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  Canti celtici  »  La recensione di Mara Faggioli 18/09/2008
 

Canti celtici

di Renzo Montagnoli

Prefazione di Patrizia Garofalo

Immagine di copertina e fotografie

all’interno di Renzo Montagnoli

Elaborazione Grafica di Elena Migliorini

Edizioni Il Foglio

http://www.ilfoglioletterario.it/

ilfoglio@infol.it

Collana Autori Contemporanei Poesia

Diretta da Fabrizio Manini

Poesia – poema

Pagg. 90

ISBN: 978-88-7606-162-2

Prezzo: € 10,00

 

   Dopo averli letti e riletti, i “Canti Celtici”,  sono diventati per me un  livre de chevetperché spesso sento la necessità di riaprirli  per andare a  rileggerne qualche pagina.

   Trovai subito  molto intrigante anche il titolo perché  leggendo  le poesie mi sembrava di  udire in sottofondo il  suono melodioso e struggente  di un’arpa.  Struggente come i versi di Renzo Montagnoli, invasi e pervasi da una soffusa malinconia per l’aridità dell’uomo di oggi, così impegnato nella  corsa al progresso ed al raggiungimento dei beni materiali,   tale da trascurare  i valori essenziali di fraternità, di solidarietà, di rispetto, di amore per il prossimo e  dimenticando troppo spesso  le proprie radici e la  propria memoria storica .

   La malinconia  diceva Italo Calvino  è il dolore liberato dal suo peso” e Renzo Montagnoli, infatti, attraverso queste sue liriche riesce a sconfiggere il  dolore causato dall’insensibilità dell’uomo moderno  e a denunciare, attraverso la poesia, i mali di questo terzo millennio cercando con i suoi versi  di sensibilizzare  le coscienze.

   Echi di memoria s’affacciano  in ogni lirica con profonda intensità. E’ una poesia limpida e  diretta, senza ornamenti superflui dettati dalle mode,  essenziale ed asciutta ma capace di spingere il lettore ad una profonda  riflessione. Traspare in ogni verso il  profondo  amore per la propria terra,  per le proprie radici e per la natura tutta, di cui l’autore ne sa cogliere ogni fremito e respiro “…l’erba imperlata di sudore…”, “…gli aliti lievi della brezza che risale dall’acqua a ristorare i campi riarsi dal sole …” “..il vecchio salice piange foglie ormai vinte…”

  Ricorrente è   la parola “sogno”, usata quasi come un balsamo benefico per curare le ferite di “un’umanità senza sogni”  o come terapia contro la sofferenza  per quei “posteri  già nati senza memoria”.

     …Corre l’uomo senza avvedersi del presente, dimentico del passato, orfano del futuro…” Questo verso mi ha riportato alla mente   il titolo , davvero poetico, di un libro che Carlo Levi scrisse negli anni ’60,  “Il futuro ha un cuore antico”, questo titolo, infatti, è un monito, ci  ricorda che il futuro sarà  molto  più ricco se  più forte sarà la memoria del passato.

   Oggi, però, con la globalizzazione  certe tradizioni e valori  rischiano di essere  cancellati per sempre ma è nostro dovere  mantenere  e salvaguardare  la memoria del passato, pur nel rispetto delle varie identità culturali,  perché un futuro senza memoria e  senza radici può essere davvero dannoso per l’umanità.

   La letteratura è  uno degli strumenti che può aiutare  a salvaguardare  questo  sentimento e ritengo che Renzo Montagnoli, con questa sua opera,   abbia contribuito a mantenere vivi certi valori   che si vanno irrimediabilmente perdendo.

    Ma l’autore  nei “Canti  celtici”   canta anche  la  speranza “… tutto finisce, tutto cessa, fuorché  la forza dell’amore”.   Sì, è vero,   l’amore è l’unica forza della vita che potrà ancora  salvarci !

                                               Mara Faggioli

                                                                                                 

 

 

 
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