Area riservata

Ricerca  
 
Cookies Policy  
 
Diritti d'autore  
 
Biografia  
 
News  
 
Canti celtici  
 
Il cerchio infinito  
 
Bell'Italia  
 
Poesie  
 
Racconti  
 
Scritti di altri autori  
 
Editoriali  
 
Recensioni  
 
Letteratura  
 
Libri e interviste  
 
Freschi di stampa  
 
Intervista all'autore  
 
Il mondo dell'editoria  
 
Le Agenzie Letterarie  
 
Fotografie  
 
 
 

  Letteratura  »  Le voci di Marrakech. Note di un viaggio, di Elias Canetti, edito da Adelphi e recensito da Siti 27/07/2020
 
Le voci di Marrakech. Note di un viaggio – Elia Canetti – Adelphi - Pagg. 126 – ISBN 9788845918681 – Prezzo Euro 11,00



Suggestioni



Brevi racconti, singole suggestioni, un insieme di voci a captare la vera anima del Paese nel quale si soggiorna, questo l’esito letterario di un soggiorno che Elias Canetti fece in Marocco nel 1954 al seguito di una troupe cinematografica. Una città in particolare, Marrakech, crocevia di uomini, mercato di cammelli, piazza mercantile: i suk, le segrete abitazioni, le donne velate, gli uomini operosi, un rincorrersi di voci e di silenzi. Ma anche i mendicanti, i bambini a frotte, il marabutto e i suoni a intessere storie. Una fusione perfetta, a cornice le suggestioni visive tutte meravigliosamente riportate da una prosa a tratti lirica, capace di intrecciare il substrato del vissuto personale e la storia che lo connota con la particolarità del luogo nel quale ci si trova. Esempio ne sono le pagine nelle quali viene riportata l’attività dei cantastorie, pagine che portano a riflessioni intime sul potere della parola parlata su quella scritta con conseguente disprezzo per chi, come lui, ha costantemente bisogno di carta per poter esprimersi e di un sapere freddo e accessorio. È evidente che basta una parola narrata, un epos, ad alimentare l’immaginazione come con gli antichi aedi. Marrakech è anche città di ebrei, nel suo quartiere ebraico della Mellah l’autore assapora, ritrovandole, le sue radici sefardite: “Camminavo più lentamente che potevo osservando quei volti. La loro varietà era stupefacente. C’erano volti che, in abiti diversi, avrei preso per arabi. C’erano i vecchi ebrei luminosi di Rembrandt […]. C’erano gli “eterni ebrei”, su tutta la figura era scritta la loro irrequietezza.”
Un vero e proprio reportage di viaggio che coniuga il dato etnico e antropologico a quello più intimo, di un sentire universale nel quale le voci udite fungono da semplici porte di accesso.


Siti

 
©2006 ArteInsieme, « 010337233 »