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  Il cerchio infinito  »  Il cerchio infinito - La recensione di Antonio Messina 28/08/2009
 

Il cerchio infinito

di Renzo Montagnoli

Introduzione dell’autore

Prefazione di Fabrizio Manini

In copertina “Galassia M 104”

fotografata dal telescopio spaziale Spitzer della NASA

Elaborazione grafica di Elena Migliorini

Edizioni Il Foglio Letterario

www.ilfoglioletterario.it

ilfoglio@infol.it

Poesia silloge

Pagg. 70

ISBN: 978-88-7606-196 – 7

Prezzo: € 10,00

 

 

 

Come si racchiude l’infinito, che ovviamente non ha confini, in un cerchio, questa strana figura geometrica che l’umano essere ha indicato come presunta misura di perfezione… ma è poi la verità? Esiste, oppure  è un derivato di un pensiero, o forse il pensiero stesso è un surrogato di un pensiero più elevato? I nostri occhi sono in grado di osservare la realtà, oppure è solo un inganno? Per evitare lungaggini, e svicolare dagli strali dei matematici, rivoltiamo il concetto, e discorriamo di cerchi e infinito, ma questa volta da un’altra angolazione.

Sono nostre le parole? Servono le parole a scoprire la verità? Servirà poi la poesia a misurare davvero le profondità dell’universo, servirà a scandagliare i moti dell’anima, ed estrapolare pulsioni, incantesimi, sorgenti, umanità morenti, umani amori, umane mirabolanti sensazioni. Affidandoci alla retorica, quasi sicuramente saremmo in grado di assaporare il verso metrico, il composto dettato formale, ma forse, e parlo di poesia, non saremo in grado di gustarne l’essenza, dimenticando profondità e bellezza. Conciliare poi le due cose, è operazione assai complicata, tanto che molti poetucoli, oggi spacciano il freddo passaggio delle parole (dal pensiero pensato al foglio di carta) per sublime componimento elegiaco, dimenticando forse, che la vera arte poetica è quella di suscitare emozioni vere. Accade sempre così, mi chiedo io povero mediocre cantore di un mondo in rovina? Naturalmente, non spetta a me elargire revisioni erudite circa la qualità e la funzione della vera lirica. L’unico modo per appurare quanto il verseggiare possa renderci liberi, e nell’attimo felici, è quello di capire leggendo il dettato, quali profonde emozioni questo riesca a suscitare. Per fare un paragone da osteria, direi infine che la vera poesia suscita la stessa emozione di un buon bicchiere di vino. Eresia, diranno subito i cultori del canto, indicandomi come sacrilego inconsapevole e poco edotto… a me interessa poco l’eventuale critica, e lo dico sinceramente, perché in questo caso specifico il paragone con il vino calza a pennello. Provate a pensare! Riuscireste a meravigliarvi, assaggiando un pessimo bicchiere di vino rosso, magari seduti comodamente su una terrazza al mare, mentre il crepuscolo stende drappi sull’oceano? Credo di no.

Ecco, partendo da questo puerile concetto, mi accingo a elaborare una succinta notula sul Montagnoli poeta. La sua ultima raccolta, rielabora i vecchi temi a lui cari, la caducità dell’esistere, l’esistere del sogno nella caducità dell’esistere, con la natura a fare da primadonna in questo teatro che è la vita, un viaggio a tempo, a volte inefficace, spesso menzognero. Sembra quasi che il poeta voglia esorcizzare la morte:

pulviscoli d’eternità, mondi ancora ignoti, attendono linfe vitali, e ancora: indugia il pensiero a immaginare l’eternità, ma sempre ritorna a quell’ultima data.

Ecco che lo spazio si dilaterà, si perderà completamente la cognizione d’immortalità tanto agognata dagli uomini, e s’indugerà sul concetto di felice ritorno, e allora la morte avrà una specifica funzione, servirà a ricordarci la bellezza della vita, servirà per indicare l’espressione profonda della natura, le sorgenti, i venti, le colline, gli amori, e tutto questo sarà messo di nuovo in discussione, appariranno ancora nella nostra mente gli atavici dubbi circa il significato del nostro viaggio, e allora, tra suoni, quartetti, orchestre e filati di lino, ecco apparire il cerchio infinito, attimo e scaturigine di un sogno che non ha confini; e sarà la resa finale, non da perdenti come i personaggi di verghiana memoria, ma da vincitori, anime che sapranno cercare nel palpito nell’esistere, il vero immortale e fecondo significato dell’essere:

nella notte, più d’ogni stella, riluce la poesia, illumina cuori spenti, sazia anime esangui. E’ un canto d’eternità.

Appunto.

 

                               Antonio Messina

 

 

 
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