Area riservata

Ricerca  
 
Cookies Policy  
 
Diritti d'autore  
 
Biografia  
 
News  
 
Canti celtici  
 
Il cerchio infinito  
 
Bell'Italia  
 
Poesie  
 
Racconti  
 
Scritti di altri autori  
 
Editoriali  
 
Recensioni  
 
Letteratura  
 
Libri e interviste  
 
Freschi di stampa  
 
Intervista all'autore  
 
Il mondo dell'editoria  
 
Le Agenzie Letterarie  
 
Fotografie  
 
 
 

  Letteratura  »  La misura del tempo, di Enrico Carofiglio, edito da Einaudi e recensito da Piera Maria Chessa 22/08/2020
 
La misura del tempo – Gianrico Carofiglio – Einaudi – Pagg. 288 – ISBN 9788806218140 – Euro 18,00



La misura del tempo è l’ultimo libro di Gianrico Carofiglio, e proprio recentemente l’autore ha fatto parte della sestina dei finalisti al prestigioso Premio Strega, arrivando secondo.
Carofiglio, ex magistrato e ora scrittore a tempo pieno, in questa sua ultima fatica letteraria ci fa entrare nuovamente in contatto con un personaggio già molto amato dai suoi lettori: Guido Guerrieri.
Avvocato penalista di circa cinquant’anni, da qualche tempo un po’ demotivato per quanto riguarda il lavoro, un mattino, arrivando in ufficio, viene a sapere da Pasquale, un suo collaboratore, che quella stessa sera, alle diciannove, avrà un appuntamento con una signora che sembra avere urgenza di parlare con lui. Il suo cognome è Delle Foglie.
L’avvocato Guerrieri rimane per un attimo perplesso. Ritornando indietro nel tempo, ricorda di aver conosciuto, ventisette anni prima, una giovane donna di nome Lorenza che aveva lo stesso cognome. Era bellissima e piuttosto enigmatica.
Una storia breve la loro, qualche mese appena, ma molto intensa.
Guido chiede a Pasquale il nome della signora ma lui non è in grado di dirglielo. Dovrà aspettare, per saperlo, le diciannove di quello stesso giorno.

Alle diciannove in punto, la signora Delle Foglie e l’avvocato Guerrieri si trovano l’una di fronte all’altro. Lui guarda a lungo, per pochi attimi, quella donna seduta al di là della sua scrivania. E’ alta, magra, e i suoi capelli sono corti e grigi. Indossa abiti senza forma.
Sono pochi istanti, ma sufficienti per riconoscere a malapena in lei quella creatura bella e luminosa che in pochi minuti, tanti anni prima, l’aveva letteralmente stregato.
La donna percepisce il suo sconcerto e gli chiede se la riconosce. Lui cerca in qualche modo di darsi un contegno, le si avvicina e la saluta. L’imbarazzo tuttavia è presente in entrambi.
Lorenza gli racconta il motivo della sua presenza lì. Il suo problema riguarda il figlio Iacopo, un ragazzo di quasi venticinque anni. Un carattere da sempre impegnativo, una storia e una vita difficile.
Venticinque anni, gli stessi che aveva lui quando conobbe lei,  che di anni ne aveva trenta. Una giovane donna apparentemente sicura di sè, combattiva e anticonformista, al contrario di Guido, timido e insicuro, ancora incerto su quello che nella vita avrebbe voluto veramente fare.

Racconta dunque Lorenza in breve quello che è successo al figlio. Una brutta storia iniziata con piccoli furti, andata avanti con rapine sempre più importanti, e poi droga e spaccio di stupefacenti, fino ad arrivare a un’accusa per omicidio.
Ora Iacopo è in carcere da un paio d’anni, dovrà scontarne almeno ventiquattro, se la condanna non verrà modificata in appello.
Lorenza chiarisce subito che è venuta da lui per chiedergli di occuparsi della difesa di Iacopo, in questo secondo processo.
Guido ha bisogno di pensarci con calma; da tutto ciò che lei gli dice, la situazione gli appare subito molto delicata, i dubbi sull’innocenza del ragazzo sono tanti. In più, a complicare le cose, il tempo a disposizione, prima del nuovo processo, è pochissimo. Ma, alla fine, accetta l’incarico.

Una volta presa la decisione di difendere Iacopo Cardace, Guido porta a casa i numerosi documenti relativi al processo di primo grado. Li studia a fondo, e altrettanto faranno i suoi fidati collaboratori: Consuelo, Annapaola e Carmelo, che fin da subito tuttavia non nascondono la loro opinione in proposito. Tutti e tre ritengono infatti Cardace colpevole, gli indizi a suo carico appaiono fin troppo chiari.
Incomincia così un iter piuttosto impegnativo. Si cerca di allungare i tempi con richieste plausibili, si cercano nuove prove, e soprattutto si studiano meglio le eventuali lacune riscontrate negli atti del precedente processo.
Guido si reca in carcere più volte, prima per conoscere Jacopo, e poi per interrogarlo e provare a capire che cosa sia effettivamente successo.

Sono parecchi i personaggi presenti in questo bel libro, innanzitutto i tre collaboratori.
Consuelo, peruviana, adottata in Italia, avvocato penalista, ma nella realtà civilista per scelta; Annapaola, investigatrice privata, fidanzata, o forse no, di Guido; Carmelo, un ex ottimo poliziotto, amante della pesca, ma senza esagerare.
Poi c’é Pasquale, un altro collaboratore di Guido, Michele Costamagna, l’avvocato difensore di Iacopo nel processo di primo grado, Cosimo Gaglione, detto Mino, la vittima, della cui uccisione Iacopo Cardace è accusato, e ancora la Gastoni, pubblico ministero nel secondo processo, il giudice Marinelli…
E ce n’è uno molto particolare, piuttosto anomalo. E’ molto importante nella vita del nostro avvocato, un amico speciale, uno di poche parole, anzi, di pochissime, ma molto garbato e paziente. Si chiama Mister Sacco, non esce mai di casa, ma pur così gentile, quando è il momento giusto, sa fare a botte con una certa disinvoltura. Ne sa qualcosa Guido, che lo conosce bene da anni.
E naturalmente c’è Iacopo, il figlio di Lorenza, ma soprattutto lei.

Lorenza. Un nome bello, rinascimentale, mi viene da dire. Una donna complessa, difficile da decifrare, per questo la sua personalità viene alla luce un poco alla volta, soprattutto attraverso i dialoghi. Parole essenziali, le sue, solo quelle necessarie per provare a dare una mano a un figlio in difficoltà. Una donna ora molto diversa, non troppo lontana dai sessant’anni, “opaca”, questo pensa di lei Guido. Un’accanita fumatrice da sempre, con l’indice e il medio della mano sinistra ingialliti. La mano sinistra, perché è mancina, lui lo ricorda bene.

Il romanzo procede in una sorta di valzer, Carofiglio fa, con successo, devo dire, un largo uso del flashback, si va in avanti, si torna indietro, i ricordi si intrecciano con il presente.
Un ottimo stratagemma che dà movimento alla lettura, e tiene viva l’attenzione del lettore fino alla conclusione.
Al di là della storia principale, Carofiglio “utilizza” alcuni personaggi secondari, ma non per questo meno importanti, per manifestare quello che è il suo sguardo sul mondo.  Poche ma notevoli le caratteristiche che mette in risalto, e soprattutto essenziali per ciò che  intende esprimere. L’amico Enrico Garibaldi, per esempio, Ottavio, il titolare della libreria in cui Guido va con regolarità, oppure il cosiddetto “consulente filosofico”, conosciuto proprio tra i libri una notte in cui, non riuscendo a prendere sonno, si reca nella sua libreria preferita, che per fortuna rimane aperta fino al mattino.
Che altro dire? Poche cose ancora. Carofiglio, da bravo ex magistrato, dimostra di conoscere molto bene tutto ciò che concerne udienze preliminari e processi. Questa sua competenza, accompagnata a uno stile personalissimo e a una storia complicata e avvincente, ma anche a una spiccata sensibilità individuale, credo che abbia portato a degli ottimi risultati.

Mi pare che il brano che segue chiarisca abbastanza il significato del titolo di questo libro.

…”Forse potrebbe essere proprio lo stupore – se fossimo capaci di impararlo – l’antidoto al tempo che accelera in questo modo insopportabile. Il tempo è molto più esteso per i giovani perché sperimentano in continuazione cose nuove. La loro vita è piena di prime volte, di improvvise consapevolezze. Il tempo scorre veloce quando si invecchia perché, di regola, si ripete sempre uguale.”



Piera M. Chessa



Blog




 
©2006 ArteInsieme, « 010421199 »