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  Il cerchio infinito  »  Il cerchio infinito - La recensione di Pina Vicario 07/01/2009
 

Il cerchio infinito

di Renzo Montagnoli

Introduzione dell’autore

Prefazione di Fabrizio Manini

In copertina “Galassia M 104”

fotografata dal telescopio spaziale Spitzer della NASA

Elaborazione grafica di Elena Migliorini

Edizioni Il Foglio

www.ilfoglioletterario.it

ilfoglio@infol.it

Poesia silloge

Pagg. 70

ISBN: 978-88-7606-196 – 7

Prezzo: € 10,00

 

 

 

 

...Invano freno il calendario/ dimentico i mesi/ ignoro gli anni.../ Così si esprime in una delle più belle poesie de “Il cerchio Infinito” Renzo Montagnoli, autore di questa silloge, tutta ispirata al senso del tempo. Il Tempo, che nella sua corsa costante, ininterrotta, incessante, condiziona la vita di ogni essere umano e di tutte le realtà possibili “... istanti di nulla nell’eternità di un tempo/ che immutabile scorre fra astri e pianeti.../

È il Tempo la misura di tutte le cose. E l’uomo rincorre il proprio Tempo, dilapidando immemore una successione infinita di istanti, ore, giorni, mesi, anni, mentre si affanna a realizzare pensieri, idee, progetti, e cerca di modificare gli eventi, pianificandoli in relazione alle proprie esigenze, alle quotidiane vicende umane, al naturale e insolito evolversi delle contingenze.

La complessità di questo tema e l’impossibilità di tradurre razionalmente il mistero che circonda la nostra vita ha visto appassionarsi filosofi come Aristotele, Kant, Heidegger; fisici come Einstein, Darwin e Newton; psicologi come Bonaventura, Piaget, Fraisse; e poeti come Ardengo Soffici, il quale nella poesia “Arcobaleno” ci dà in un solo verso la sua rappresentazione del Tempo: “L’eternità splende in un volo di mosca”.

Secondo Newton “Il tempo assoluto, vero e matematico, senza relazione con nulla di esterno, scorre uniformemente, e si chiama durata; il tempo relativo... è la misura... desunta dal movimento di una parte qualunque di durata; tale è la misura delle ore, dei giorni, ecc., di cui ci si suole servire in luogo del tempo vero”.

Dunque il nostro Tempo non può essere valutato in modo autonomo e indipendente, isolato cioè dalle nostre azioni, dai comportamenti, dallo spazio in cui operiamo. Il concetto di Tempo è infatti legato indissolubilmente alle nostre percezioni, ai nostri dubbi, alle nostre sensazioni ed è in stretto rapporto con le azioni da noi compiute.

La silloge di Renzo Montagnoli, monotematica, è un diario intimo incentrato soprattutto sulla segreta ansietà del Poeta nei confronti del trascorrere lento eppure tenace del Tempo. Il cammino dell’uomo, e del poeta in particolare, è violato, in un certo senso, dalle vibrazioni febbrili e pessimistiche inflitte dalla voracità di questo Tempo, che tutto logora, tutto trascina e tutto assorbe. È un mistero cosmico inquietante. L’esistenza è interamente spesa tra squarci di speranze ...sfida il vento d’inverno/ sperando in un’altra primavera.” e la fuga travolgente verso la fine.

“Gocce di vita/ microbici segni/ di un tempo senza ore/ di uno spazio senza limiti/ in un giorno/ che come nasce/ muore.../ ... Un battito di ciglia/ ed è già domani./

Montagnoli delinea così il suo concetto di Tempo.

La prima lirica, “Il cerchio infinito” che ha dato il titolo al libro, a una prima lettura potrebbe far pensare all’“eterno ritorno” di Nietzche. In effetti è l’affermazione risoluta della caducità di tutte le cose umane e terrene di fronte al costante, infinito ritorno di albe e tramonti, di giorni e di notti, del sole e del fiume che scorre: “...è già buio e poi sarà la luce/ fra atomi erranti/ in un tempo senza fine,/ in una catena di indissolubili destini,/ dove resta la polvere di anime spoglie,/ soffi di vita ritornati nell’eternità.”

È il Tempo l’unica eternità possibile. Ed è l’unico “eterno ritorno”.

 

                                               Pina Vicario

 

 
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