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  Letteratura  »  Associazione indigenti, di Matteo Collura, edito da TEA e recensito da Aurelio Caliri 09/02/2021
 
Associazione indigenti – Matteo Collura – TEA – Pagg. 103 – ISBN 9788878188990 – Prezzo Euro 8,00



Scorrendo le pagine di “Associazione indigenti” (Edizioni TEA), il breve romanzo di Matteo Collura, a un certo punto mi è balenata la consapevolezza di avere tra le mani qualcosa di prezioso, d’incredibile. E se penso che, quando fu pubblicato, l’Autore era ancora un giovane esordiente, proveniente da una terra disorientata, la Sicilia, ciò mi fa credere che sia un’opera che, senza esagerare, ha i crismi del miracolo: qualcosa di estremamente originale che lascia senza parole.

Senza volerlo, il pensiero mi va a “Gli indifferenti”, romanzo d’esordio di Moravia, il cui impatto rivoluzionario dovette essere il medesimo di questo libro quando fu dato alle stampe; per quanto so che “Associazione indigenti” venne compreso a fondo da un minor numero di lettori rispetto al libro di Moravia, in quanto i tempi forse non erano ancora maturi, e soltanto dopo si scoprì il suo straordinario valore. O forse la causa di tale ritardo è da attribuire a pregiudizi inconsci che una narrazione così allarmante faceva scattare nella fantasia dei cosiddetti benpensanti?

Ma prima di esporre le motivazioni che hanno suscitato la mia meraviglia e il mio entusiasmo, vorrei accennare alla trama del libro.

Tutto si svolge nei quartieri di una Palermo di molti anni fa, nei tuguri infestati dai topi e da una sporcizia rivoltante, dove cerca di sopravvivere un’umanità dolente, affamata e disperata. Un uomo, Giuseppe Boscone, un balordo come tanti altri di quel mondo emarginato, vittima pure lui di una società egoista e disumana, in un barlume di lucidità comprende che bisogna reagire contro le ingiustizie, e coinvolge moltissimi poveri come lui, esortandoli alla lotta per ottenere qualche piccolo sussidio e almeno due pasti al giorno per non morire d’inedia. Questa lotta è ostacolata dal potere, rappresentato dal dottor Lannina, funzionario della Prefettura, il quale, con la scusa che non ci sono i fondi per venire incontro a tante richiesta pressanti e drammatiche, ricorre anche alla violenza fisica. Il Boscone viene addirittura rinchiuso in manicomio per far tacere la sua voce che tanta presa ha sulla gente, con l’intento soprattutto di farlo morire e sbarazzarsi definitivamente di lui. Ma, dopo diversi mesi, egli riesce a riconquistare la libertà e per non soccombere escogita un progetto, cioè quello di recarsi a Roma, con una delegazione di indigenti, e chiedere aiuto al Papa nel corso di una udienza, visto che a Palermo tutti sono come sordi e ciechi.

Il racconto di questa miseria immane si avvale di uno stile molto personale, strepitoso, senza la più piccola sbavatura, con un ritmo incalzante e coinvolgente. Grazie a queste qualità vengono messi particolarmente in luce i vari momenti, cioè l’aspetto desolante e disperato della vicenda, ma anche quello farsesco e ironico, come quello della pietà che serpeggia tra le righe.

Questa la trama. Ma qual è quindi il fulcro della novità di questo libro che tanto mi ha colpito?

Collura – e già ne ho parlato in un’altra recensione – è un poeta, un puro, e da questo innato e speciale stato di grazia, si sprigiona una forza enorme per cui riesce ad andare a fondo nell’essenza segreta delle cose, della stessa vita vista nel suo giusto valore, cioè dove la sofferenza e il dolore debbono essere leniti come un bisogno e un dovere imprescindibili dell’uomo, dove le enormi disparità sociali debbono essere eliminate. Questo il messaggio.

E’ un’ utopia questa? Sì, l’Autore lo sa, nulla cambia in meglio, ma bisogna ugualmente andare avanti in questa impresa pur velleitaria. Soltanto così l’uomo può assurgere a una dignità senza la quale è come se non esistesse, come non esisterebbe Boscone senza la sua strenua protesta che in qualche modo riscatta la sua condizione di essere dagli istinti bestiali.

Associazione indigenti” è un racconto potente, di una attualità impressionante, ora, in questi tempi in cui sembra che la nostra esistenza sia totalmente cambiata, tempi in cui tanta povera gente continua a soffrire come prima e più di prima, spaurita, ansiosa sempre di riscatto, nonostante tutto.

Può costituire una strenua speranza la poesia di Collura? Perché no! E mi viene di pensare a una citazione da Platone, a cui la poesia si può accomunare alla musica perché anch’essa è musica. Eccola:

La musica

è una legge morale:

essa dà anima all’universo,

ali al pensiero,

slancio all’immaginazione,

fascino alla tristezza,

impulso alla gioia

e vita a tutte le cose … “


Aurelio Caliri












 
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