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  Il cerchio infinito  »  Il cerchio infinito - La recensione di Carmen Lama 28/02/2009
 

Il cerchio infinito

di Renzo Montagnoli

Introduzione dell’autore

Prefazione di Fabrizio Manini

In copertina “Galassia M 104”

fotografata dal telescopio spaziale Spitzer della NASA

Elaborazione grafica di Elena Migliorini

Edizioni Il Foglio Letterario

www.ilfoglioletterario.it

ilfoglio@infol.it

Poesia silloge

Pagg. 70

ISBN: 978-88-7606-196 – 7

Prezzo: € 10,00

 

 

Tutta la natura, il mondo, l’universo intero, e perfino gli spazi interstellari danno al poeta Renzo Montagnoli occasioni continue di riflessioni poetiche, tanto da poter affermare che è proprio insita nel mondo la sua poetica.

Non saprei dire se Renzo osserva i quadri naturali che gli si presentano agli occhi dell’anima e ne descriva poi le bellezze poeticamente oppure se non si lascia sfuggire semplici spunti dai quali poi dipinge dei delicati quadri poetici con lievi tocchi di pensiero.

Nella nuova silloge, Il cerchio infinito, già dalla lettura delle prime poesie, e poi sempre più fino alla fine, si ha l’impressione di essersi improvvisamente messi nello stesso luogo dell’anima del poeta e di osservare dal suo stesso angolo visuale il mondo, ed è come essere trasportati in una dimensione del tutto nuova, soffusa di mistero, ma con un’audacia che solo un poeta può permettersi. L’osservatore attento coglie minimi particolari di ciò che lo circonda, in un silenzio e in una solitudine in cui tutto appare trasfigurato. Il poeta infatti è alla ricerca di comprensione, solleva il velo delle apparenze per trovare il nucleo profondo, l’origine e il senso di quel disegno perfetto che intravede solo in parte e che gli fa intuire la pienezza e la perfezione del sistema di cui fa parte. È a questo punto che l’anima è presa da un senso di vertigine e cerca degli appigli per tenersi salda. Ed è a questo punto che il poeta lascia il passo a qualcosa o qualcuno che è al di sopra delle sue possibilità di comprensione logica, per poter accettare serenamente la sua posizione nel mondo. Si rende conto del valore delle più piccole cose come parti indispensabili dell’insieme, pensa all’essere umano come a un minuscolo granello, a una minima particella se paragonato all’immensità dell’universo. Ma la sua visione del mondo va oltre queste considerazioni quasi intimistiche, soggettive, per espandersi all’insieme dello spazio e del tempo e per ritrovare in essi quell’incommensurabilità che fa sentire spaesati, straniati, ma nello stesso tempo fa acquisire una certezza in un certo modo consolatoria: non ci può mai essere una fine, nell’eterno ritorno ogni punto finale rappresenta anche l’inizio di qualcosa di nuovo. E così il poeta ricollega la vita degli esseri viventi tra di loro, fa appartenere l’anima al regno dell’eternità, perché se è vero che al momento è insediata in un corpo materiale che avrà una sua fine, il suo destino è di prendere una nuova dimora in un corpo a cui insufflerà nuova vita.

Nelle sue liriche, il poeta non utilizza rime tradizionali per non imbrigliare il suo pensiero che invece lascia fluire in un narrare continuo, che acquista il suo senso poetico non tanto e non solo dalla sinteticità del contenuto, quanto dalla trasposizione del senso degli aspetti narrati. Questi appaiono in superficie piuttosto familiari ma, nel profondo, e nel complesso di ciascuna poesia e di tutte le poesie della silloge, acquistano un sapore poetico del tutto nuovo. E questo fluire incessante del pensiero del poeta assomiglia a una interminabile colata magmatica del suo vulcano interiore, da dove prorompono le più profonde emozioni, insieme a un senso di malinconia legato strettamente con quel senso di mistero che avvolge ogni cosa del mondo. Fino a sfociare, alla fine, nella certezza di ritrovare una luce al termine del percorso umano dell’esistenza, attraverso la quale quel mistero ora solo intravisto, ma del tutto incomprensibile, si svelerà.

Anche il sentimento del tempo che trascorre e si porta via pezzi di vita, salvo restituirli in tutta la loro vividezza attraverso i ricordi, è reso con un’efficacia fuori dal comune quando se ne rileva in qualche modo una sorta di atemporalità: sembrerebbe una contraddizione in termini, ma cos’altro può significare l’acuta osservazione che un tempo che appare lunghissimo persino ad un bimbo è un istante per un anziano, o ciò che rappresenta la vita intera per un insetto è un istante per un essere umano? Il tempo ci sovrasta e ci vive, non siamo noi che viviamo il tempo o che viviamo nel tempo, perché la sua durata è così asincronica! Talvolta all’interno del nostro stesso animo, e quante volte non l’abbiamo sperimentato…!? E tuttavia, anche il tempo non avrà fine, e quello che per la nostra esistenza rappresenterà una fine, sarà l’inizio per un’altra esistenza e così all’infinito. Qui s’inserisce con forza quel bisogno individuale autentico, non indotto, di riempire intelligentemente il nostro tempo per dare un senso soddisfacente all’esistere, per quel che ci è possibile, prima di varcare la soglia dell’ultimo approdo, lasciando in altre mani il filo della continuità…

Ora è certo una mirabile scelta la tematica filosofica di questa silloge, compendiata magistralmente nel titolo, Il cerchio infinito, perché ciò che non ha misura, ciò che non ha mai fine e non si può neppure facilmente rappresentare né con la mente né men che meno racchiudere in parole e in concetti che forzatamente ne limiterebbero gli inesistenti argini, non si può che far continuamente “girare” soltanto all’interno di un cerchio infinito. In questo modo pare che anche la nostra mente e la nostra anima acquistino una tal dimensione, aperta, illimitata, in continua espansione, (esattamente, per quel che se ne sa, come l’universo), che ci appaga.

Un altro aspetto importante che si coglie dalla lettura delle poesie di questa silloge, già rilevato ma  che vorrei ancora sottolineare, è il completo assorbimento dell’anima del mondo nell’anima del poeta e viceversa. C’è un’introiezione profonda della natura, dello spazio, del tempo, dell’universo, che si combina in un tutt’uno con il respiro del poeta e che si trasferisce pari pari al lettore ed è come se si venisse proiettati in una dimensione metafisica: è proprio da questa prospettiva, in cui mi sono ritrovata senza quasi rendermene conto, che sono riuscita a cogliere tutto ciò che ho scritto.

E la presente recensione è scaturita spontaneamente insieme e man mano che procedevo nella lettura delle poesie. Per questo, per le sensazioni che mi ha fatto provare, mi sento in dovere di ringraziare Renzo attraverso queste mie riflessioni, fuoriuscite dall’anima esattamente come il magma interiore che egli stesso  non è riuscito a contenere ed ha travasato in versi poetici.

 

                                        Carmen Lama

 
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