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  Il cerchio infinito  »  Il cerchio infinito - La recensione di Franca Canapini 01/10/2009
 

Il cerchio infinito

di Renzo Montagnoli

Introduzione dell’autore

Prefazione di Fabrizio Manini

In copertina “Galassia M 104”

fotografata dal telescopio spaziale Spitzer della NASA

Elaborazione grafica di Elena Migliorini

Edizioni Il Foglio Letterario

www.ilfoglioletterario.it

ilfoglio@infol.it

Poesia silloge

Pagg. 70

ISBN: 978-88-7606-196 – 7

Prezzo: € 10,00

 

Occorre entrare in punta di piedi in questa poesia che non urla, non graffia, non piange, ma canta malinconica e sommessa l’esistenza dell’uomo e il tempo, lo spazio, l’universo, l’eternità, facendosi cosmica.

 Occorre ascoltarne in silenzio l’armonia, che lenta si irradia dai versi, per coglierne il valore. E’ come un’altalena, un lento dondolio, che esprime con immagini delicate  il conflitto ( così umano ) tra l’istintiva angoscia per la fine della vita e la meditata certezza che l‘anima non muore, essendo l’energia del cerchio infinito dell’Universo.

Il cerchio, inteso come ciclicità di eventi in un eterno infinito, è il tema principale: il cerchio della vita di ogni singolo essere vivente, il cerchio dell’anima-respiro dell’universo, il cerchio dell’universo-caos perfetto. E nel cerchio/i scorre il tempo, come  “ un incessante fluire di acque mutanti “ ( Il fiume).

Si narra la condizione di sperimento esistenziale del piccolo uomo ( che ben descriveva Pascoli nel Il bolide “E mi sentii quaggiù piccolo e sperso errare tra le stelle in una stella”) che cerca di rispondere alle inquietanti domande sul senso della vita con le sue conoscenze, la sua sensibilità, le sue emozioni; e a tratti sembra riuscirci:

 

“ ma gli sprazzi di luce che si aprono in me/ sono il premio della fatica/ di conoscere la vita/ di sapere chi sono “ ( La sacra montagna )

.

L’ illuminazione più importante è l’intuizione dell’esistenza dell’anima:

 

“ Queste membra/la pelle/le ossa/gli occhi/sono il vestito/di un essere infinito/che non vediamo/ma che avvertiamo” (Dentro di me ); non si può spiegare ma solo sentire l’anima che prende casa nella vita corporea perché “ l’eterno è il suo regno/il tempo finito lla sua grazia/lei /che dà la vita/è il respiro dell’Universo.” ( il respiro dell’Universo )

Riuscire a mantenere dentro di sé questa consapevolezza permette di conquistare la serenità, mitigando l’ansia per la morte del singolo: siamo punti di una linea, atomi di un tutto eterno in continuo mutamento, che mai avrà fine: siamo vita nella vita. E la vita è talmente potente che riesce a sbocciare anche quando tutto ormai sembra spento, come nell’onirica Il tempo:

 

“un seme rimasto a lungo in letargo/rapido si scosse alla frescura dell’acqua…

 

In questo fluire incessante di vite ( folgori che si perdono nell’eternità ) che si succedono l’una all’altra, resta però la struggente unicità del singolo che sente il tempo accelerare:

 

“ Non c’è ormai/più un ieri,/nemmeno un oggi,/un battito di ciglia/ed è già domani” ( Il tempo corre )

 

che non riesce ad arrendersi alla morte e lotta per conquistare un’altra primavera:

 

 “ un vecchio in panchina/scalda le dolenti giunture/ e la bocca sdentata/s’apre in un rapido sorriso./Un’altra primavera/un’altra stagione/rubata all’eternità” ( La primavera)

 

 “ Quasi contorto nel freddo/s’aggrappa ancora alla vita/tronco rugoso orbo di foglie/avvinghiato all’umida ringhiera/sfida il vento d’inverno/ sperando in un’altra primavera” ( Il glicine ),

 

 “Assopito sotto l’olmo/ho udito la sua voce/era lei che mi parlava,/era lei che mi raccontava/del tempo con me trascorso,/dell’autunno prossimo a venire./ le ho chiesto dell’inverno/ma non m’ha risposto” (Una lacrima)

 

anche se il percorso della vita talvolta appare assurdamente faticoso:

 

 “gira la ruota,quasi s’impenna/un gemito d’ingranaggio/la macina muove gracchiando/ed ecco che piove farina./esausta, lenta, l’acqua riprende la via (Il percorso)

 

“corre in un’eterna fatica/le sue strade son lastricate di stelle/la sua meta è rincorrere se stessa/in un corrosivo cosmico affanno” ( La cometa )

 

Allora il poeta diviene teneramente malinconico osservando lo svilupparsi di nuove vite:

 

 “guardo la tua alba nella luce del mio tramonto”  ( Il cerchio infinito 2 )

 

e lo   spegnersi di altre:

 

 E’ un vecchio lampione/corroso dal tempo/e che lento/silenzioso/si spegne” ( Dalla finestra )

 

fino a rifugiarsi nel sogno che appare come l’unica realtà:

 

Il sogno è la realtà

dell’eterno

il risveglio

è l’irrealtà

di un tempo finito ( Il sogno della libellula )

 

In questo “cerchio infinito/di albe e tramonti,/di nascite e perdite,/in cui tutto mai termina” “un bardo alla deriva” cerca la via per la montagna sacra…e noi insieme a lui.

 

                      Franca Canapini

 

 

 
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