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  Il cerchio infinito  »  Il cerchio infinito - La recensione di Laura Costantini 28/11/2008
 

Il cerchio infinito

di Renzo Montagnoli

Introduzione dell’autore

Prefazione di Fabrizio Manini

In copertina “Galassia M 104”

fotografata dal telescopio spaziale Spitzer della NASA

Elaborazione grafica di Elena Migliorini

Edizioni Il Foglio

www.ilfoglioletterario.it

ilfoglio@infol.it

Poesia silloge

Pagg. 70

ISBN: 978-88-7606-196 – 7

Prezzo: € 10,00

 

 

 

Un nonno e un nipotino

A passeggio per un viale

Lungo all’infinito per il piccino

Breve come un istante per l’anziano.

La stretta della mano che si allenta

Il bimbo che fugge in avanti

Volgendosi all’indietro

L’immagine dell’altro che sfuma.

(Camminarono insieme)

 

Continua la riflessione di Renzo Montagnoli sulla sostanza stessa del tempo. Se in Canti Celtici il tema portante era il recupero del tempo passato attraverso il culto della memoria, in Il cerchio infinito il tempo è quel frammento di infinito racchiuso tra la nascita e la morte dell’essere umano. E’ quel brevissimo lampo di esistenza che chiamiamo vita e che ci costringe, nel suo essere limitata, a limitare la nostra esperienza con le briglie del rimpianto per tutto ciò che perdiamo, per il tempo che ci rimane estraneo.

Edita, ancora una volta da Edizioni il Foglio, questa silloge poetica testimonia il coraggio mai domo di Gordiano Lupi. In un’epoca che non ama la riflessione, l’introspezione e la consapevolezza, Il Foglio dà spazio, voce e pagina a poeti come Renzo Montagnoli che non ci risparmiano lo scontro frontale con la realtà di ciò che siamo nel profondo.

 

E in questo passar la mano

Alla serena quiete di ore senza fretta,

dolce è abbandonarmi

al ritmico respiro della natura,

vedere finalmente dentro di me.

(Dolce abbandono)

 

Creature destinate ad una breve parabola:

 

Guardo la tua alba

Nella luce

Del mio tramonto

(Il cerchio infinito II)

 

Creature costrette ad avvinghiarci al tempo residuo, nella speranza che ce ne sia ancora, da qualche parte:

 

tronco rugoso orbo di foglie

avvinghiato all’umida ringhiera

sfida il tempo d’inverno

sperando in un’altra primavera

(Il glicine)

 

Creature superbe, convinte di meritare sempre altro da noi stesse:

 

tutto vediamo

tutto vogliamo

tutto purché

non sia dove stiamo

(Nebulosa)

 

Eppure, ci dice il poeta, solo nel coraggio di accettarci fino in fondo, esseri limitati, pulviscolo nello scorrere del tempo, sta la chiave della nostra stessa esistenza:

 

ma gli squarci di luce

che s’aprono in me

sono il premio

della fatica

di conoscer la vita

di sapere chi sono

di vedere la cima

della sacra montagna

(La montagna sacra)

 

Lettura che impone pensieri a volte scomodi. Il tema ricorrente della fine della vita, personalmente, mi rende più affine la prima silloge di Renzo. Quella dove protagonista era lo spirito guerriero degli antichi Celti.

 

                            Laura Costantini

 

 
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