sindrome. Perché un Asperger è una persona come tutti noi, e come tale merita tutto il rispetto possibile anche per le sue piccole “stranezze” che poi tali non sono.
Chi di noi non è a suo modo un po’ strano e diverso dagli altri?

Partite sempre dalla considerazione che non si tratta di una malattia mentale, ma di una specificità rara del cervello, per cui non siamo malati, né autistici, né psicotici, ma diversi in quanto minoranza. Partite sempre dalla speranza di riuscire ad affrontare questa diversità peculiare con allegria e amore, perché la paura dell’autismo infantile (il mostro spaventoso che il neuropsichiatra infantile che ha valutato vostro figlio ha evocato in pagine poco comprensibili, perché piene di test con sigle inglesi), la paura, dicevo, non serve e anzi più vi spaventerete e più trasferirete a vostro figlio un’incertezza che lo danneggerà, rendendolo ancora più fragile e ansioso. Ogni giorno, invece, alzatevi dal letto, guardatevi allo specchio e dite ad alta voce: «sono pieno di speranza, mio figlio è un dono della natura».



Katia Ciarrocchi



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