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  Canti celtici  »  La recensione di Laura Costantini e Loredana Falcone 20/12/2007
 

Canti celtici

di Renzo Montagnoli

Prefazione di Patrizia Garofalo

Immagine di copertina e fotografie

all’interno di Renzo Montagnoli

Elaborazione Grafica di Elena Migliorini

Edizioni Il Foglio

http://www.ilfoglioletterario.it/

ilfoglio@infol.it

Collana Autori Contemporanei Poesia

Diretta da Fabrizio Manini

Poesia – poema

Pagg. 90

ISBN: 978-88-7606-162-2

Prezzo: € 10,00

 

 

…s’affacciano nella nebbia che si dirada

Per un ultimo sguardo a un mondo

Che non è più loro.

A una terra dal futuro senza memoria (Canto celtico)

 

…avanzano a riconquistare il ricordo di un’epoca passata,

che solo il sogno sa vedere e capire (Guerrieri sull’acqua)

 

Corre l’uomo senza avvedersi del presente,

dimentico del passato, orfano del futuro (I segni del tempo)

 

Erano uomini vissuti prima di noi,

il seme di queste piante

che troppo presto dimenticano le radici

e vogliono correre verso il nulla (Il mormorio del vento)

 

Leggere Canti Celtici è un’esperienza particolare soprattutto per chi, come noi, ha frequentato poco la poesia, fermandosi all’esperienza di tanti anni tra liceo ed università dove il componimento poetico era studio e riflessione su un autore, un’epoca, un particolare momento storico. La silloge di Renzo Montagnoli rappresenta un percorso che, non diversamente da un’opera di narrativa, ci racconta il buio del presente attraverso una serie di inquadrature piene di suggestione. E di rimpianto.

Nebbie, brume, fiabesche apparizioni, il suono distante di cornamuse, quello più vicino della cetra e lo sciabordio delle acque del Po veicolano una denuncia forte, amara, mai rassegnata. La denuncia di un mondo, il nostro, che nell’ansia di correre in avanti ha dimenticato l’importanza di guardarsi indietro. Un mondo che ha rinunciato alle proprie radici percependole come intralcio ad un progresso eletto a totem unico ed indiscusso. Un totem senza memoria.

Ognuna delle ventidue poesie composte da Renzo è un’invocazione a riappropriarsi di quella memoria, la sola in grado di farci comprendere ciò che siamo oggi, ciò che diventeremo domani.

Un monito forte che passa attraverso le strofe di Il futuro nel passato:

Chi ignora il passato, chi non s’accorge del presente,

passa senza lasciar traccia.

Ma quelle genti

Che già calpestarono il verde di questi prati,

se pur nel sogno, rivivono.

La memoria di chi fu

Traccia la strada del futuro.

Per noi che amiamo la storia e che abbiamo dedicato molte delle nostre pagine a raccontare il passato, Canti Celtici è stata una lettura incoraggiante. Come scoprire che un amico tanto più saggio di noi condivide i timori per un’epoca, questa, che corre verso il crepuscolo invece di cercare una nuova alba.

 

Laura Costantini e Loredana Falcone

 

 

 

 
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