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  Letteratura  »  Il complotto contro l’America, di Philip Roth, edito da Einaudi e recensito da Siti 20/01/2021
 
Il complotto contro l’America – Philp Roth – Einaudi – Pagg. 440 – ISBN 9788806246983 – Euro 13,50



Oltre ogni immaginazione



Avvincente romanzo non perfettamente riuscito soprattutto nella parte finale, trascinata oltremisura e liquidata in maniera laconica. Quasi uno scritto di fantapolitica, se la realtà di queste ultime ore con l’attacco al Congresso non mi avesse subito fatto ricredere , sorprendendomi ancora una volta, Roth, con le sue intuizioni e in questo caso, oserei dire, proiezioni. Si tratta in poche parole di un romanzo che ipotizza per il biennio 1940-1942 un inframmezzo politico negli Usa che non c’è stato ma che non è poi così sorprendente immaginare.
Le elezioni presidenziali del 1940 non vedono vittorioso per la terza volta FDR ma il celebre aviatore Charles A. Lindbergh, noto non solo per il suo volo transatlantico da New York a Parigi compiuto a bordo di un monoplano in sole trentatre ore o per il triste episodio del rapimento del suo figlioletto di venti mesi ritrovato poi ucciso vicino all’abitazione dei suoi genitori, ma ancor più per la sua affiliazione all’America First Committee, nato per contrastare la linea interventista di FDR e promuovere l’isolazionismo, facendo leva, lui in particolare, sull’idea che i nuovi guerrafondai fossero gli ebrei. È lui ad aver proiettato in campo americano un modello antisemita, storico e di lunga durata e di ancor più di ampia tenuta, tutto europeo. Da qui parte Roth, dall’angoscia storica e reale che gli ebrei americani hanno vissuto davvero quando la destra repubblicana contrastava Rooselvelt che invece si presentava agli elettori come un nemico giurato di Hitler e del fascismo.
Il biennio intenso e sconvolgente che vedrà al potere Lindbergh si accompagna alla storia minuta del piccolo Philip Roth, un bambino di sette anni che vive un’esistenza piccolo borghese nella tranquilla Summit Avenue della sua cara Newark, città operosa e industriale all’ombra della Statua della Libertà, un prolungamento naturale di New York. Una famiglia felice ebrea sì, accomunata nella rete di amicizie e di frequentazioni più dal lavoro che dalla religione, ma perfettamente assimilata e dimentica della propria identità: non praticano la religione, non tramandano le tradizioni, sono americani. Il piccolo Roth non sa nemmeno cosa sia la Palestina. L’avvento di Lindbergh al potere scuote gli animi e genera la rinascita identitaria. La vita della famiglia Roth andrà a intrecciarsi con i nuovi eventi storici in una commistione di storia minima e storia universale sulla falsariga dei percorsi antisemiti già lungamente praticati in campo europeo. La sensazione è quella di assistere a una nota e inarrestabile ripetizione, in campo diverso, di dinamiche generanti odio in un parossismo che Ron Jones nell’esperimento sociale denominato “La terza onda” non ebbe difficoltà a riproporre addirittura in un’aula scolastica.
Un monito oggi visti i nuovi attacchi alla democrazia.


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