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  Il cerchio infinito  »  Il cerchio infinito - La recensione di Katia Ciarrocchi 21/12/2008
 

Il cerchio infinito

di Renzo Montagnoli

Introduzione dell’autore

Prefazione di Fabrizio Manini

In copertina “Galassia M 104”

fotografata dal telescopio spaziale Spitzer della NASA

Elaborazione grafica di Elena Migliorini

Edizioni Il Foglio

www.ilfoglioletterario.it

ilfoglio@infol.it

Poesia silloge

Pagg. 70

ISBN: 978-88-7606-196 – 7

Prezzo: € 10,00

 

 

Renzo Montagnoli ne "Il cerchio infinito" ci porta a percorrere quello che è il cammino compiuto da ognuno nel “viale” tra vita-morte annullando tempo e spazio.

La meditazione sull’anima e sulla possibilità dell’immortalità personale domina lo scenario filosofico da sempre; le domande fondamentali sulla vita e sulla morte si presentano nell'essere umano in maniera forte e radicale. L'essere umano, oggi, si trova nel dentro di un contesto storico-culturale nel quale l’esemplare di vita, altalena tra materialismo e il bisogno diffuso e confuso di spiritualismo dell'altro.

“... Camminiamo insieme/nel breve arco di una vita/un ricordo che non muore/per chi ormai è alla fine di quel viale.”

Perché quello che per noi è un tempo breve per un altro essere è tutta una vita.

La capacità di scoprire in sé potenzialità illimitate, una forza che permette di elevarsi alle più alte vette dell’esistenza e di ambire all’aldilà infinito, di una vita oltre la vita, quella che rimane eterna nel tempo non tempo per l'anima.

...Nessun progetto/a distrarmi dalla soddisfazione di gustare/il sapore della vita,/il profumo di un tempo tutto mio.”

Avere la consapevolezza che questa vita è solo un passaggio e avere la libertà di viverla intensamente in tutte le sue emozioni, che siano esse dolori o gioie, citando Monetti, "Libertà che permette di essere signore e sovrano della Terra come Dio lo è dei Cieli".

Ogni realtà oggettiva è permeata dal palpitare di questa vita che s’infila in ogni vuoto, pulsa, vibra con l’input incessante del suo dinamismo nel moto degli universi: “…Circondata da lucenti ancelle/fa sospirare innamorati/preghiere desideri/fantasie ideali/raccoglie in sé/turbamenti inconsci/di un mistero non ancora svelato/invano riflesso nell’acqua del mare./”, alla poetica dell'eternità si avvicenda una dissimile percezione del tempo, che è inteso come una richiesta di risposte alle domande eterne dell’essere umano, per rendere concreto il ritrovamento di una dimensione più complessa e problematica dell'esistenza.

“…Il mio sguardo correva lontano/immaginava oltre orizzonte/s’inerpicava su rapidi pendii/s’aggrappava alle nubi del cielo/correva con l’acqua dei fiumi/indugiava in pozzi nascosti/si spegneva nel dubbio del nulla/.”, lodevole manifestazione di un arcano che ha radici ben più profonde della ragione d’esistere.

L’uomo appartiene al tempo. Sbocciamo al mondo, passiamo in esso un tempo impercettibile, scompariamo. Vivere e divenire sono strettamente legati l’uno all’altro. Il tempo ci appartiene, e noi, ne possiamo disporre per come meglio crediamo; esso è inafferrabile e spesso per comprenderlo ricorriamo a metafore come quella del cerchio. Tutto è eternamente destinato a ritornare e non c'è “mai nulla di veramente nuovo sotto il sole”. Anche se siamo portati a vedere il tempo come un movimento lineare, dalla nascita alla morte sempre avanti mai all’indietro, “…Il tempo per lei è già passato./Senza più forza senza più voglia/si lascia cadere nell’ultimo volo/di una vita ormai finita./

Montagnoli con “Il cerchio infinito”, induce il lettore ad ampie riflessioni, riflessioni invase da onde ritornanti, verso dove? Verso il nulla o verso un possibile senso ultimo?

In fondo è questo che l’autore si chiede.

Una silloge che consiglio vivamente.

 

                            Katia Ciarrocchi

 

 
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