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  Letteratura  »  Il giardino dei cosacchi, di Jan Brkken, edito da Iperborea e recensito da Siti 31/07/2021
 
Il giardino dei cosacchi – Jan Brokken – Iperborea – Pagg. 420 – ISBN 9788870914719 – Euro 18,50


Due vite



Calatosi nei panni di Alexander Igorovic von Wrangel zu Ludenhof , barone russo di origini baltiche, del quale ha letto e studiato memorie scritte e corrispondenza, Jan Brokken ha potuto creare un romanzo dal puro sapore biografico che ci permette di approfondire la conoscenza dell’esilio siberiano di Dostoevskij assaporando anche la storia di un’amicizia e l’atmosfera dei tempi che videro, con l’avvicendarsi degli zar Nicola I e Alessandro II, una progressiva politica di liberalizzazione destinata come sappiamo a vita breve.
È molto interessante incrociare il destino di questi giovani uomini, il barone in realtà giovanissimo, con gli assi non solo della loro personale biografia ma anche del tessuto sociale, politico, economico del grande impero, con il suo apparato burocratico, con le sue condanne a morte, con le detenzioni nella sterminata landa siberiana, terra di custodia dei facinorosi e di tutta la peggior delinquenza e al tempo stesso trampolino di lancio per la conquista di nuove terre prossimali. Sono gli anni dei moti che scuotono l’Europa e poi quelli della guerra di Crimea tesa a mantenere salde le postazioni limitanee nel sud est dell’impero, quelle prossimali alla Turchia. 1861: Moldavia e Valacchia indipendenti, Italia unita.
F.M. Dostoevskij è ai lavori forzati dopo aver visto in faccia la morte durante un’esecuzione che viene tramutata solo davanti al plotone di esecuzione in altra condanna: la vita è salva ma l’individuo è annientato dalla nuova esperienza che si dilata oltremisura senza preciso limite temporale alla sua fine. In questa atmosfera sospesa, nelle terre siberiane, entra in contatto con il giovane barone che è lì per amministrare la giustizia per conto dell’impero. I due stringono un’affettuosa amicizia che vede come epicentro confidenziale il giardino dei cosacchi, la terra che circonda la dacia dove il barone ama rifugiarsi in estate .
La prima parte della narrazione è avvincente, il barone è infatti in piazza il giorno dell’esecuzione, è profondamente colpito dalla ferocia della grazia concessa in extremis, lo scrittore sarà d’ora in poi per lui un umiliato, in offeso, un risorto. Progressivamente, narrato il suo arrivo in Siberia, si viene a conoscere il piccolo mondo delle relazioni a cui lui deve soggiacere e lo spiraglio umano di cui gode nell’intrattenersi con lo scrittore dal quale, in molti, cercano di allontanarlo temendone le velleità rivoluzionarie. Approfondita la conoscenza, i due si scambiano i tormenti d’amore per due donne sposate di cui si sono innamorati: Marija per Dostoevskij e Katia per il barone. Emergono le tensioni non solo amorose ma anche quelle letterarie e continui sono i riferimenti alla precarietà economica, a quella lavorativa e perfino a quella della salute. Dostoevskij lavora alla “Memorie dalla casa dei morti”, è sicuro che la fama legata al successo di “Povera gente” sia tutta da riguadagnare e che i suoi scritti, una volta tornato alla società civile saranno osteggiati dalla censura. È un uomo assorto nella riflessione sulla colpa, sulla pena, sul castigo, assorbe i racconti che derivano dalle esperienze lavorative dell’amico, si nutre di follia e di violenza cieca. Lavora insomma a riempire il serbatoio della sua creatività futura, quella che gli permise di tenere testa ai contratti capestro. Superata una fase centrale della narrazione nella quale protagonista assoluto è il barone, la lettura decolla di nuovo con il matrimonio con Marija, con la narrazione della difficilissima convivenza matrimoniale a causa dell’insorgere dirompente dell’epilessia e con i lutti che iniziano a funestare la sua vita. Le strade dei due amici intanto si sono separate, l’amicizia sfuma in una finale e languida stretta di mano durante un incontro fortuito a distanza di anni e segna il bilancio di una breve parentesi di fratellanza necessaria a tutti gli uomini anche se non perpetua.


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