Area riservata

Ricerca  
 
Cookies Policy  
 
Diritti d'autore  
 
Biografia  
 
News  
 
Canti celtici  
 
Il cerchio infinito  
 
Bell'Italia  
 
Poesie  
 
Racconti  
 
Scritti di altri autori  
 
Editoriali  
 
Recensioni  
 
Letteratura  
 
Libri e interviste  
 
Freschi di stampa  
 
Intervista all'autore  
 
Il mondo dell'editoria  
 
Le Agenzie Letterarie  
 
Fotografie  
 
 
 

  Letteratura  »  Ricordando Luis Sepulveda, di Piera Maria Chessa 03/05/2020
 
Ricordando Luis Sepulveda

di Piera Maria Chessa



In questi giorni si è parlato a lungo di Luis Sepulveda, e commuove vedere quanto sia  stato profondo ed esteso il dispiacere per la sua mancanza.

Era nato a Ovalle, in Cile, il 4 ottobre del 1949, ed è morto in Spagna, a Oviedo, capoluogo della Asturie, lo scorso 16 aprile.

Sepulveda non è stato soltanto un bravo scrittore che, con la parola scritta e uno sguardo attento sulle cose, ha conquistato nel mondo tanti lettori, ma anche giornalista, poeta, regista teatrale, e ancora prima un uomo che ha conosciuto la sofferenza.

E’ stato un convinto attivista politico, guardia personale del presidente Salvador Allende. E fu proprio nel settembre del 1973, quando avvenne il colpo di stato di Augusto Pinochet e Allende fu ucciso, che Selpuveda, che si trovava nel palazzo presidenziale, fu arrestato, imprigionato e torturato. Rimase in carcere per sette mesi, prima di essere liberato grazie ad Amnesty International. Si dedicò quindi nuovamente alla sua attività teatrale, denunciando con i suoi lavori le violenze del regime di Pinochet negli anni terribili dei desaparecidos. Fu nuovamente condannato, questa volta all’ergastolo, trasformato poi in otto anni di carcere, che diventarono infine due anni e mezzo.

Ma lui non si arrese mai. Abbandonò il suo Paese e andò in esilio vivendo in numerosi altri stati, dedicandosi alla difesa delle categorie più deboli e dell’ambiente. Basta ricordare con quanta determinazione supportò le iniziative di Greenpeace.

Nonostante tutto rimase in qualche modo un sognatore per tutta la vita, come tutti gli uomini che credono nelle cose belle, pur sapendo che talvolta sono irrealizzabili. Talvolta, ma non sempre.

Ricorderemo i suoi libri, le tante belle parole e i pensieri che così bene ha saputo mettere in bocca ai protagonisti delle sue storie. Voglio nominarne solo alcuni tra quelli più conosciuti: Il vecchio che leggeva romanzi d’amore, del 1989. Storia di una gabbianella e del gatto che le insegnò a volare, del 1996. Storia di una lumaca che scoprì l’importanza della lentezza, del 2013.

Non dimenticheremo Luis Sepulveda, rimarrà nel nostro ricordo, e sentiremo a lungo la mancanza di un uomo che, nel corso di una vita molto avventurosa, ha cercato di essere sempre coerente.

Di seguito, due passi tratti dai suoi libri più famosi.

Antonio José Bolìvar Proaño si tolse la dentiera, l’avvolse nel fazzoletto, e senza smettere di maledire il gringo primo artefice della tragedia, il sindaco, i cercatori d’oro, tutti coloro che corrompevano la verginità della sua Amazzonia, tagliò con un colpo di machete un ramo robusto e appoggiandovisi si avviò verso El Idilio, verso la sua capanna, e verso i suoi romanzi, che parlavano d’amore con parole così belle che a volte gli facevano dimenticare le barbarie umane.”

(Il vecchio che leggeva romanzi d’amore)

Bene, gatto. Ci siamo riusciti”, disse sospirando. “Sì, sull’orlo del baratro ha capito la cosa più importante”, miagolò Zorba. “Ah sì? E che cosa ha capito?”, chiese l’umano. “Che vola solo chi osa farlo, miagolò Zorba.”

(Storia di una gabbianella e del gatto che le insegnò a volare)

(Le fonti sulla vita e le opere di Luis Selpuveda sono state reperite sul web)


 
©2006 ArteInsieme, « 010434898 »