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  Il cerchio infinito  »  Il cerchio infinito - La recensione di Milvia Comastri 30/12/2008
 

Il cerchio infinito

di Renzo Montagnoli

Introduzione dell’autore

Prefazione di Fabrizio Manini

In copertina “Galassia M 104”

fotografata dal telescopio spaziale Spitzer della NASA

Elaborazione grafica di Elena Migliorini

Edizioni Il Foglio

www.ilfoglioletterario.it

ilfoglio@infol.it

Poesia silloge

Pagg. 70

ISBN: 978-88-7606-196 – 7

Prezzo: € 10,00

 

 

Ho ripreso a leggere testi di poesia solo da qualche anno, assecondando una sorta di esigenza dello spirito,  percependo l’urgenza della mia anima di ricevere risposte a interrogativi che improvvisamente le si erano ripresentati davanti. In questa ricerca non sempre le parole dei Poeti mi hanno soddisfatto, non sempre sono riuscita, e riesco, a coglierne appieno il significato.

Ma quando, leggendo un poesia quasi una luce mi si allarga dentro, e la leggo e la rileggo e mi ci trovo bene, fra quei versi, fra quelle parole, ecco che le risposte arrivano, e la mia anima si sente soddisfatta.

E’ quello che è accaduto leggendo (e rileggendo) le sillogi di Renzo Montagnoli: con la sua prima “Canti celtici” e  soprattutto con quest’ultima, Il cerchio infinito, che sento forse a me più vicina come tematica.  Se in “Canti celtici” avevo condiviso la teoria che senza  consapevolezza e rispetto del passato è impossibile costruire un presente e un futuro degni di essere vissuti, ne Il cerchio infinito mi ha affascinato l’esposizione della ciclicità del tempo, della vita, della natura, in una ripetitività  che non avrà mai fine. 

 

Senza fine

 

Il sole di nuovo sorgerà

l’oriente s’accenderà di luce

in fuga la notte lambita

dal primo chiarore

d’un giorno nuovo.

Un lento scorrer d’ore

e infine il sole

che abbassa il capo

e lento se ne va.

Da ogni giorno che muore

un altro ne rinasce

un eterno rinnovo

nell’infinito cerchio della vita.

 

Un cerchio che non racchiude, non limita, non crea un confine, ma  al contrario espande il concetto di tempo e di spazio in cui ogni singola anima si unisce all’altra, fino a creare un’unica anima infinita, che è quella dell’universo.

E’ questo che ho letto nei versi di Renzo Montagnoli. Poesie, sì, ma, con una definizione forse inadatta a un testo poetico, io le definirei: Vita, istruzioni per l’uso.  Perché attraverso questo testo possiamo apprendere come porre  uno sguardo particolarmente attento sulle cose che ci circondano,

e renderci conto che, anche se siamo infinitamente piccoli, la nostra anima fa parte di un tutto

che è infinitamente grande e mai avrà fine.

 

…Quel che io scrivo

è frutto dell’anima

ciò che io penso

è solo la sua voce.

Dentro di me

l’eternità.

 

(Dentro di me)

 

Non so se sono riuscita a esprimere le sensazioni che ho ricevuto dalla lettura de Il cerchio infinito.

Se leggere poesia mi fa sentire a mio agio, parlarne mi fa sentire come un elefante che si aggira in una cristalleria.

Non so neppure se ho interpretato bene ciò che l’Autore ha voluto esprimere. D’altra parte credo che nella poesia ogni lettore colga quello di cui necessita, a prescindere dalle intenzioni del poeta.

E a me, questa lettura ha dato tanto.  Anche la speranza verso il futuro

 

Benché la luce sia quella

tenue e soffusa del tramonto

e in cielo l’azzurro si stinga

nel blu che annuncia la notte

mi prende una gioiosa malinconia

e forte è il desiderio

di abbracciare il mondo.

 

(Quando il poco è tanto)

 

E con questi versi dotati di una magica profonda semplicità termino la mia impressione di lettura de Il cerchio infinito. Spero di non aver lasciato cocci, ma di avervi fatto nascere il desiderio di leggere questa silloge.  Forse siete ancora in tempo per farvi, e fare, un bel regalo da mettere sotto l’albero.

 

                            Milvia Comastri

 

 
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